
Toni Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia Onlus ha diramato nei giorni scorsi un comunicato stampa per tirare le orecchie, tra gli altri, a Mons. Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, in merito ad una iniziativa organizzata dalla parrocchia di Santa Maria di Piedigrotta a Mergellina per discutere di tematiche LGBT+.
Alla tavola rotonda, organizzata dalla commissione per la pastorale della parrocchia il 22 febbraio scorso, erano seduti in qualità di relatori Mario Caserta, del Gruppo cristiani LGBT “Ponti da Costruire”, Suor Anna Maria Vitagliani, delle religiose di Nazareth, esperta di Sacra Scrittura e impegnata nella pastorale “di frontiera”, soprattutto per l’ambito LGBT, il prof. Antonio Gentile, teologo cattolico e psicoterapeuta, e Carmelina Smaldone, presidente della sezione napoletana dell’Agedo (Associazione di genitori, parenti e amici di persone LGBT).
Ma l’iniziativa, che segue di pochi mesi la dichiarazione pontificia “Fiducia Supplicans” che ha scatenato polemiche in tutta la Chiesa esponendola ad una divisione interna, non è stata gradita ai vertici di ProVita che si sono detti «sconcertati e allarmati dalle iniziative promosse nelle scorse settimane su temi Lgbtqia+ in alcune parrocchie delle Diocesi di Napoli e Chiavari». Ma ciò che sconcerta di più, dicono da ProVita, «è il silenzio sia di monsignor Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, sia di monsignor Giampio Luigi Devasini, vescovo di Chiavari, ai quali ci siamo appellati chiedendo chiarimenti, con due lettere ufficiali, prima dello svolgimento degli eventi stessi».
«Nonostante il condivisibile intento di promuovere una cultura del rispetto e della convivenza civile – continua il comunicato a firma di Toni Brandi – lascia interdetti che realtà parrocchiali si siano fatte promotrici di tali tematiche e ci lascia ancor più sconcertati e sinceramente sorpresi. L’ideologia gender, portata avanti proprio dal mondo Lgbtqia+, è stata infatti più volte condannata da Papa Francesco nel corso del suo Pontificato, un’ideologia che rappresenta “il pericolo più brutto” come ha dichiarato il Santo Padre venerdì scorso».
Il comunicato prosegue con il ritornello solito proposto dalle realtà cattoliche più conservatrici, e cioè l’intento di smantellare la “famiglia tradizionale” pensata da Dio: «Una dottrina che mira al sistematico smantellamento della famiglia naturale fondata da un uomo e una donna e del diritto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà oltre che della libertà educativa di questi ultimi. Ci auguriamo, ma siamo ancora fiduciosi in una eventuale risposta da parte dei vescovi, che si sia parlato solo ed esclusivamente del giusto rispetto dovuto ad ogni persona, ma anche con la condanna verso pratiche omosessuali, che sono intrinsecamente disordinate, così come da sempre dichiara il Magistero della Chiesa».
Ma i vescovi non si fanno intimidire e si moltiplicano le iniziative, soprattutto di preghiera, che coinvolgono le diocesi italiane. La breccia fu aperta nel 2018 da Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, che propose una veglia di preghiera in occasione della Giornata Internazionale per il Superamento dell’Omofobia, per la quale il presule siciliano compose anche una preghiera. A lui fece eco proprio Domenico Battaglia, allora vescovo di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti: «Dobbiamo smettere di pre-eleggere le persone verso cui andare. Non dobbiamo cercare chi sia il nostro prossimo, la necessità è rendersi prossimi di chiunque». All’iniziativa palermitana si accodarono altre diocesi, che ancora propongono momenti di approfondimento e di riflessione: Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Lucca, Lecce, Milano, Parma, Genova, Ragusa.
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