
Il 1° marzo, al Parco San Laise di Bagnoli, ha preso il via la quindicesima edizione del Napoli Bike Festival. A inaugurare la manifestazione è stata la Randonnée di Napoli, con oltre 250 ciclisti pronti a mettersi in sella tra entusiasmo, maglie tecniche colorate e la voglia di vivere la città su due ruote. Una partenza più che simbolica: 100 e 200 chilometri di percorso tra Napoli, la Costiera e Pompei; un evento che, negli anni, è diventato uno dei momenti più attesi dagli appassionati di ciclismo e mobilità sostenibile. Non solo sport, ma anche un messaggio chiaro: pedalare in città può essere un modo diverso di viverla. Ed è proprio da qui che torna a farsi strada una domanda che da tempo divide cittadini, amministratori e associazioni: le piste ciclabili sono davvero un’opportunità per Napoli o rischiano di diventare un problema?
Facciamo un passo indietro. Era il 19 gennaio 2012 quando l’amministrazione comunale di Napoli, guidata dall’allora sindaco Luigi de Magistris, avviava a viale Kennedy i lavori per la realizzazione delle piste ciclabili in città. Il percorso, lungo circa 20 km, prometteva di collegare entro 7 mesi l’intero territorio cittadino, da Bagnoli a Piazza Garibaldi. La promessa era entusiasmante, la delusione per quanto (non) realizzato fu cocente. La pista ciclabile partiva da Porta del Parco, allora fulcro della riqualificazione urbana dell’area industriale dismessa di Bagnoli, nei pressi della stazione della Cumana di Agnano, per poi svilupparsi lungo i marciapiedi di viale Kennedy ed arrivare a viale Augusto, dove fu realizzata a regola d’arte, ma riducendo parte della semicarreggiata, tra le critiche degli abitanti. Intervallata in più punti, la pista ciclabile correva poi sul lungomare liberato, per allungarsi a via Marina, verso l’infinito ed oltre. In realtà, le piste ciclabili divennero ben presto un elemento divisivo, uno strumento di lotta politica, oltre che una vera e propria ideologia.
Napoli fu pioniera nel bike sharing grazie al progetto Bike Sharing Napoli che, nel 2012, grazie ad un progetto dell’associazione Cleanap, con il bando “Smart Cities and Communities and Social Innovation” dell’allora Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR) – PON Ricerca e Competitività 2007-2013, realizzò un sistema di biciclette e ciclostazioni semplice ed ecologico che ha consentito una più ampia fruizione della città e delle aree pedonali, a vantaggio dell’ambiente. La sperimentazione, durata circa un anno, permise a oltre 15mila persone, tra cittadini e turisti, di utilizzare le biciclette per oltre 51mila sessioni, per un tempo complessivo di 1300 ore 39 minuti. I risultati del progetto, che permise di raccogliere dati sulla mobilità cittadina, sono di proprietà del MIUR e sono stati trasmessi al Comune di Napoli, ma nessuno sa se questi sono poi stati utilizzati per una successiva pianificazione della mobilità a Napoli, mentre, per ragioni burocratiche, non si riuscì mai a trasferire la proprietà delle biciclette all’amministrazione comunale e le ciclostazioni furono smantellate dopo qualche anno. L’ennesima occasione sprecata? Non lo sapremo mai, mentre oggi la cosiddetta mobilità morbida (e non proprio economica) è costituita da biciclette e monopattini senza stazioni fisse, in gestione a grandi aziende.

Con la nuova amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi, le cose sembravano essere cambiate. Infatti, la città di Napoli fu la prima tappa di un ambizioso progetto di mobilità sostenibile promosso dalla compagnia aerea olandese KLM – Royal Dutch Airlines, che, il 27 dicembre 2023, inaugurò una nuova iniziativa di mecenatismo volta a promuovere la mobilità sostenibile urbana denominata “Adotta una ciclabile”, in collaborazione con PisteCiclabili.com, per sostenere uno stile di vita più sano e ad incentivare la mobilità cittadina attraverso il finanziamento, da parte di KLM, della manutenzione di selezionate piste ciclabili presenti nei comuni italiani. Napoli ottenne i primi fondi per il 2023, destinati alla manutenzione di 2 km di pista ciclabile, con successivi fondi previsti per il 2024, assieme ad altre città italiane. L’iniziativa voleva far sì che maggiore fosse il numero di chilometri percorsi, maggiori sarebbero state le possibilità che la propria città ricevesse il contributo, grazie ad un’applicazione per smartphone, sviluppata da PisteCiclabili.com, dove i cittadini avrebbero potuto registrare facilmente i percorsi in bicicletta. Le operazioni di manutenzione del percorso ciclabile di Via Agnano-Viale Kennedy, primo tratto coinvolto nel progetto, furono inaugurate con una cerimonia che ha incluso anche una speciale pennellata di color blu KLM da parte del sindaco Manfredi e di Eleonore Tramus, General Manager KLM. Per ragioni amministrative il sistema di monitoraggio tramite app non riuscì a partire, mentre, oggi, lo stato della pista ciclabile di Via Agnano-Viale Kennedy è sotto gli occhi di tutti.
