
Quando parliamo di un “sito orfano” si fa riferimento ad un’area inquinata abbandonata sia dal punto di vista legale che economico, e il cui responsabile è ignoto, fallito o inadempiente. Non essendo presente la figura del privato, dunque, i costi della bonifica ricadono interamente sulle spalle della Pubblica Amministrazione, che molto spesso si vede impossibilitata a procedere a causa della costante carenza di fondi. Il PNRR è quindi intervenuto stanziando un fondo nazionale da 500 milioni di euro, di cui circa 60 milioni solo per la Campania (Missione 2, Componente 4, Investimento 3.4) con l’obiettivo di risanare i 15 siti orfani individuati all’interno del territorio regionale.
Sono stati individuati 15 siti da bonificare sulla base dei criteri del Ministero dell’Ambiente (MASE). Per 14 siti, i progetti sono gestiti dai Comuni competenti, delegati dalla Regione. Per quanto riguarda il sito “Ampliamento Masseria del Pozzo”, quest’ultimo è gestito direttamente dalla Regione Campania tramite la Struttura di Missione per lo smaltimento dei Rifiuti Stoccati in Balle. Nel cuore di questa operazione di risanamento obbligatorio bisogna citare due casi simbolo: il primo è quello di Agrimonda, situato tra i comuni di Mariglianella e Brusciano, mentre il secondo è quello di Roccarainola, in località Difesa. Questa prima area costituisce uno dei casi di inquinamento da fitofarmaci più gravi e complessi d’Italia, mentre nel secondo caso si tratta di una ex discarica abusiva che per anni è stata utilizzata per sversamenti incontrollati.
L’intervento mira a ridurre l’impatto ambientale, promuovendo lo sviluppo dell’economia circolare. Infatti, tramite la riqualificazione e la bonifica dei siti in questione, si potranno restituire i suoli al mercato immobiliare, riducendo l’occupazione di nuovo suolo vergine. Inoltre, l’importanza del risanamento ambientale risiede nelle sue conseguenze sociali: bonificare significa eliminare i rischi per la salute pubblica e riqualificare quartieri degradati o aree agricole compromesse.
I 60 milioni destinati alla regione Campania non sono fondi regionali o statali ordinari, ma sono risorse che l’Europa ha erogato all’Italia a patto che vengano usate per la “transizione ecologica”. La bonifica dei siti orfani risponde dunque alle direttive europee che impongono agli Stati membri di ridurre l’inquinamento del suolo (Strategia dell’UE per il suolo 2030) e favorire l’economia circolare: l’Europa ci chiede di recuperare e “curare” le aree vecchie e inquinate, piuttosto che urbanizzare nuove aree verdi. Come già scritto, la sfida è quella di riqualificare il 70% delle superfici entro il mese di marzo 2026. Per questo motivo, possiamo definire questo progetto come una vera e propria corsa contro il tempo per trasformare aree degradate in zone sicure prima che scada il “timer” dei finanziamenti europei.
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