
Il Premio Nobel per la Pace va alla militante iraniana ed ex giornalista Narges Mohammadi, da decenni in prima linea dentro e fuori le carceri iraniane, tra soprusi e molestie.
Vice presidente del Centro per la difesa dei Diritti Umani, Narges Mohammadi è stata arrestata nel 2016 dalle autorità locali e si trova ancora in prigione. Un premio per essersi sempre battuta “contro lʼoppressione delle libertà in Iran“.
Narges Mohammadi ha 51 anni. Attualmente è detenuta in un carcere iraniano. È stata premiata “per la sua lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e la sua lotta per promuovere i diritti umani e la libertà per tutti”, in una nota della Presidente del Comitato norvegese per il Nobel, Berit Reiss-Andersen, a Oslo.
Ad oggi le proteste continuano e questo clima di rivoluzione si è acceso in due date precise. Il 15 agosto 2022 il presidente Ebrahim Raisi emana un decreto che comprenderà ancora più restrizioni sull’abbigliamento femminile. Il 16 settembre 2022 muore Mahsa Amini in circostanze misteriose, a seguito di un arresto per indossare il velo in maniera poco consona. Secondo le forze dell’ordine, si sarebbe trattato di un malore improvviso. La famiglia non ci ha mai creduto, trasmettendo il bisogno di verità a tutta la comunità iraniana.
Il dissenso si è espanso e la comunità si è unita per i propri diritti. Tutto ciò, però, ha anche causato una repressione brutale da parte delle forze del governo con numeri altissimi di morti, feriti e condanne a morte. Le proteste iraniane sono sì fortemente legate al riavere i propri diritti, ma sono anche dovute ad una profonda crisi economica che colpisce sempre di più i giovani.
Narges Mohammadi ha descritto il premio come un riconoscimento alle centinaia di migliaia di iraniani che hanno manifestato nell’ultimo anno contro “le politiche di discriminazione e oppressione del regime teocratico nei confronti delle donne. Milioni di iraniani applaudiranno questo premio insieme agli attivisti per i diritti umani di tutto il mondo”.
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