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Pozzuoli: oltre 1 miliardo di euro spesi per il bradisismo

Alessandro Giuseppe Terracciano
Alessandro Giuseppe TerraccianoRedazione Informare
8 novembre 20258 min di lettura

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Pozzuoli: oltre 1 miliardo di euro spesi per il bradisismo

Indice (7)

  • 1Il “Programma ex lege 887/1984” per l’emergenza bradisismo: che cosa prevedeva nel dettaglio
  • 2Il bilancio conclusivo: una spesa di oltre un miliardo di euro
  • 3320 milioni dirottati per delle linee ferroviarie ancora fragili
  • 4Il porto di Pozzuoli: ancora irrisolta la questione dell’innalzamento della banchina
  • 5Un rinnovamento delle reti stradali, ma nulla di concreto per affrontare l’emergenza del bradisismo
  • 6170 milioni destinati per un’ampia riqualificazione urbanistica
  • 7Il risultato? Un programma che si è tradotto in un vero e proprio flop

Sin dai primi anni ’80 era previsto un primo commissariamento dell’emergenza per il bradisismo. E il commissario – di volta in volta il presidente della Regione Campania – ha sempre potuto contare su un ingente afflusso di denaro per far fronte alla questione della messa in sicurezza del territorio, e in particolare quello flegreo. Ma che fine hanno fatto tutti questi fondi?

Innanzitutto, occorre fare un passo indietro, sino ad arrivare ai primi anni ’80. Allora, infatti, fu approvato il cosiddetto “Programma ex lege 887/1984“, varato dal governo proprio nel corso di una delle più intense crisi bradisismiche che hanno interessato nella storia proprio l’area del comune di Pozzuoli. Sorto come un provvedimento d’urgenza, si fissava come obiettivo principale quello di porre le premesse per la nascita di un sistema di infrastrutture idoneo per assicurare l’evacuazione del territorio flegreo, qualora fosse diventata imminente una nuova urgenza.

Il “Programma ex lege 887/1984” per l’emergenza bradisismo: che cosa prevedeva nel dettaglio

Si trattava di una legge finanziaria che avrebbe assegnato al commissario straordinario – ossia al presidente della giunta regionale allora in carica – un impianto stradale, ferroviario e un generale potenziamento dei porti situati nell’area nord-ovest del golfo di Napoli. Insomma, una misura necessaria, al fine di garantire la massima sicurezza in uno dei territori più pericolosi dell’intera penisola italiana e popolato da oltre un milione e mezzo di abitanti. Ma, da allora, che cosa è effettivamente accaduto?

Nonostante la validità del provvedimento doveva durare due anni, nessuno disattivò mai il regime straordinario. Così, il presidente di Regione – nelle vesti formali di commissario – ha continuato indisturbato a gestire direttamente fondi e cantieri. Da allora, trascorrono circa 39 anni, finché nel 2023 lo Stato – attraverso la famosa legge 183 – è intervenuto nuovamente. La norma imposta, infatti, ha chiuso in via formale il vecchio commissariamento.

Il bilancio conclusivo: una spesa di oltre un miliardo di euro

Nel frattempo, la Regione Campania ha illustrato agli organi del Senato e alla Camera una relazione conclusiva che sintetizzava le innumerevoli spese sostenute in ben quarant’anni. Un documento il cui bilancio finale lascia a bocca aperta: la Campania ha totalizzato dagli anni ’80 a oggi finanziamenti che complessivamente sono pari a un miliardo e trentasette milioni di euro – di cui 379,5 provengono dal bilancio dello Stato, mentre 657,6 consistono in fondi regionali o cofinanziati. Insomma, un investimento incommensurabile, ma i cui risultati non possono essere per nulla definiti all’altezza della spesa – almeno in termini di messa in sicurezza del territorio.

320 milioni dirottati per delle linee ferroviarie ancora fragili

Analizzando con una lente di ingrandimento più accurata in che modo sono stati spesi tutti questi soldi, salta subito all’occhio come la somma più ingente – pari a circa 320 milioni – è servita per il potenziamento della linee ferroviarie Cumana e Circumflegrea – gestite dalla holding del sistema di trasporti regionale Eav, acronimo di “Ente Autonomo Volturno”. Negli anni successivi, poi, si sono avvicendati raddoppi e ammodernamenti: tra gli esempi più lampanti, si segnalano il completamento della tratta Gerolomini-Torregaveta risalente al 2005; il raddoppio Piave-Soccavo del 2009; quello Pisani-Quarto due anni dopo, nel 2011; il perfezionamento del deposito di Quarto nel 2013; la nascita del nuovo sito di Cantieri l’anno seguente; infine, tra il 2008 e il 2017, si datano le ristrutturazioni delle stazioni di Gerolomini, Baia, Mostra e Montesanto.

Tutti interventi cruciali, e – senza considerare il loro costo – tecnicamente anche ben riusciti. Tuttavia, non hanno completamente sconfitto i talloni d’Achille del sistema infrastrutturale regionale – ossia la grave carenza e fragilità strutturale. Del resto, per quanto si legga esplicitamente all’interno del documento che l’obiettivo esplicito del programma consiste in una certa “resilienza a una crisi bradisismica”, non tutto è ancora in grado di far fronte alla sismicità della zona. A tal proposito, la galleria sotto Monte Olibano ne è una chiara dimostrazione. Il tunnel – dopo essere stato ultimato nel 2020 – in seguito ad alcuni danni riportati all’indomani del terremoto che instillò il panico nel luglio 2025, fu chiusa definitivamente – e ancora oggi risulta inagibile.

