
Un movimento globale, impegnato nella difesa dei diritti umani. Amnesty International ha una storia di
oltre sessant’anni alle spalle. Incontriamo i loro attivisti per strada, con i loro banchetti. Molti di noi non si
soffermano più di troppo. E se i nostri diritti umani, di punto in bianco, ci venissero sottratti?
Una domanda che non vuol fare la morale a nessuno, ma che ci fa capire l’importanza di questi movimenti. Amnesty è uno dei punti di riferimento per chi agisce contro le ingiustizie. Il suo ruolo è quello di proteggere chi ne è vittima: uomini o donne, le cui credenze, la loro origine, l’appartenenza religiosa o politica gli hanno valso la privazione della libertà.
A proposito dell’azione di Amnesty, abbiamo incontrato Alessia Arena, attivista casertana e Responsabile Gruppo di Caserta. Ne abbiamo approfittato per farci raccontare cosa significa dirigere e appartenere a questo gruppo, quali sono le esperienze che può dare Amnesty.
Cosa ti ha spinto in Amnesty?
«L’amara consapevolezza di tutto ciò che accade nel mondo. La stanchezza di sentirmi sempre impotente
dinanzi alle grandi violazioni di diritti umani che si realizzano ogni giorno. In Amnesty ho trovato conforto,
sentendomi come il tassello di un grande mosaico di cambiamento. Il sogno? Vivere in un mondo in cui
nessuno sia privato dei diritti che gli sono riconosciuti in quanto essere umano».
E oggi sei Responsabile Gruppo di Caserta. Cosa ne pensi del tuo percorso a riguardo?
«La riapertura del gruppo Amnesty Caserta, avvenuta nel 2019, è per me un traguardo a cui sono fiera di
aver partecipato, un tesoro da proteggere e preservare nell’interesse della nostra città che credo possa solo beneficiare dalle nostre azioni. In questi anni di attivismo, Amnesty mi ha arricchita molto come persona e come attivista, insegnandomi che più è grande il sogno, più è complesso realizzarlo. Amnesty allena la mente ed il cuore a non mollare mai, soprattutto per chi non ha più la possibilità di lottare per i propri diritti, perché ogni ingiustizia ci riguarda personalmente!».
Siamo stati al vostro presidio di solidarietà per le donne in Iran. Ma quali altre iniziative vi hanno
impegnato?
«In questi anni ci siamo impegnati a riportare sul territorio casertano tutte le campagne principali
promosse dal nostro movimento e ad implementare tutti i suoi strumenti d’azione tipici: eventi di raccolta
firme, progetti di educazione ai diritti umani nelle scuole e nelle università. L’impulso per le nostre
progettazioni proviene anche internamente al gruppo attraverso un confronto che ci porta a sperimentare
sempre nuove modalità di attivismo, ad esempio partecipando e organizzando convegni di sensibilizzazione ed informazione, costruendo un’attività di cineforum, realizzando dirette social per far luce sugli aspetti più controversi e complessi di alcuni temi d’attualità come, ad esempio, sul conflitto israelo-palestinese o sulla guerra tra Russia e Ucraina».
Qual è secondo te il diritto umano più violato?
«Ad oggi è la questione ambientale a porsi come moltiplicatore di violazioni di diritti umani in tutto il
mondo. Dalla crisi climatica discende il fenomeno dei migranti ambientali. È una questione che tocca
profondamente anche il nostro territorio, che purtroppo ben conosce le conseguenze che l’inquinamento
ambientale e l’incoscienza ecologica dell’uomo possono causare sul diritto alla salute e sul diritto alla vita.
Vogliamo che Amnesty si impegni in tutte le questioni ambientali, in particolare aprendo la strada alla
nostra partecipazione nel dibattito pubblico sulle situazioni di devastazione ambientale ed inquinamento
che affliggono il nostro paese per mano delle grandi industrie o della malavita».
Le nostre forze politiche sono riuscite a rispondere a quelle che erano le sfide in atto, garantendo forme di tutela adeguate a uno Stato democratico?
«Riteniamo che ci sia ancora molta strada da fare, come ha dimostrato la campagna #NONPASSA, in aperta
critica all’affossamento del DDL Zan, che si ritiene uno strumento necessario per porre un freno a
discriminazioni e crimini d’odio nei confronti dei membri della comunità LGBT+, perdendo ancora una volta
l’occasione di fornire loro un equo trattamento sul piano giuridico ed una piena cittadinanza sul piano dei
diritti civili. Prima delle ultime elezioni, è stato poi presentato un manifesto contenente dieci richieste per
assicurare il progredire dei diritti umani e, soprattutto, che non si compiano passi indietro, come ad
esempio il diritto all’aborto. Inoltre, devo citare la richiesta di annullare il Memorandum d’Intesa Italia-Libia
entro il 2 novembre, per impedirne il rinnovo automatico per altri tre anni. Questi accordi di
esternalizzazione avallano una sistematica e tragica prassi di tortura e di incarcerazioni arbitrarie, non
accettabile da uno Stato democratico».
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