
È davvero possibile trovare un compromesso tra chi esalta la bellezza al naturale e chi invece, per pura curiosità o per esigenza, ricorre a piccoli interventi chirurgici? No. Posso dirlo con certezza dopo aver avuto l’occasione di effettuare una piccola indagine sociale.
In quest’articolo metteremo a confronto due personalità completamente differenti tra di loro: Federica, amante dell’estrema naturalezza, dell’accettazione a tutti i costi del proprio corpo, le rughe sono per lei la massima espressione del volto e di una vita vissuta, che bisogna mostrare; poi c’è Ludovica, favorevole alla chirurgia, che non vede le “modifiche” come un insulto alla propria naturalezza ma come un aiuto, “se ci si vede più belli, perché no?”.
Ho parlato con loro in momenti differenti, ponendogli domande identiche. Quando mi sono trovata a trascrivere le risposte mi sono resa conto di come la conversazione sembrasse un botta e risposta tra due persone in quel momento vicine. Non vi è un vero e proprio punto di incontro tra le due visioni, ma l’argomento ricorrente ha riguardato “l’accettazione”, un concetto interessante su cui mi sono concentrata nel corso delle interviste. Per darvi un’idea di come i pensieri delle due donne siano contrapposti basta porgli la domanda: “Hai mai fatto ricorso ad interventi di chirurgia estetica?”.
Federica mi risponde così: «Non ho mai fatto nessun tipo di intervento. Nulla. Spesso i nostri difetti sono gli elementi che più ci caratterizzano. Quando c’è stato qualcosa che non mi piaceva di me, l’ho risolto con rimedi naturali: mi alleno, mangio bene, non ho mai pensato a liposuzioni o altro». Ludovica, invece, controbatte dicendo «sono favorevole alla chirurgia estetica, la motivazione principale è che secondo me una persona deve stare bene con sé stessa anche esteticamente. Se non sono più a mio agio con il mio corpo, perché non modificarlo? C’è stato un momento dopo la gravidanza in cui non riuscivo a vedermi più in costume, avevo un rifiuto estetico allo specchio, ed ho rifatto il seno. Oltre quello faccio un po’ di filler e botox per le rughe del viso o per sistemarmi un po’ le labbra. Ho anche una piccola gobbetta sul naso che “risolvo” con il rinofiller».
Qualcuno direbbe che il tempo è nemico della bellezza. Accettare il cambiamento del proprio corpo o del colore dei capelli non sempre risulta naturale. Si entra quindi in una condizione psicologica di rifiuto della realtà. I segni della maturità danno fastidio? Aiuterebbe eliminarli? Semplicemente, come ci ricorda la nostra Ludovica, si tratta di “aiutarsi” senza però cambiare i connotati. Per lei, infatti, mantenere una naturalezza estetica risulta fondamentale: «Non è che non ami le mie rughe, ma se non mi fanno stare bene non capisco il perché le debba tenere. Non sono contro il passare del tempo, ma se è possibile, perché non aiutarsi? Sono contro ogni tipo di eccesso, ma oggi mi sento più bella». «Io invece voglio amare le mie rughe, i miei capelli bianchi – mi racconta Federica – I segni della maturità mi piacciono, se li elimini totalmente è come se scomparisse un po’ l’anima di una persona. Ho un ricordo di mia nonna con i capelli grigi e li adoravo».
Si dice che i ritocchini portino dipendenza. Alla domanda Federica afferma: «Sto leggendo un libro che parla dell’evoluzione della figura della donna, di come questa sia stata etichettata nel tempo in un determinato modo. Di conseguenza, si cade in questa “roba” per raggiungere quel prototipo di bellezza. Se nella nostra educazione questi paletti non fossero mai esistiti, un po’ come accade per gli uomini, non credo che tutte queste donne ricorrerebbero alla chirurgia». Una risposta che potevo prevedere data la sua posizione sul tema. Se lo chiedessi a chi invece è pro, la risposta potrebbe essere di parte? Ludovica è estremamente sincera: «Assolutamente sì, porta dipendenza e lo provo anche e soprattutto su di me. Ho cominciato facendo la rughetta, mi sono vista meglio e ho iniziato a fare altro. È questo il meccanismo che ti frega».
Ho chiesto a Federica se ci fosse una donna dello spettacolo “rifatta” che le piacesse, mi dice subito: «Non credo ci sia una donna dello spettacolo non rifatta». Ho posto il quesito anche a Ludovica che, senza pensarci troppo, mi risponde: «La Canalis perché si rifà ma non in maniera estrema, ha quei piccoli accorgimenti estetici che non gli stravolgono il viso».
Nel corso della chiacchierata con le ragazze mi sono posta una domanda, che pongo anche a voi lettori: chi è più “giudicante”? Una persona contro ogni tipo di artificio non naturale o chi ne fa ricorso? Una mia idea me la sono fatta.
Chiedo allora alle due intervistate se tendono a giudicare chi ricorre ad un aiuto chirurgico. «Dipende – mi dice Federica – Se mi chiedi se sono pro sul tema ti dico di no, ma ci sono persone che soffrono sfortunatamente di complessi che hanno origine da traumi o comportamenti errati in famiglia, relazioni tossiche. Di conseguenza, un naso non conforme a quello perfetto che ti suggerisce la società ti compromette l’esistenza. In quel caso lo comprendo, ma non lo faccio quando si tratta di uno sfizio. Oggi su 10 donne 9 hanno il filler. È possibile che per molte di loro sia solo per omologarsi? Io penso di sì. Se non mi piaccio, mi trucco, un rimedio più semplice». Ludovica controbatte dicendo che «questo fenomeno ingloba la maggior parte delle donne e ormai anche gli uomini. Se una persona non lo facesse per esigenza ma per curiosità, non la giudicherei a prescindere. Mi reputo una persona che non commenta le scelte altrui. Volevo specificare che io ad esempio non mi trucco (ride ndr), preferisco non mettere chili e chili di stucco sul viso. Rimedi diversi, ma il concetto è lo stesso, no?».
Le mie domande sono terminate e le loro posizioni sono abbastanza chiare. Mi hanno parlato entrambe di accettazione della propria persona ma con visioni diverse sul tema. Si potranno mai mettere d’accordo due figure come Federica e Ludovica? Forse io ci sono riuscita con un ultimo quesito: “L’uomo rifatto piace?”. «No» mi rispondono categoricamente entrambe.
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