
Lo stato del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in Campania è in una fase di avanzamento significativa, soprattutto per la Missione 6 relativa alla Salute. Il monitoraggio aggiornato a marzo 2026 riconosce l’impegno della Campania, ma dice molto di più.
Il PNRR, previsto per rilanciare l’economia italiana dopo la pandemia da Covid-19, affronta una fase cruciale. Il Piano è strutturato per essere erogato in 10 rate e si concluderà formalmente il 30 giugno 2026, con l’ultima erogazione prevista per dicembre. L’obiettivo principale del Piano è quello di ammodernare il Paese, anche grazie ai fondi del Next Generation EU, puntando su riforme strutturali in grado di incidere su burocrazia, transizione ecologica e digitale, coesione sociale ed infrastrutture.
Ridurre il divario esistente tra Nord e Sud è sicuramente l’obiettivo più ambizioso, dato che la maggior parte dei fondi è destinato proprio alle regioni del Meridione. In questo contesto la Regione Campania, tra le prime in Italia per numero di fondi stanziati, non si è fatta trovare impreparata. Per quanto riguarda la Missione 6 – Salute, la Campania ha completato gli obiettivi previsti, in vista dell’erogazione della nona rata, con l’attivazione di nuove apparecchiature sanitarie e il rafforzamento dei servizi di prossimità attraverso l’entrata in funzione di Ospedali e Case di Comunità.
Per potenziare il turismo, settore strategico della Campania, è stata prevista l’istituzione dell’Osservatorio regionale, con funzioni di analisi dei flussi turistici e di supporto alla programmazione, col fine dichiarato di rafforzare qualità dell’offerta e competitività del territorio. Le politiche sociali campane hanno privilegiato un approccio mirato, concentrandosi sull’inclusione e la presa in carico di persone con disturbi del neurosviluppo e dello spettro autistico, nonché sulla governance del terzo settore per rispondere ai bisogni del territorio.
I dati provenienti dal monitoraggio di marzo 2026 delineano un quadro positivo: gli obiettivi e i traguardi raggiunti, a livello nazionale, si attestano al 63,7%, un valore al di sopra della media europea del 51,8%, nascondendo però delle disparità in ambito regionale. Il rischio è in effetti quello di continuare sulla scia di un’Italia a due velocità. Le regioni del Nord hanno una capacità di spesa e realizzazione superiore a quella delle regioni del Sud, che, pur attivando tanti progetti, registrano ritardi nella fase realizzativa. La ragione è da rintracciarsi nelle criticità strutturali, o meglio nella capacità amministrativa degli enti locali. Il problema che si evidenzia sembra risiedere nella mancanza di visione strategica nell’uso e nell’impiego dei fondi europei.
L’allocazione differenziata delle risorse avrebbe dovuto favorire la convergenza economica, promuovendo l’avvicinamento tra le aree del Mezzoggiorno e del Nord Italia. Tuttavia, alla luce dei dati del monitoraggio, esiste il rischio concreto di ampliare ancor di più i gap esistenti. In questa corsa contro il tempo, segnata dall’imminente scadenza dei fondi del PNRR fissata al 30 giugno 2026, il contributo di ogni regione risulta determinante al fine di evitare la perdita delle risorse disponibili e di non compromettere le opportunità offerte dal Piano.
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