
Da oltre trent’anni a San Giovanni a Teduccio si parla di rinascita, ma resta tutto fermo. Dai primi piani degli anni ’90 alla Federico II inaugurata nel 2016, fino agli ultimi interventi nel “Bronx” e sull’ex depuratore, i progetti si susseguono senza mai diventare realtà concreta. Tra annunci, masterplan e cantieri a singhiozzo, il quartiere continua a vivere in un’attesa che sembra infinita.
Oggi si parla di “Terrazza a Mare”, di un porto turistico, di piste ciclabili, di una scogliera che dovrebbe proteggere la costa e restituirle dignità. Ma i tempi ufficiali parlano di un completamento non prima del 2027. Intanto, il mare continua a lambire una costa che aspetta da troppo tempo di tornare a essere davvero vissuta. L’espansione infrastrutturale prevista per il litorale orientale, tra interventi portuali e ampliamento delle linee ferroviarie, mette in evidenza una tensione sempre più netta: da un lato la promessa di sviluppo economico, dall’altro il rischio concreto di sacrificare – ancora una volta – le esigenze dei cittadini in nome dei grandi interessi logistici e industriali. Anche il grande progetto Napoli Porta Est – con la nuova sede della Regione Campania firmata Zaha Hadid e la trasformazione dell’ex scalo merci in un hub intermodale – si muove lentamente. Masterplan presentato, approvazioni in corso, ma per San Giovanni a Teduccio – che pure rientra nei confini della visione urbana – le azioni concrete scarseggiano. Si parla di depositi, linee tram, riqualificazione attorno a Taverna del Ferro, ma i cantieri non partono. Nel mentre i problemi ambientali non si fermano. San Giovanni e Napoli Est pagano ancora le conseguenze dell’industrializzazione selvaggia, con tassi più alti di malattie respiratorie e oncologiche. L’area è un Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche ambientali. Nel 2024 il mare di Pietrarsa è stato dichiarato balneabile dopo decenni, ma il provvedimento è stato sospeso più volte. L’ultimo rilevamento dell’ARPAC, datato 16 luglio, ha evidenziato un’elevata presenza di Enterococchi intestinali ed Escherichia coli, legata a scarichi e condotte fognarie malfunzionanti.
L’obiettivo di questi lavori, dunque, sembra prettamente economico e non specificamente mirato per i cittadini. Secondo Valerio Caruso, storico ambientale e assegnista di ricerca del CNR ISMed, originario proprio del quartiere, «le infrastrutture ferroviarie sono migliorate, ma le linee devono dare priorità alla mobilità dei cittadini. A San Giovanni, MSC sta ampliando un terminal container che, senza una linea ferroviaria fino al mare, non sarà competitivo. Ma portare i treni fin lì significa sacrificare la mobilità di una Municipalità che fa 120mila abitanti. Il Comune deve chiarire: o ci stanno i container, o si estende la città verso Est. Ridare ai cittadini un chilometro e mezzo di spiaggia sarebbe più utile, anche finanziariamente, rispetto a consegnare oggi la costa alle multinazionali della logistica e domani lamentarsi del fatto che se ne siano andate perché “non era più competitivo”».
Concordante è il parere di Antonio Carcarino, fondatore del Comitato Storico 2003 che si occupa ormai da anni dei litorali di Portici e San Giovanni a Teduccio: «Il mare è di tutti, ma i progetti per il porto vanno in un’altra direzione. Prima di aumentare il traffico, si dovrebbe risolvere il problema dell’inquinamento: qui non si può nemmeno fare il bagno. Si parla di opere imponenti, ma la costa di San Giovanni è piccola. Serve accessibilità, che sia per il lungomare o per le stazioni ferroviarie, non solo grandi cantieri. Valorizziamo la cultura e la storia del quartiere prima. Le istituzioni parlano di sviluppo, ma ignorano i bisogni reali del territorio».
San Giovanni non è solo cemento e capannoni, è un quartiere vivo con una forte identità. Il lungomare, le spiagge, le panchine sono uno dei pochi luoghi in cui ci si incontra e si socializza. Forse, prima di progettare in grande, bisognerebbe partire dalle cose semplici. Quelle che i cittadini chiedono da decenni, e che nessuno – finora – ha davvero avuto il coraggio di ascoltare.
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