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PoliticaMente - Rubrica di riflessione civile e democratica. Ep. 1 La democrazia oggi

Nicola Iannotta
Nicola IannottaRedazione Informare
26 agosto 20225 min di lettura

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PoliticaMente - Rubrica di riflessione civile e democratica. Ep. 1 La democrazia oggi

Da oggi partiamo con un nuovo appuntamento sulle nostre pagine social: ogni venerdì pubblicheremo un approfondimento culturale dedicato allo statuto della democrazia, grazie alle conversazioni intrattenute con Annamaria Rufino, Prof.ssa di Sociologia del diritto.

Lo faremo con un linguaggio chiaro, semplice e sintetico, nella convinzione che si possa trattare di argomenti apparentemente complessi in maniera del tutto accessibile.

Lo scopo che sta alla base del nostro lavoro è quello di restituire ai cittadini la consapevolezza dei doveri e dei diritti dei due soggetti vincolati dal contratto sociale: l’istituzione e l’individuo.

Per farlo, partiremo dall’origine, dal recupero del significato della parola democrazia: tentare di comprendere quel nocciolo che sta alla base della stipula del contratto sociale, non è soltanto un quesito di ricerca accademica di materie come la Filosofia Politica o la Teoria Politica, ma dovrebbe essere un’attività continua e costante, sostenuta attivamente da ognuno di noi. Pensiamo che lo spazio giornalistico sia il luogo fondamentale per porsi interrogativi di tal tipo, così da rendere onore a quei diritti di cittadinanza che abbiamo storicamente conquistato soffrendo. Ciò vorrebbe innanzitutto dire che non siamo soggetti passivi ma passibili di una preoccupazione verso la res pubblica.

Prof.ssa Rufino, quale condizione caratterizza il sistema democratico di oggi?

Il periodo storico che stiamo vivendo è attraversato, in modo eccezionale, da un confuso dibattito politico. Sicuramente, ad essere chiamato in causa è il valore della democrazia e, così, il rapporto tra cittadini e politici. Dovremmo innanzitutto chiederci se la democrazia è ancora una forma di governo valida ed efficace. La domanda risulta paradossale, perché la risposta non dovrebbe che essere positiva! Ma come funziona, oggi, la democrazia? Diciamo, innanzitutto, che essa è l’unica forma di governo che può o dovrebbe garantire, con un’estensione massima, tutti i diritti al numero più ampio di cittadini.

E parliamo dei diritti politici, economici, sociali, di cittadinanza e di quelli di terza generazione, come quelli riguardanti l’eutanasia, le droghe, e non ultimo, quelli connessi alle problematiche di rappresentanza e di genere, in senso ampio.

Ma la democrazia, per essere reale deve attestare e difendere il suo pilastro costitutivo, cioè il pilastro dei diritti.

In Italia ciò avviene?

Secondo una graduatoria stilata nel 2010 da The Economist, l’Italia sarebbe una democrazia imperfetta, in “difetto” in quanto a garanzia dei diritti, positivi e negativi. Probabilmente, fino a qualche anno fa, in pochi avrebbero fatto attenzione a tale etichetta. Oggi, tale “imperfezione” può richiamare l’attenzione di tanti cittadini, delusi e assuefatti dall’inconcludenza della politica e dalla dispersione della cultura democratica, e dunque politica.

In Italia oggi potremmo parlare di oclocrazia anziché di democrazia, secondo la definizione data da Polibio, visto che non c’è forza politica che non rinvii tutto al popolo o alla massa, ma pretestuosamente! È vero che, alla lettera, oclocrazia significa governo della massa, ma, nell’uso che se ne fa nel linguaggio politico, si deve tradurre non come volontà della massa, ma come abilità della politica di attivare gli istinti della massa, le sue reazioni emotive! E qui, l’istigazione demagogica e populistica è il vero dominus. Il dato più significativo che ne emerge è proprio la grave crisi della cultura democratica.

Le diverse comunità che animano lo stato, maggioritarie o minoritarie che siano, posseggono una buona rappresentanza nelle istituzioni?

Una delle più ricorrenti contrapposizioni a cui assistiamo è proprio quella tra maggioranza e minoranza, non solo a livello partitico e politico, ma anche per quanto riguarda i diritti che dovrebbero essere garantiti. Secondo il Premio Nobel Sen, il compito principale della democrazia è la tutela dei diritti delle minoranze. Va da sé che questo obiettivo evidenzia, nel nostro oggi, un deficit democratico, nel senso che sono state prodotte separazioni, contrapposizioni e settarizzazioni proprio nelle garanzie democratiche. Ma chi sono gli esclusi dal “demos” che governa? La democrazia dovrebbe garantire la “concordia ordinum”, cioè la concordia tra i ceti sociali. È così? In tanti sarebbero pronti a dire: no, non è così. Larghi segmenti di popolazione si sentono danneggiati, esclusi e impediti nella possibilità di esercitare i propri diritti. L’elenco delle categorie di soggetti che si sentono penalizzati è lungo, così tante categorie non si riconoscono nel sistema democratico: i poveri, naturalmente, ma anche gli stranieri, i senza fissa dimora, gli anziani, gli omosessuali o i portatori di handicap, solo per citare i casi più macroscopici. Queste ed altre sono categorie in crescita numerica.

E quando una tale discrepanza si attiva, non vi è dubbio che possiamo parlare dell’esistenza di discriminazioni. Le discriminazioni sono il vero vulnus della democrazia, il più grave dei problemi irrisolti, che contribuiscono ad allargare la forbice tra chi ha diritti e chi no, con l’aggravante delle violenze esercitate su tali categorie.

Vuole suggerire ai nostri lettori il titolo di un’opera attraverso cui approfondire l’argomento?

Certo, consiglierei la lettura di Amartya K. Sen, La democrazia degli altri.

Tags
  • #annamaria rufino
  • #democrazia
  • #PoliticaMente
Nicola Iannotta
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