
Pimonte è un piccolo comune del napoletano che conta poco meno di 6mila abitanti, confina con Castellammare di Stabia, Vico Equense e alcuni paesi del salernitano come Positano e Scala, ed ha una grande tradizione. Situato a circa 400 metri di altitudine nel cuore dei Monti Lattari, dal 2022 è guidato da Francesco Somma, primo cittadino affermatosi alle ultime elezioni che nel giro di pochi anni è riuscito a centrare traguardi importanti. Noi di Informare ci siamo recati nelle stanze del palazzo comunale per incontrarlo ed intervistarlo.
«Mi preme dire che sono un medico radiologo di professione. Mi sono avvicinato alla politica dopo un percorso civico maturato sul territorio e una prima esperienza elettorale alle Politiche con Più Europa, dove raccolsi circa 3.600 preferenze, di cui 700 solo a Pimonte. Da quel momento ho maturato la scelta di costruire un gruppo di giovani professionisti e tecnici, che ha vinto le elezioni nel 2022. Un vero e proprio progetto di buona amministrazione che parlasse meno di slogan e più di risultati».
«Quando ci siamo insediati nel 2022 abbiamo trovato un Comune “ingessato”, con problemi di organizzazione interna, sprechi e una situazione contabile difficile, tra debiti fuori bilancio, mutui, più una macchina amministrativa appesantita da incarichi e scelte discutibili degli anni precedenti. La mia linea è stata rimettere ordine prima dentro il municipio, razionalizzare ruoli e procedure, tagliare il superfluo e rendere misurabili le decisioni, perché senza una struttura che funzioni non regge nessuna promessa politica. Abbiamo raggiunto obiettivi considerevoli sul fronte dei servizi: per esempio, la raccolta differenziata è passata da percentuali intorno al 60% fino a quasi il 90%, legando il tema rifiuti alla sostenibilità economica, con una riduzione della TARI. Lo scopo è far pesare meno il sistema sulle famiglie, abbassando i costi attraverso efficienza, controllo e programmazione, non con annunci a tempo».
«Sì. La chiesa è rimasta chiusa per ben 43 anni dopo i danni del terremoto del 1980 ed è poi scivolata nel degrado tra infiltrazioni, furti e abbandono. La riconsacrazione è avvenuta a dicembre 2023: si è trattato di un recupero di identità collettiva. La svolta è arrivata intercettando un bando regionale da 2,5 milioni di euro per rigenerazione urbana, costruendo un progetto utile anche sulpiano sociale».
«Il turismo è una scommessa, che per Pimonte non può essereimitazione dei grandi brand vicini, come il Sentiero degli Dei, Gragnano, Castellammare, Sorrento, Amalfi, Pompei, ma costruzione di una riconoscibilità propria, tra storia, paesaggio, enogastronomia, prodotti identitari e iniziative capaci di qualità vera. Abbiamo già ottenuto alcuni riconoscimenti come il premio “Sagradi Qualità”. Inoltre, c’è stato il recupero di luoghi panoramici comela Croce del Monte Pendolo».
«È il progetto più ambizioso, finanziato con 5 milioni di euro. Non si tratta di un’infrastruttura per pochi appassionati, ma di un camminamento pensato per essere fruibile anche senza imbracature, adatto a famiglie, trekker e bici, con due tratti, 360 e 300 metri, a un’altezza tra 80 e 90 metri, e con una stima di 40-50 mila presenze annue. Intorno, l’idea è agganciare un’offerta culturale earcheologica».
«Assolutamente. Vogliamo restituire spazio pubblico e verde aicittadini, con l’idea di inaugurare anche un parco dello sport. Importante è anche la ripartenza del campo sportivo, bloccato per anni, visto come emergenza sociale oltre che opera pubblica».
Castellammare di Stabia, agosto 1990. In città c’è un coprifuoco imposto dai clan. La guerra tra Imparato e D’Alessandro, in poco più di due anni, ha già lasciato a terra 53 morti. Nel quartiere popolare del Cicerone arrivano in due, in Vespa. Pochi secondi, poi gli spari. A cadere è un uomo che non eraun boss: Michele Somma, 59 anni, salumiere, incensurato. Era originario di Pimonte, paese di collina dove il clan Imparato aveva i suoi avamposti, ma viveva a Quisisana, rione sotto il controllo del gruppo rivale. Gli investigatori attribuirono l’omicidio alla banda dei D’Alessandro. Dentro quella dinamica c’è la disumanità di quegli anni: bastava un’origine, un indirizzo, un “posto sbagliato” per diventare un bersaglio qualunque.
E quando si muore così, in mezzo a una faida, la storia rischia di essere inghiottita dal rumore di fondo, dal numero dopo il numero. È proprio lì che entra in scena Annalisa Starace. Oggi è assessora al Comune di Pimonte. Ma prima di tutto è una nipote che si porta addosso un vuoto e una promessa: non permettere che Michele Somma resti un nome sbiadito in un vecchio articolo dell’Unità del 1990.

Quando racconta del suo impegno, Annalisa ribadisce conforza che suo nonno era un lavoratore, un uomo perbene, e merita il riconoscimento di vittima innocente di mafia. Una battaglia non solo “a parole”. Annalisa si sta spendendo anima e corpo: raccoglie documentazione, ricostruisce passaggi, mette insieme carte, date, articoli, testimonianze. Lavora senza sosta, spesso in silenzio, con quella pazienza che conoscono bene le famiglie a cui lo Stato chiede prove per il riconoscimento di vittima innocente di mafia.
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