
Pagare le tasse è un dovere fondamentale su cui non si discute, ma quando erodono in maniera importante le entrate annuali è lecito chiedersi se sia possibile ridurre la propria pressione fiscale. Nel 2023, secondo quanto è emerso dall’osservatorio trimestrale dell’Istat, l’indebitamento delle Amministrazioni pubbliche (AP) in rapporto al PIL ha mostrato un peggioramento rispetto allo stesso trimestre del 2022 (-12,1% da -11,3%) per la minore incidenza delle entrate, riflesso in una riduzione della pressione fiscale.
Secondo quanto emerge dallo studio Fact Checking sul DEF realizzato dal Centro studi di Unimpresa, la pressione fiscale “vera”, misurata come rapporto tra il totale delle entrate nelle casse dello Stato e il prodotto interno lordo, sfiorerà il 49% nel 2023 e si avvicinerà al 48% nel 2024. Si tratta di livelli superiori rispetto a quanto inserito nell’ultimo Documento di economia e finanza, dove si indicano percentuali rispettivamente 43,3% e 43%.
Tale discorso si può fare per gli anni successivi, con una pressione fiscale sempre più alta: 47,6% nel 2025 (42,9% nel Def) e 47,1% nel 2026 contro il 42,7% “dichiarato” dal governo. Nel 2025 e nel 2024 il totale si attesterà a 1.035,3 miliardi e 1.055,1 miliardi restando, quindi, stabilmente oltre la soglia dei mille miliardi.
Nel complesso, tra il 2023 e il 2026 si registrerà un aumento del gettito di 123,6 miliardi rispetto al 2022 (+13,3%). La spesa dello Stato è destinata ad aumentare nei prossimi tre anni, quando dalle casse dello Stato usciranno 1.076,8 miliardi, 1.101,4 miliardi e 1.111,9 miliardi. In totale, tra il 2023 e il 2026, rispetto al 2022, ci saranno uscite aggiuntive per 28,5 miliardi (+2,6%).
A pesare sulla crescita sarà la spesa corrente, mentre gli investimenti pubblici si assottiglieranno di 47,6 miliardi (-32,9%).
La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 7,6% in aumento di 2,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, a fronte di una crescita della spesa per consumi finali più contenuta rispetto a quella del reddito lordo disponibile. La quota di profitto delle società non finanziarie è stata pari al 43% con una diminuzione di 0,9 punti rispetto al trimestre precedente.
L’ultima analisi Eurostat rivela che in Italia ogni mille euro di reddito circa 430 vanno al fisco. Nel 2022, rileva lo studio, le imposte e i contributi sono stati pari al 42,9% del Pil, in salita rispetto al 42,8% del 2021. Il dato è sopra la media europea, ma non è il peggiore dell’Ue: l’Italia si posiziona infatti al sesto posto su 27.
La pressione fiscale più alta si rileva in Francia con il 48% del Pil, seguita da Belgio (45,6%) e Austria (43,6%). Al contrario, i paesi che hanno registrato un minor rapporto imposte/Pil sono Irlanda (21,7%), Romania (27,5%) e Malta (29,6%). Il maggior aumento della pressione fiscale dal 2021 al 2022 è stato a Cipro (+1,7%), la diminuzione più grande in Danimarca.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...