
La proposta del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di reintrodurre il latino nelle scuole
medie ha suscitato un ampio dibattito nel panorama educativo italiano. La sua idea parte da un
progetto di riforma della scuola, che mira a valorizzare la lingua latina come strumento
fondamentale per lo sviluppo del pensiero critico e per la comprensione delle radici culturali
dell’Europa.
È da decenni che in Italia si discute sull’utilità del latino, all’interno di un dibattito più ampio che riguarda la necessità di adattare la scuola italiana alle esigenze del panorama contemporaneo. Per alcuni, il latino rappresenta un simbolo d’eccellenza del nostro Paese, per altri il residuo di una tradizione che sarebbe meglio abbandonare, almeno al di fuori del liceo classico. Chi è contrario all’insegnamento del latino a scuola sostiene che sia una materia molto meno utile di altre, e dunque colpevole di sottrarre tempo all’insegnamento dell’inglese, di una seconda lingua straniera o di materie più in linea con il mercato del lavoro contemporaneo. L’Italia è tra i Paesi UE in cui si studiano meno le lingue straniere: solo il 24% degli studenti delle superiori studia 2 o più lingue straniere, in Francia la percentuale è del 99.7%.
Il latino è percepito da molti studenti come una materia ostica, un inutile trafila di regole grammaticali e sintattiche che dovrebbe essere insegnata solo in contesti in cui ci si possa dedicare il giusto tempo, come al liceo classico o all’università. Secondo un sondaggio condotto su 1500 studenti, la materia più odiata sarebbe per il 38% la matematica e per il 16% il latino. Sono anche alcuni docenti a sostenere che insegnare una lingua così complessa a studenti troppo giovani o poco motivati non sia la strada giusta. Un altro argomento contro la proposta è la carenza di insegnanti qualificati. Se il latino dovesse essere reintrodotto, sarebbe necessario formare nuovi docenti, o almeno fornire una formazione adeguata a quelli già in servizio.
“Il latino apre la mente”, questa è una frase che rimbomba soprattutto nella mente degli studenti del liceo classico. La scelta di introdurre il latino alle medie, infatti, ha lo scopo di migliorare la condizione attuale dell’analfabetismo funzionale in Italia: il 35% degli italiani infatti non sarebbe in grado di comprendere una frase semplice. Diversi linguisti e neuroscienziati hanno approfondito il legame tra lo studio del latino (e in particolare della sua sintassi) e una maggiore capacità logica. Tradurre una frase latina si configurerebbe come un problema matematico da risolvere, ed esercitarsi a farlo contribuirebbe ad allenare la mente, a trovare soluzioni a quesiti scientifici e ad apprendere altre lingue.
Al di là degli aspetti sintattici e grammaticali per molti lo studio del latino significa avvicinarsi a una società certamente lontana, ma da cui in ogni modo deriva la nostra. Si sostiene poi che la scuola non dovrebbe solo preparare al lavoro, ma anche trasmettere una conoscenza autonoma e autosufficiente, con lo scopo di formare dei cittadini migliori. Dunque, l’idea di reintrodurre il latino nelle scuole medie è senza dubbio una proposta controversa, ma offre anche un’opportunità per riflettere sul valore della cultura classica e su come eventualmente poterla adattare alle esigenze educative moderne.
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