
L’ errore più comune che si possa commettere è quello di ritenere che la storia di Pompei sia una storia già scritta, immortalata sotto la cenere del Vesuvio. Oggi gli archeologi sono ben coscienti di come una simile definizione sia riduttiva. A quasi duemila anni dalla catastrofe del 79 d.C., uno dei più celebri siti archeologici del mondo intero non ha ancora finito di raccontarsi. Ed è forse proprio questa la dimensione più autentica di questo luogo: piuttosto che mostrarsi ai visitatori come un museo sospeso nel tempo, si presenta come un complesso di scavi dove il processo di ricerca non si esaurisce mai. Un elemento che è emerso con una forza particolare durante le Giornate Europee dell’Archeologia – tenutesi dal 12 al 14 giugno. Occasioni speciali, durante le quali archeologi, restauratori, architetti e ingegneri hanno svelato al pubblico il “dietro le quinte” del loro lavoro, presso cantieri di scavo.
Tra questi luoghi, normalmente inagibili, si segnala in primis quello della maestosa Insula Meridionalis, uno dei più importanti di sempre per l’antica città di Pompei, «non soltanto per estensione, ma anche per l’importo economico che ha permesso di dare il via ai lavori», come ha sottolineato Antonino Russo, funzionario-archeologo del Parco e curatore delle visite al cantiere. Gli interventi, dopotutto, hanno come obiettivo la messa in sicurezza di tutto il fronte meridionale della città.
Delimitato dalla Villa Imperiale a ovest e dal Quadriportico dei Teatri a est, un tempo questo quartiere si affacciava sul Golfo di Napoli e sulla valle del fiume Sarno. In particolare, la singolarità dell’Insula Meridionalis risiede nelle preziose testimonianze che offre sull’evoluzione urbanistica di Pompei: «Originariamente – ha ricordato Russo – la città era contornata da una cinta muraria, dallo scopo difensivo. Quando Pompei fu poi conquistata da Silla, le mura di cinta non avevano più necessità di esistere. Così, il fronte fu interessato da un intenso fenomeno di costruzione, che diede vita a nuovi ambienti disposti su più livelli».

Nel versante orientale del Parco, lungo la Via dell’Abbondanza, sorge un altro luogo chiuso al pubblico da circa un ventennio. Si tratta di una delle dimore pompeiane più antiche e importanti di Pompei: la domus di Giulio Polibio. Nonostante la casa risalga al II secolo a.C., le indagini condotte sull’impianto originario della domus suggerirebbero di datarla, più precisamente, sul finire del III secolo a.C.
Inoltre, è interessante riflettere sul nome al quale fu dedicata questa dimora: Giulio Polibio. «Un uomo poliedrico», come ha evidenziato Annamaria Mauro, funzionario-architetto del Parco e curatrice delle visite al cantiere. D’altronde, emblematiche sarebbero le iscrizioni elettorali rinvenute nella sua domus e lungo la Via dell’Abbondanza, con le quali Giulio Polibio invitava i pompeiani a votarlo come edile. Il suo nome compare infatti in alcuni “manifesti” di propaganda elettorale, che confermano i rapporti che ebbe con l’imperatore Nerone. Ora, la casa è interessata da un intervento di restauro incentrato «sull’ambiente del peristilio e sul secondo piano della dimora», nonché sulla futura «riconfigurazione del fronte di scavo della domus», ha spiegato la Mauro.

Ma spostiamoci nel cuore della vita politica e sociale della città: il Foro. Proprio quest’area ospita un edifico pubblico che conserva, al suo interno, la più grande collezione archeologica dell’antica città. Stiamo parlando dell’area dei Granai del Foro, che cela una quantità di tesori impressionante. Sono circa 9mila gli oggetti che compongono questa cospicua raccolta di reperti. «Uno dei più importanti depositi archeologici a vista – come ha affermato il funzionario-archeologo Alessandro Russo, responsabile delle visite dei Granai – che racconterà dei viaggi degli antichi pompeiani che, nell’ambito di un mercato mediterraneo, importavano ed esportavano oggetti di varia fattura». Tra questi si segnalano anfore, corredi da mensa e da dispensa – destinate alla conservazione delle derrate alimentari – terracotta architettonica, lucerne, vetri, utensili in bronzo.

Nel corso degli anni, sempre più spiccato è stato l’interesse nutrito dalla ricerca archeologica anche verso una zona extraurbana della città. Si tratta del cosiddetto Suburbio occidentale – meglio noto con il nome di “Insula Occidentalis”. Il cantiere di scavo che attualmente insiste sull’area – il cui Responsabile Unico del Progetto è Elena Gravina – mira a restituire al pubblico «vari ambienti dell’intero fronte, e in particolare delle straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio», ha spiegato Teresa Argento, funzionario-restauratore del Parco Archeologico e direttore dei lavori del cantiere.

Tra le zone occidentale e meridionale del Parco Archeologico, si cela un altro tesoro storico e architettonico. Appena fuori la Porta Stabia sorge un’area che ha offerto delle straordinarie testimonianze di sepoltura. Esplorata già durante l’intensa campagna di scavi avviata nell’Ottocento a Pompei, la necropoli di Porta Stabia è già nota per aver restituito un eccezionale monumento funerario in marmo con la più lunga epigrafe funeraria della città. Ad oggi, il cantiere di scavo che interessa quest’area si è impreziosito per la scoperta di «una nuova tomba a schola nel corso dei lavori di irreggimentazione delle acque condotti intorno all’edificio di San Paolino, attuale biblioteca del Parco», ha annunciato il funzionario-architetto del Parco Crescenzo Mazzuccolo. Un dato emblematico, «che dimostra come l’archeologia sia il frutto di una sovrapposizione tra antico e moderno», ha concluso Mazzuccolo.

a cura di Alessandro Giuseppe Terracciano e Luca De Matteis
Leggi anche: La realtà aumentata negli scavi di Pompei: arriva l’app Portyl
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...