
Più di 30mila atti normativi sono stati abrogati dalla giurisdizione italiana. Ma non c’è nulla da temere: sono perlopiù leggi inutili. Sarebbe questo l’effetto di un disegno di legge promosso, in particolare, dalla ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia). La ministra da tempo persegue una politica di semplificazione normativa. Il disegno, approvato martedì 1 aprile in Senato, era stato già approvato dalla Camera lo scorso novembre.
La semplificazione normativa era una politica promossa da tempo dall’attuale governo e dalla ministra Casellati. Non a caso, il suo ministero ha cambiato il nome in “Ministero per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa”. Ma non è stata solo una politica dell’attuale governo. È un tema di cui si discute dagli anni ’90, in passato sostenuto in particolar modo dal centrodestra. Di fatti è stata una prerogativa degli ultimi governi Berlusconi (simbolico il rogo di leggi del ministro Calderoli nel 2010). È prassi della storia politica di qualsiasi Paese dover cancellare delle leggi obsolete. A prova di ciò: in tutta la storia d’Italia dal 1861 su un totale di circa 200mila leggi approvate, circa 94mila sono state già soppresse (a cui si aggiungeranno queste ultime 30mila). Insomma più della metà. Dopotutto, l’Italia è tra i Paesi con il maggior numero di leggi in vigore: un contesto che ha spesso ostacolato la chiarezza giuridica e l’efficienza amministrativa.
Negli allegati del testo all’ultimo disegno di legge sono presenti tutte le leggi abrogate: moltissimi sono i decreti regi oramai inapplicati ed anacronistici, oltre a leggi e regolamenti. Solo per fare qualche esempio, risalgono proprio al 1861 delle tasse comunali sul bestiame, sui cani, sui cavalli e sui fuochi rustici firmati dal Re Vittorio Emanuele II. Le leggi comunali, al tempo, erano approvate tramite decreti regi. Di fatti, come le tasse sul bestiame, sono presenti centinaia di tasse comunali e regolamenti di polizia urbana. Altre leggi recano la firma del Capo del Governo Benito Mussolini, risalenti dunque all’epoca fascista. Moltissime di queste ultime leggi, invece, riguardavano l’istituzione di enti e associazioni oramai già soppresse da tempo.
Il percorso che ha dovuto seguire la legge, tuttavia, non è stato privo di intoppi. La Commissione Affari costituzionali della Camera è presieduta dall’esponente di Forza Italia e relatore del disegno di legge in esame, Nazario Pagano. Proprio in sede della Commissione Affari, quando la legge è stata presentata al vaglio, è stato necessario fare ulteriori controlli tra il dicembre 2023 e il giugno 2024. Uno dei membri della commissione, il deputato PD Federico Fornaro, ha chiesto di fare ulteriori controlli tra gli atti abrogati per assicurarsi che non ce ne fossero alcuni ancora in atto. Di fatti, sono stati necessari alcuni emendamenti al testo per eliminare tutta una serie di atti, che stavano per essere abrogati, che avrebbero potuto comportare delle complicazioni. Ad esempio, si era rischiato di cancellare i confini tra due comuni in Liguria (Triora e Molini di Triora) o la creazione di molte parrocchie. Quindi, nonostante si tratti di leggi storiche, c’è comunque da porre attenzione a quel che si vuole cancellare.
Il ministro Maria Elisabetta Alberti Casellati aveva avuto modo di esporre questa tematica anche in occasione dell’assemblea pubblica degli 80 anni di Confindustria Caserta. Raggiunta dai microfoni di Magazine Informare, la ministra aveva concentrato questa riflessione sul territorio di Caserta: «Questo polo industriale è uno dei più grandi d’Italia, che ha aiutato lo sviluppo economico del Sud e dell’Italia. Ha saputo rispondere a quelli che sono i cambiamenti socioeconomici e anche all’istanze del territorio e del mondo industriale. Caserta oggi festeggia 80 anni di una grande operatività. La parte associativa di Confindustria si è messa al servizio degli imprenditori e di questo grande gruppo industriale. Noi dobbiamo dire grazie davvero a questa situazione che ha dato al Sud e all’Italia un’importanza rilevante».
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