
Sul quartiere di Ponticelli, zona Est di Napoli, gli occhi dei media e, più raramente, quelli delle Istituzioni sono sempre puntati su eventi di una certa risonanza, come gli ormai periodici scontri tra clan o le fumarole tossiche che infestano l’ambiente. Tuttavia, gli ostacoli che devono affrontare i cittadini del quartiere sono anche di natura quotidiana e vanno ad intaccare il quieto vivere urbano del quale, ogni quartiere di una metropoli grande come Napoli, dovrebbe essere fornito. In particolare, in un posto come Ponticelli anche prendere il treno può essere un’impresa.
Le stazioni sono sei, ognuna con tratte da e per Napoli Centrale, e rappresentano nodi cruciali per il pendolarismo locale. Eppure, versano in condizioni criticamente trascurate, trasformando ogni viaggio in un’avventura rischiosa. Mancanza di controlli, assenza di impianti di risalita funzionanti, infiltrazioni e un’atmosfera di abbandono generale non solo compromettono la sicurezza dei viaggiatori, ma sollevano anche interrogativi urgenti sulla qualità e l’equità dei servizi di trasporto urbano.

Nel 2019 l’EAV autorizzò un progetto di riqualificazione per alcune delle fermate di Napoli della Circumvesuviana, tra queste c’era anche Ponticelli, la stazione principale del quartiere. Dopo 230 ore di lavoro, rifacimento di intonaci e il ripristino del sovrappasso pedonale, una grande opera di StreetArt è apparsa sulle pareti della stazione. Per l’occasione furono installate anche delle telecamere, peccato che ad oggi quest’ultime siano perennemente coperte dalle piante impedendo riprese chiare e sicure. Così come, sempre più spesso, la pensilina è occupata da mozziconi di sigaretta, siringhe e oggetti chiaramente dediti all’uso di stupefacenti. Di una biglietteria nemmeno l’ombra e la grande scalinata per raggiungere il binario 2 rende inaccessibile la stazione alle persone con disabilità.
Criticità simili sono caratteristiche anche della stazione di Bartolo Longo. Gli ascensori sono fuori uso e cavi ed impianti elettrici sono esposti al pubblico. Ma a preoccupare sono soprattutto le condizioni dei tetti, essendo carichi di infiltrazioni molti hanno iniziato a cedere. Il tutto avanti le telecamere che, a detta degli inservienti della stazione: «Sono collegate alla stazione Centrale, ma nessuno guarda quello che accade qui dentro». In effetti, basta fare pochi passi sulla banchina per notare lo stato di abbandono in cui versa il luogo, tra vestiti abbandonati sulle panchine e sporcizia sparsa ovunque.
Il triste tour continua con le stazioni di De Meis, Villa Visconti, Argine Palasport e Madonnelle. Tutte le strutture sono accomunate da una scarsa illuminazione, passaggi pedonali isolati, ampie perdite dalle tubature e parcheggi che vengono utilizzati come discariche a cielo aperto. Condizioni che escludono determinati gruppi di persone, come anziani e disabili, e che spingono i cittadini del quartiere in uno stato di sconforto e abbandono.
Il disagio è vissuto soprattutto dai giovani del posto. Ne abbiamo parlato con due ragazze di Ponticelli e San Giorgio a Cremano, quartiere limitrofo, che hanno frequentato alcune delle stazioni sopra citate. Valeria S. ci racconta: «Utilizzavo la fermata di Argine Palasport sia la mattina che il tardo pomeriggio in quanto facevo un tirocinio in quella zona. È un luogo dove non ci sono controlli di alcun tipo, è completamente buio e lasciato a sé stesso».
Luisa B. invece, ci aiuta ad inquadrare le preoccupazioni derivanti da luoghi così trascurati: «Ero a Bartolo Longo in tarda mattinata e penso un uomo mi stesse seguendo. Eravamo soli in tutta la stazione, nonostante ciò mi si avvicinava sempre di più. Le scale mobili erano rotte e la linea non prendeva. Per fortuna sono riuscita a salire subito sul treno, non c’era nessuno al quale chiedere aiuto».
Le condizioni degradate di queste stazioni emergono come una macchia nel tessuto urbano di Ponticelli. Lasciarle in tale stato non è solo un disservizio, ma una rinuncia alla potenzialità di un quartiere intero. Agire ora potrebbe trasformare un disagio in un brillante esempio di come la cura e l’attenzione possano veramente fare la differenza.
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