Il porto di Pozzuoli: ancora irrisolta la questione dell’innalzamento della banchina

Un’alta quota pari a circa 210 milioni è stata destinata per il consolidamento del porto marittimo di Pozzuoli. Il completamento dei lotti di rifacimento dello snodo portuale flegreo risalgono, infatti, agli anni compresi tra il 1998 e il 2010 – quando si assistette alla sistemazione definitiva del molo Caligoliano, dei piazzali di imbarco, del molo di sottoflutto e, infine, della palazzina della Guardia Costiera. Senz’altro si sono rivelati degli importanti provvedimenti per le attività di routine; tuttavia, rispetto al rischio che avrebbero dovuto fronteggiare, appaiono ancora profondamente inefficaci.

Non a caso, infatti, la Capitaneria di porto ha segnalato grandi difficoltà di attracco per i traghetti nel 2023 – quando si registrò un sollevamento del suolo di circa venti centimetri rispetto a 5 anni prima, nel 2018. Le banchine avevano ormai raggiunto un livello decisamente più alto di quello di carico, rendendo impossibile l’imbarco dei passeggeri. Alla luce di un esame più dettagliato, anche negli anni Ottanta il porto flegreo visse le medesime difficoltà. Un ennesimo segnale di come, in quarant’anni di spese, l’area sia ancora totalmente priva di infrastrutture capaci di resistere al sollevamento del terreno.

Un rinnovamento delle reti stradali, ma nulla di concreto per affrontare l’emergenza del bradisismo

Ancora, più di 250 milioni di euro sono stati investiti al fine di migliorare la rete stradale della zona – nonostante gli interventi siano iniziati con nobili progetti, consistenti nel potenziamento delle vie di fuga. I primi lavori – databili alla fine degli anni ’90, tra i quali spiccano il quadrivio di Arco Felice e le varianti di via Campana – soltanto tra il 2004 e il 2008 si sono conclusi. Successivamente, nel 2010, è stata la volta di via Napoli e della variante di piazza Capomazza. Infine, nel 2016 il rifacimento dello splendido lungomare Sandro Pertini ha richiesto un investimento di ben 13,7 milioni. Certamente, sono sorti ampi spazi per permettere ai residenti di camminare e una serie di campi sportivi; ma ancora nulla di inerente con il bradisismo.

Tra tutti gli interventi sopra menzionati, si classificano di sicuro come i più utili alla causa l’inaugurazione del sottopasso della Domiziana, il collegamento tra la tangenziale e la darsena dei traghetti, il potenziamento degli accessi dell’ospedale La Schiana e la nuova viabilità costiera, restituita alla città di Pozzuoli . Anche queste sono opere che hanno richiesto circa 50 milioni complessivi – ancora in attuazione, dopo la recente approvazione arrivata tra il 2019 e il 2022.

170 milioni destinati per un’ampia riqualificazione urbanistica

Infine, numerose altre attività collaterali hanno richiesto oltre 40 milioni di euro. Innanzitutto, si deve considerare come la bonifica delle ex aree militari – iniziata nel 2003 e conclusa nel 2011 – abbia assorbito oltre 40 milioni di euro. Poi, tra il 2008 e il 2015, fu la volta di due lotti del parco archeologico – per un totale di ben 35 milioni, ai quali si affiancano i 15 milioni destinati per la salvaguardia dei reperti rinvenuti durante le attività di scavo. Ancora, nel 2013 prende avvio nel 2013 il cantiere del parcheggio multipiano dei Gerolomini, completato nel 2016 con un costo di 25 milioni complessivi.

Ancora, accanto a tutti questi provvedimenti citati, la Regione si è impegnata in una serie di interventi che hanno restituito un nuovo assetto urbano ai comuni di Pozzuoli, Quarto e Bacoli – per un valore totale di 55 milioni di euro. Tra questi, si ricordano rotonde, arredi urbani e una lista infinita di sistemazioni paesaggistiche che, se hanno qualche legame con l’emergenza bradisismi, è pur sempre indiretto.

Il risultato? Un programma che si è tradotto in un vero e proprio flop

Il risultato è dunque sotto gli occhi di tutti: si tratta di un programma che, pur avendo progettato originariamente una serie di interventi volti a garantire la protezione civile, si è lentamente e inesorabilmente trasformato in un enorme archivio di opere pubbliche. Una pratica che non ci è per nulla estranea, se si volge lo sguardo a cosa si stia facendo con i fondi del Pnrr. Dunque, la conseguenza è che l’intera area dei Campi Flegrei è ancora sprovvista di un valido sistema integrato di fughe e di collegamenti capace di far fronte alla sismicità del territorio. In sintesi, un commissariamento che, a dispetto delle sue origini e di quanto si era posto di prevenire, si è tradotto in un vero e proprio flop, portando a termine poco se non nulla di quello che si era prefissato di portare avanti.

Leggi anche: Riqualificazione urbana a Pozzuoli: nuova via di fuga dal bradisismo

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  • #bradisismo
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Alessandro Giuseppe Terracciano
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