
Politico, quotidiano statunitense con sede in Virginia, ha incoronato Giorgia Meloni, affermando in previsione che sarà il personaggio politico più influente e “potente” d’Europa nel 2025. Un riconoscimento che sarà molto probabilmente oggetto di critiche da parte della sinistra italiana ed europea, ma che merita un’attenta analisi, il più possibile oggettiva ed imparziale. In seguito alla vittoria di Donald Trump alle elezioni americane di inizio novembre, che consentirà al tycoon di rimanere alla Casa Bianca fino al 2029, e dopo le crisi dell’ultimo periodo che hanno coinvolto i governi di Parigi e Berlino, l’attuale esecutivo di centro-destra italiano si prepara a giocare un ruolo di primo piano non solo nel Vecchio Continente, bensì anche per quanto riguarda il legame che esiste tra Europa e Stati Uniti. Quest’ultimo è sicuramente uno dei motivi che ha spinto il giornale statunitense a mettere in cima alla sua classifica la leader di Fratelli d’Italia, e non con tutti i torti.
Chi l’avrebbe mai detto. A causa dei periodi di instabilità politico-economica in cui sono ancora immerse Germania e Francia, paesi che soprattutto negli ultimi due decenni hanno dettato le issue dell’agenda europea in maggior misura rispetto all’Italia, nei prossimi anni il nostro Paese avrà la possibilità di issarsi e posizionarsi al vertice europeo, favorito da diversi fattori. Un’affermazione folle se questo discorso fosse stato fatto una quindicina di anni fa, cioè durante il penultimo esecutivo di centro-destra italiano, quello di Silvio Berlusconi dal 2008 al 2011. All’epoca, erano i ben più quotati Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a “dettare legge” nel Vecchio Continente, mentre il Cavaliere veniva spesso sbeffeggiato all’interno delle istituzioni europee, con tante ragioni a supporto delle critiche. Erano gli anni degli italiani “mangia spaghetti”, dell’Italia classificata esclusivamente come “pizza, mafia e mandolino”, che all’estero era vista come debole e instabile.
Oggi il vento è cambiato, e Giorgia Meloni ha avuto il merito di rendere stabile un governo di destra dopo tanti anni, che Politico definisce addirittura come “uno dei più stabili mai esistiti nell’Italia del dopoguerra”. Un primato forse esagerato, perché trattasi di un titolo che i tre partiti di maggioranza dovranno guadagnarsi nei prossimi tre anni di mandato. Mandato che ha tutte le carte in regola per essere prorogato, vista e considerata l’incapacità attuale della minoranza di costruire una valida alternativa. Nonostante le politiche attuate dal 2022 (anno in cui Fratelli d’Italia ha vinto le elezioni) siano state al centro di forti critiche da parte degli schieramenti dell’opposizione, al momento l’esecutivo guidato da Meloni è ben saldo. Contro tutti i pronostici, è necessario aggiungere. Non bisogna dimenticare che alcuni leader politici, come Matteo Renzi, gli avevano dato al massimo sei mesi di vita e durata.
Decisiva per la reputazione positiva in crescendo del premier italiano è stata la virata verso il centro circa proposte e programmi. Centro che però si avvicina ovviamente molto di più alla destra, un cambiamento che non è stato visto di buon occhio dai movimenti neofascisti. In uno di questi “Meloni ha iniziato la sua carriera come attivista” ricorda Politico. Ma l’Europa, che fino a 7-8 anni fa avrebbe gridato allo scandalo per politiche contro immigrazione o diritti civili, oggi quasi applaude e monitora le leggi che, da due anni a questa parte, il governo ha introdotto sui rispettivi temi. Un esempio potrebbe essere la costruzione dei due CPR (Centri di permanenza per i rimpatri) in Albania, che, seppur abbiano suscitato a lungo polemiche in Italia per la diatriba sorta tra potere legislativo e giudiziario, non hanno avuto gli stessi effetti in Europa. Con il ridimensionamento verso il centro politico, il presidente del Consiglio non ha fatto altro che “istituzionalizzarsi”, una strada quasi automatica che finisce per essere intrapresa da chi sale al potere, con l’obiettivo di restarci e cercare di diventare una figura super partes. È così che Giorgia Meloni cerca di conquistare l’Europa, si vedrà poi con quali risultati. E Politico rincara la dose scrivendo che “l’influenza del Primo Ministro italiano su Bruxelles – e ora su Washington – la rende forte a livello globale”.
La vittoria di Donald Trump alle elezioni Usa dello scorso novembre avrà senza dubbio delle ripercussioni sugli equilibri europei. Un esito che sotto sotto fa bene soprattutto all’Italia di Giorgia Meloni, che comunque aveva instaurato un ottimo rapporto istituzionale anche con il presidente uscente Joe Biden. Su alcune questioni Trump e la premier italiana sembrano essere in disaccordo, come per esempio il sostegno alla difesa ucraina nel conflitto contro la Russia, che il tycoon ha dichiarato di voler chiudere in 24 ore o poco più dopo il ritorno alla Casa Bianca. Tuttavia, c’è una serie di altri interessi che spingeranno i due a collaborare e ad essere schierati sulle stesse posizioni, un filo conduttore d’oltreoceano che consentirebbe a Meloni di rafforzare e consolidare la sua posizione in Europa e, allo stesso tempo, permetterebbe al presidente repubblicano di trovare una sponda solida dall’altra parte dell’Atlantico, considerato il clima e le difficili relazioni con Germania e Francia.
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