
In questi giorni di inizio novembre in molti si saranno accorti delle anomalie climatiche che hanno trasformato il freddo ponte dei morti in un mite e temperato riposo al mare.
Giornate di sole, leggera abbronzatura, costume e bagno. Chi, se non ha trascorso un ponte di novembre simile, non ha almeno un amico che ha vissuto questa esperienza?
E tutti noi, a fiotti, increduli a dire alla persona vicina quanto sia assurdo tutto ciò, che anni fa a novembre non si andava al mare ma si restava in casa ad accendere il camino e che i maglioni si portavano già a collo alto.
Poi d’un tratto ti accorgi che lo stupore è stato già provato, che è sempre lo stesso. Quello stupore che ti coglie quando realizzi un tratto critico della realtà, legato ad un discorso sul mutamento climatico mai interrotto e a tratti apocalittici, senza però essere per questo fantascientifico.
Lo abbiamo ripetuto tante volte e continueremo a farlo: abbiamo avvelenato e stiamo ammazzando la nostra madre, quel pianeta che ci ha accolto fin da quando ne abbiamo un ricordo storico. Il pianeta Terra è malato e noi stiamo assistendo ai sintomi della malattia. Non era mai successo prima nella storia.
Gli attivisti cercano qualsiasi escamotage per attirare l’attenzione, riuscendoci (si pensi al caso dei quadri di Van Gogh vandalizzati), ma non sempre essi ricevono il desiderato ascolto. Nel frattempo, il 6 novembre si è aperta l’ennesima conferenza sul clima, tenuta a Sharm el-Sheikh, in Egitto: ma è legittimo chiedersi a cosa servano tutte queste conferenze se poi nel concreto nulla viene avanzato a favore della salute ambientale.
E di salute ambientale e di trasformazioni climatiche ci interessiamo questa settimana. Quel rapporto inscindibile fra Natura e Uomo desideriamo approfondirlo. Per questo abbiamo interrogato la Prof.ssa Annamaria Rufino nella consueta puntata del martedì “Piazza Social. I diritti hanno voce”.
«Nella storia del mondo le ere geologiche hanno rappresentato non solo capitoli di storia, ma trasformazioni del pianeta e dell’intero universo, che, a scuola, abbiamo imparato essere normali cambiamenti. Sicuramente nelle trasformazioni si possono annoverare cause scatenanti e moltiplicatori di effetti, ma, tanto, va considerato nell’ordine naturale delle cose! Ciò non significa che, oggi, di fronte ai tanti citati cambiamenti climatici, ci si debba arrendere ed escludere la responsabilità umana. Nel progredire della storia, sempre di più, gli esseri umani hanno contribuito alle trasformazioni. Dunque, una presa di coscienza può incidere sulla possibilità di mitigare gli effetti dannosi».
«Il tutto deve essere riconducibile alla doverosa distinzione tra natura e ambiente. La natura è lì, in ogni dove, l’ambiente è quel “contesto” all’interno del quale gli esseri umani organizzano la loro vita, in tutti i suoi aspetti, includendo anche la natura.
E’ chiaro che, questa inclusione, non sempre è stata innocente! Abbiamo creato giardini, parchi e serre, abbiamo incanalato i fiumi e modellato le cascate, abbiamo enfatizzato la bellezza dei fiori e abbracciato le rive dei mari, ma anche, al contrario, abbiamo distrutto, stravolto, vituperato e offeso la “spontanea” espressione della natura, costretta nel “nostro” ambiente.
L’etimologia di questa parola può spiegare tutto. Siamo, dunque, responsabili o no di ciò che accade, dello scioglimento dei ghiacciai, della siccità, del cambio di temperature, e di tanto altro?
Madre natura ci osserva, dirige i suoi cambiamenti ed è costretta a subire quelli imposti dall’azione umana!
Partiamo da una considerazione apparentemente banale: sono anni che riconosciamo uno “slittamento” stagionale. L’estate inizia tardi e finisce tardi, così succede con tutte le stagioni. Ci sarebbe da chiedersi, perché non prenderne atto e rimodulare il calendario, con tutto ciò che ne consegue? Lavoro, scuola, cambio di armadio, accensione e spegnimento dei termosifoni, e così via? Darwin, qualche tempo fa, aveva scritto un testo che tutti conosciamo, L’evoluzione della specie, forse aveva capito cosa fossero i cambiamenti e come gli esseri umani vi si adattano. Oggi si chiamerebbe resilienza. L’homo erectus è tale perché doveva poter cogliere le mele, se non voleva cibarsi di soli vermiciattoli. Un altro testo andrebbe ricordato, Il crudo e il cotto dell’antropologo Claude Levi-Strauss, il quale potremmo dire che legge l’evoluzionismo darwiniano in termini ancora più concreti. Occorrerebbe leggerlo per capire l’importanza del passaggio dalla carne consumata cruda, a quella “cotta” dal calore sprigionato dalla pressione calda.
Ma in che senso, questi riferimenti sono riconducibili ai problemi climatici? Cocchiara con la sua opera direbbe che siamo in presenza de Il mondo alla rovescia!».
«La natura si starebbe ribellando alla costrizione nell’ambiente umano. La natura è un sistema complesso, che risente nel suo trasformarsi di tanti fattori, non da ultimo quello umano. Nessuno, però, ci ha spiegato quanti di quei fenomeni trasformativi sono naturali o umani. Non sta a noi valutarli in dettagli, scientificamente. A noi spetta, invece, “misurare” la comunicazione insicuritaria che ogni giorno avvolge il nostro immaginario e il nostro futuro».
«Più corretto sarebbe dire il futuro dei giovani, perché è su loro che ricadrebbe la conseguenza dei cambiamenti naturali. Ci sarebbe, allora, da dire che, visto che i cambiamenti ricadranno su altri, cioè i giovani, non si fa nulla. Ancora una volta, si afferma l’irresponsabilità di chi governa il mondo e, soprattutto, di chi tutela i propri interessi. Probabilmente, se si ponesse attenzione allo slittamento delle stagioni i governi potrebbero adottare strategie di modifiche organizzative, tali da produrre effetti positivi nell’utilizzo delle energie e nell’organizzazione generale del lavoro e degli stili di vita, ottenendo, come risultato principale, la riduzione della comunicazione insicuritaria. Sarebbe un relativo contributo, certo, ma da queste azioni potrebbero derivare tanti altri vantaggi per contenere i danni del cambiamento climatico. Al contrario, noi tutti cittadini ingaggiamo quotidianamente una lotta per adattarci a questa incoerenza tra calendario e clima!
Certo, non basta, ma se i cavalieri dell’antichità intuirono che la carne si poteva cuocere fermandosi, levandola da sotto la coscia, che, accendendo il fuoco si sarebbe potuta mangiare con calma, in compagnia, magari costruendo una capanna, un villaggio e così via, oggi si potrebbe decidere di assecondare la natura e non essere in guerra con essa e con gli altri esseri umani. Magari serve solo cambiare alimentazione e modo di riscaldarsi!
La conclusione non è difficile da sintetizzare. Gli errori umani, il dominio degli interessi e la comunicazione insicuritaria, complice dei primi, sta di fatto negando ai giovani un diritto fondamentale: il diritto al futuro».
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