
Nella mattinata dello scorso 20 maggio alla Camera dei Deputati si è tenuta una conferenza stampa di presentazione della Relazione annuale al Parlamento dell’attività svolta dall’Autorità Anticorruzione nel 2024, illustrata dal presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), Giuseppe Busìa.
Il presidente ANAC ha segnalato moltissime criticità della gestione da parte della pubblica amministrazione. I ritardi del Pnrr, che in alcuni settori vedono una spesa inferiore al 30% delle risorse destinate; il calo di appalti di lavori con una riduzione del 38,9%. Ma, tra tutte le criticità, forse quella più impressionante è la preponderanza degli affidamenti diretti, pari al 98% dell’acquisto di servizi e forniture.
Il Presidente Busìa, nelle sue parole alla Camera, non lascia spazio a interpretazioni: “Troppi continuano ad essere gli affidamenti diretti, la cui incidenza numerica, sul totale delle acquisizioni di servizi e forniture del 2024, è risultata essere di circa il 98%. Preoccupa, soprattutto, il crescente addensamento degli affidamenti non concorrenziali tra i 135.000 e i 140.000 euro, a ridosso della soglia: più che triplicato rispetto al 2021, quando il valore-limite era di 75.000 euro. Specie in alcuni contesti, gli amministratori onesti si trovano più esposti a pressioni indebite, non potendo più opporre l’esigenza di dover almeno aprire un qualche confronto competitivo con altri operatori economici, al di sotto dei 140.000 euro”. Ricordiamo, infatti, che la soglia per l’affidamento diretto è di 139mila euro per i servizi e 150mila euro per i lavori.
L’irregolarità avverrebbe soprattutto tramite la parcellizzazione degli interventi. Sottolinea Busìa: “L’eccesso di frazionamento artificioso degli appalti per rimanere al di sotto delle soglie di legge, dietro cui sovente si nascondono sprechi e infiltrazioni criminali e mafiose”. Molto spesso un intervento viene diviso in micro-interventi al di sotto della soglia di 150mila euro, in modo da poterli affidare direttamente spesso allo stesso operatore economico. Queste pratiche, oltre ad essere vietate dalla legge, mettono seriamente in discussione una giusta concorrenza e il principio di rotazione di programmazione di un ente pubblico. La creazione ad-hoc di appalti o di affidamenti diretti cosiddetti “impacchettati” non è una novità, soprattutto nelle nostre zone. Non a caso anche il prefetto di Caserta ha evidenziato queste criticità nella relazione del prefetto sullo scioglimento del Comune di Caserta.
La stragrande maggioranza delle criticità censite da ANAC riguarderebbe soprattutto i Comuni medio-piccoli (soprattutto al di sotto dei 15000 abitanti), dove queste pratiche sono estese e sistemiche. E, in particolar modo, si concentrano maggiormente al Sud, dove le fragilità amministrative e il contesto finanziario contribuiscono a pratiche di elusione. Spesso, di fatti, non derivano da intenzioni maligne, bensì da carenze strutturali (assenza di personale) o da esigenze temporali.
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