
Sembra essere ancora lunga e in salita la strada per una completa rigenerazione di una delle residenze più antiche e sfarzose dell’intera Portici. Si tratta della meravigliosa Villa d’Elboeuf, storica perla borbonica di epoca settecentesca, emblema del Miglio d’Oro, che ormai sembra essere scivolata nel tunnel dell’abbandono, dopo essere stata protagonista di una serie di contenziosi amministrativi tra comitati ambientalisti, il Comune e la proprietà privata.
Del resto, la destinazione d’uso dell’immobile, oltre al cronoprogramma che scandirà gli interventi di messa in sicurezza, appaiono essere piuttosto incerti, dopo essere stata al centro di diverse ordinanze di demolizione, ricorsi al Tar Campania e interventi contestati – tra i quali si segnala la realizzazione di opere nella zona antistante al mare e ritenute totalmente prive delle autorizzazioni necessarie.
Una vera e propria “odissea” non priva di traversie. La storia comincia due anni fa, nel 2024, quando il cantiere subisce uno stop definitivo in seguito ad un controllo condotto dal Comune di Portici, che ha registrato la presenza di opere abusive. Così, alla luce degli esiti delle indagini, ha subito imposto l’abbattimento degli interventi realizzati senza gli adeguati permessi all’interno di un’area sottoposta a una serie di vincoli paesaggistici. Fra i diversi abusi edilizi contestati, spicca in particolare la nascita di una banchina di asfalto, che campeggia nel cuore di un’area demaniale: una vera e propria colata di cemento al centro della scogliera bagnata dalle acque del Golfo di Napoli.
Da allora, il provvedimento è stato impugnato nel 2013 da parte degli imprenditori che hanno acquistato la proprietà presso la Curia davanti al Tar, per poi dirigere i lavori di demolizione delle varie opere ritenute abusive, così da riprendere i lavori durante le scorse settimane. Stando a quanto trapelato da alcune voci ufficiose raccolte presso la sede del Comune, ossia Palazzo Campitelli, il piano prevederebbe la realizzazione di una serie di appartamenti di lusso, destinati presumibilmente alla vendita, accanto a una sala congressi.
Alla luce di un simile quadro, la maggior parte delle proteste durante gli ultimi anni sono giunte dal Comitato Storico cittadino, il quale non ha mai mancato di denunciare a più riprese la progressiva cementificazione dell’area della villa. Ma non è tutto: oggetto delle segnalazioni è stato anche il passaggio a mare, storicamente considerato come un affaccio pubblico sul litorale. Infatti gli interventi avrebbero, a detta del Comitato, turbato lo storico equilibrio nella zona tra l’architettura e il paesaggio, e limitato l’accesso alla scogliera, rendendo così sempre più ostica la fruizione dell’area costiera.
Perplessità che si affiancano alle osservazioni avanzate dai Verdi di Portici in merito alla totale assenza dell’amministrazione pubblica ad acquisire l’immobile al patrimonio pubblico, destinandolo alla fruizione collettiva. Del resto, si tratta a tutti gli effetti di un uso privato. O, almeno, sembra essere esattamente questa la destinazione d’uso verso la quale la villa è orientata. Una strada che ha alzato e continuerà ad alzare delle vere e proprie raffiche di polemiche e di discussioni.
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