
E il titolo non è un errore solo perché chi vi scrive non è nato in questa terra dannata e meravigliosa. La terra di Pino Daniele è anche la terra mia perché ho saputo indirizzare la mia anima alla scoperta di essa, ponendomi umilmente verso tutte le sue contraddizioni e unicità.
La bellezza di questa terra è anche la mia perché in qualche modo mi scorre nel sangue e non posso resistere al richiamo, all’istinto primordiale di amarla e di odiarla contemporaneamente.
Per provare questo, non potevo fare leva sulla scusa che la mia carta d’identità segnava Napoli come luogo di nascita. Ho dovuto immergermi, annegare nel suo mare e nelle sue strade. Ombra, luce, poi ancora incertezze e alla fine il sole. Per provare questi sentimenti ho interiorizzato le sue canzoni. E sono diventato napoletano anche io. Grazie a lui.
Pino Daniele è stato figlio, creatura e uomo di Napoli. Una città orfana di quel cantautore che alleviava le sofferenze e faceva fiorire quella speranza di rivalsa di chi abita quei vicoli. Quando si seppe la notizia che Pino Daniele non avrebbe più suonato la sua chitarra, pensai alla nostalgia che questa scomparsa avrebbe comportato. Pensai al silenzio che si schianta nella realtà frenetica della Napoli che conosciamo. Ho pensato che questa città doveva essere in qualche modo orfana della poesia del cantautore che più ha rappresentato l’anima di questi quartieri. Pino Daniele è un santo a tutti gli effetti. Un santo profano come Maradona.
Quando penso alla sua musica, penso ad una cura, una medicina per la nostra nostalgia. Una nostalgia che la Napoli della musica conosce benissimo da quando ha perduto Pino Daniele. Ma, la stessa città che piange questo suo figlio, trova sempre il modo per alleviare, curare le ferite.
Frasi come “Terra mia, Tu si’ chiena ‘e libbertà” rappresentavano e rappresentano sempre di più quel tentativo di rivalsa che Napoli e tutto il Sud già gridavano a gran voce in quegli anni. Un poeta. Pino Daniele rappresenta Napoli, Napoli in musica è Pino Daniele. È alchimia totale, pathos, lacrime, brividi. E sarà per la mia inclinazione pre adolescenziale per i suoni della musica del Mediterraneo, del blues, il jazz, il soul e il funky. Sarà che Pino Daniele i divertiva a fonderli insieme e creare sempre qualcosa di nuovo e di insuperabile. E pensare che tutto ciò è esistito. A Napoli, peraltro. E altrove no. Che fortuna essere napoletano anche io.
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