Negli ultimi anni Napoli ha provato a recuperare terreno su fronte della mobilità ciclabile. Nel 2023 la Giunta comunale, su proposta dell’Assessore alle Infrastrutture, Mobilità e Protezione Civile, Edoardo Cosenza, ha approvato il progetto esecutivo per l’estensione della rete ciclabile nell’area nord-occidentale della città. L’intervento, finanziato con 4 milioni di euro di fondi PNRR, prevede circa 10 chilometri di nuove piste ciclabili tra Fuorigrotta e Soccavo, con l’obiettivo di migliorare i collegamenti con le principali stazioni ferroviarie e metropolitane: dalla linea 6 Mostra alla linea 2 Leopardi e Campi Flegrei, fino alla Circumflegrea di Soccavo e Fuorigrotta. Il progetto punta anche a collegare alcuni dei principali poli cittadini, come le sedi universitarie della Federico II di piazzale Tecchio, via Claudio e Monte Sant’Angelo, il polo espositivo della Mostra d’Oltremare e lo stadio Maradona. La mobilità ciclabile rappresenta un tassello del più ampio Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, che punta a realizzare almeno 35 chilometri di percorsi ciclabili in città, integrati con il trasporto su ferro, finanziati dal PNRR con l’obiettivo di collegare stazioni metro ferroviarie e sedi universitarie.
Sono tre gli ambiti della città interessati dall’intervento di estensione della rete ciclabile cittadina: settentrionale-Scampia, orientale (S. Giovanni e Ponticelli) e nord-occidentale (Fuorigrotta e Soccavo), dove è al vaglio la progettazione esecutiva di una nuova pista ciclabile su via Beccadelli. Diverse le tipologie di percorsi ciclabili, con cordolo, su marciapiedi e in sola segnaletica, in considerazione delle dimensioni degli assi stradali interessati dall’intervento. L’idea, sulla carta, è semplice: permettere a studenti, pendolari e cittadini di spostarsi con mezzi meno inquinanti, riducendo traffico ed emissioni. Secondo quanto dichiarato dall’Ass. Cosenza ai nostri microfoni, «la conformazione della città di Napoli si presta solo parzialmente alla ciclabilità, per la presenza di grandi aree collinari, per gli attraversamenti dei banchi tufacei con lunghe gallerie e per le strade strette del centro storico». Ciononostante, «l’Amministrazione comunale ha fatto un grande sforzo, specie con fondi PNRR, per ampliare in modo sostenibile i percorsi ciclabili, in particolare lungo tutta la zona costiera e nelle aree pianeggianti Est, Nord e Ovest, nello specifico a Bagnoli, dove l’America’s Cup invoglierà all’uso della bicicletta». D’altronde, resta «l’auspicio che cambino le abitudini dei cittadini e che l’utilizzo delle biciclette si ampli il più possibile».
La realtà, però, è spesso più complicata dei progetti, laddove la questione sembra essere meno ideologica di quanto appaia: non se fare le piste ciclabili, ma come farle. Il dibattito diventa ancora più acceso quando si guarda a quello che accade sul territorio. Tra Fuorigrotta e Soccavo, per esempio, le piste ciclabili sono al centro di polemiche. Dopo mesi di discussioni, proteste e petizioni, il Consiglio comunale di Napoli ha approvato un ordine del giorno per sospendere i lavori della pista ciclabile nel tratto tra via Antonino Pio e via Cassiodoro, nel quartiere Soccavo, per ulteriori verifiche di fattibilità. Un gesto che, nelle intenzioni, dovrebbe servire a rivedere il progetto, ma che per molti rappresenta l’ennesima frenata su un tema in cui Napoli fatica a trovare una direzione chiara. Alla fine, il tragitto della pista ciclabile è stato deviato, per poi giungere a via Adriano bypassando il mercato. Alcuni Via Valpolicella Via Giulio Cesare cittadini denunciano disagi alla viabilità, riduzione dei parcheggi e problemi di convivenza tra pedoni, ciclisti e automobilisti.
In via Diocleziano, ad esempio, il tracciato passa sui marciapiedi e genera frequenti conflitti tra pedoni e biciclette. In via Giulio Cesare, invece, la nuova pista, che corre su un asse viario parallelo a quella di viale Augusto, è interrotta in molteplici punti per lasciare spazio alle fermate dei bus ANM o è chiusa da reti arancioni, mentre all’altezza dello Sferisterio i lavori di messa in sicurezza risultano fermi. Ovunque ci sia uno spazio tra il cordolo della pista e la carreggiata, auto in sosta selvaggia occupano l’area della pista ciclabile. Comunque, secondo l’Assessorato alle Infrastrutture, i lavori previsti nel PNRR andranno ultimati entro il 30 giugno, risolvendo le criticità ancora in essere. Successivamente, ci saranno sei mesi di tempo per fare i collaudi e rendere fruibili le piste ciclabili.
Nel frattempo, residenti e commercianti lamentano anche la riduzione delle strisce blu e dei posti auto, un problema particolarmente sentito in un quartiere densamente popolato e già alle prese con traffico intenso, cantieri e disservizi della metropolitana. Il risultato è un paradosso urbano: piste ciclabili spesso poco utilizzate e strade più congestionate, almeno secondo chi vive quotidianamente la città. Ma, forse, la scena che racconta meglio la situazione arriva dopo le partite di calcio allo Stadio Maradona. In un video, diventato virale sui social, si vedono motorini che sfrecciano sulla pista ciclabile, utilizzandola come corsia preferenziale per evitare il traffico. Una scena che fa sorridere, ma che racconta anche molto della città. Perché a Napoli, prima ancora delle infrastrutture, il vero nodo resta la cultura della mobilità. Le piste ciclabili possono essere un’opportunità per ripensare gli spazi urbani, ma rischiano di diventare un problema se non si inseriscono in un sistema più ampio fatto di regole, sicurezza e abitudini condivise. D’altronde, il problema è anche culturale, laddove la mobilità ciclabile non è vista dai più come un ordinario mezzo alternativo all’auto, ma semplicemente come una passeggiata alternativa. Nel frattempo, tra pedalate, polemiche e motorini creativi, la domanda resta aperta: Napoli è pronta per diventare davvero una città della bicicletta? Oppure deve ancora trovare il modo di conviverci?
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