
Il Policlinico di Caserta è una delle opere più longeve e incompiute della sanità italiana. La storia di quei circa 25 ettari di terreno nell’area sud-est della periferia di Caserta, iniziata negli anni Novanta, è un susseguirsi di approvazioni, stop, rilanci e promesse mancate. L’ala ospedaliera dovrebbe ospitare 500 posti letto mentre quella universitaria dovrebbe avere unapopolazione studentesca di 5mila studenti. Una storia lunga ormai trent’anni.
Il progetto del Nuovo Policlinico universitario di Caserta prende formalmente avvio il 12 giugno 1995, quando viene approvato da una Commissione ministeriale presieduta da Rosy Bindi. Si tratta però di un atto puramente formale: per oltre due anni l’iter rimane bloccato tra ministeri e Regione, senza effetti concreti sul territorio. Solo nel luglio 1997 viene bandita la gara d’appalto, che si trascina fino al marzo 1999, quando si giunge a un accordo su un progetto definitivo, comunque suscettibile di modifiche e di fatto congelato.
Nei primi anni Duemila il Policlinico resta un progetto sulla carta. Nel 2002 il piano viene rielaborato con nuovi adeguamenti funzionali e strutturali, allungando ulteriormente i tempi, mentre tra 2003 e 2004 non si registrano avanzamenti significativi. La prima svolta, più simbolica che sostanziale, arriva nel 2005 con la posa della prima pietra, alla presenza del sindaco di Caserta Luigi Falco e del presidente della Regione Antonio Bassolino. Il costo previsto è di quasi 207 milioni di euro, con fine lavori fissata al 28 dicembre 2008.

Tra 2006 e 2008 il cantiere procede lentamente e vengono realizzate solo le prime strutture murarie. Alla data prevista per la conclusione, l’opera è ancora lontana dall’essere completata. Nel 2009 si verifica il primo grave stop: l’impresa appaltatrice Immobilgi Federici Stirling viene colpita da interdittiva antimafia, il contratto viene risolto e il cantiere si ferma. Tra 2010 e 2012 tre diverse imprese rinunciano a subentrare, scoraggiate dalle criticità accumulate. Una nuova ripartenza avviene nel 2013 con Condotte Romane S.p.A. Dopo quattro anni di inattività, il rettore Francesco Rossi indica il dicembre 2015 come possibile data di completamento. Tuttavia, già nel 2014 emergono nuovi ritardi e difficoltà finanziarie; nel 2015 i fondi arrivano in modo discontinuo, l’impresa riduce drasticamente le attività e il cantiere si blocca nuovamente, restando fermo anche nel 2016.
Nel marzo 2017 il presidente della Regione Vincenzo De Luca e il nuovo rettore Giuseppe Paolisso annunciano un rilancio: due blocchi da completare entro il 2019 e conclusione totale entro il 2020. Anche questa volta le promesse si infrangono contro la realtà: tra 2017 e 2018 Condotte Romane entra in amministrazione straordinaria. Nel novembre 2018 restano in cantiere solo 35 operai, poi posti in cassa integrazione. Il 2019 trascorre senza progressi.
La ripartenza arriva nel 2020, sotto la spinta dell’emergenza COVID, che rende evidente la carenza di posti letto nel territorio casertano. Il 17 dicembre 2020 viene firmato un atto che impone la ripresa dei lavori entro 30 giorni; il cantiere riapre il 16 gennaio 2021. Nel frattempo il rettore diventa Gianfranco Nicoletti, che annuncia tempi rapidi, ma la forza lavoro rimane insufficiente. Solo nel 2024 si registra un parziale cambio di passo: gli addetti salgono e migliora il coordinamento istituzionale. A marzo 2024 viene annunciato l’avvio della didattica per ottobre 2024, ma a novembre i corsi non risultano ancora attivati. Nel frattempo, a settembre 2025, il corso di Medicina e Chirurgia dell’Università Vanvitelli viene avviato provvisoriamente presso il Pineta Grande Hospital di Castel Volturno.
Negli ultimi mesi del 2025 emerge un nuovo fronte critico: nel novembre 2025 la società Conca SCRL, una delle imprese impegnate nel cantiere, viene posta in liquidazione e procede al licenziamento collettivo del 100% dei lavoratori. L’episodio segna l’ennesima frattura tra la narrazione pubblica del rilancio e la realtà sul terreno, con licenziamenti denunciati come improvvisi e avvenuti nel quasi totale silenzio istituzionale.
Dopo trent’anni, il Nuovo Policlinico di Caserta resta così un’opera parzialmente realizzata, continuamente annunciata e mai completata, sospesa tra promesse politiche, stop giudiziari e crisi d’impresa: un’infrastruttura più proclamata che realmente vissuta.
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