
Ospitare uno studente internazionale non è solo un gesto di accoglienza: è un viaggio che inizia tra le mura di casa e si allarga a culture, lingue e orizzonti nuovi. Intercultura ODV, associazione educativa senza fini di lucro, offre ogni anno a centinaia di famiglie italiane la possibilità di vivere questa straordinaria avventura umana. Accogliere uno studente da un altro Paese significa condividere la quotidianità, confrontarsi con differenze culturali, e scoprire quanto si possa imparare dall’incontro con “l’altro”. Ma com’è davvero questa esperienza nella vita di tutti i giorni? Cosa cambia nella dinamica familiare? E cosa si riceve, a livello umano, da questa scelta? Per scoprirlo, abbiamo intervistato Caterina Di Iorio, una mamma che ha deciso di aprire la propria casa a uno studente internazionale: Pitta, che dalla Thailandia è arrivata a Sessa Aurunca, per vivere e studiare un anno scolastico in Italia. Abbiamo chiesto a Caterina, che nella vita insegna lettere al liceo musicale A. Nifo della città, di raccontarci la sua esperienza, le emozioni, le sfide e le gioie di questo percorso interculturale vissuto insieme a Giovanni suo marito e ai loro due figli.
«Ho sempre avuto un grande interesse per la cultura altra, per la cultura diversa dalla nostra e quando ho potuto mi sono avvicinata molto allo straniero, in tutti i modi, non solo viaggiando, ma proprio conoscendo persone straniere anche in Italia; mi è capitato occasionalmente, oppure, sono entrata io in contesti e in situazioni che potessero darmi il piacere e la possibilità di questi confronti culturali così ampi. L’idea di ospitare una ragazza in particolare l’ho sempre avuta essendo io un’insegnante, quindi amando il mondo degli adolescenti con i quali mi sento sempre in contatto. Per cui abbinando un po’ tutti questi obiettivi e tutti questi interessi si è creata poi l’opportunità attraverso Intercultura che sul territorio è nobilmente rappresentato da carissime amiche, quindi si è presentata l’occasione e l’ho colta al volo».
«L’esperienza con la ragazza thailandese è stata breve perché loro hanno dei tempi lunghi e distesi e quindi un anno non è stato lungo per conoscerla. In questi ultimi giorni mi sto rendendo conto di quanto il cammino sia stato intenso e profondo e di quanto la cultura orientale sia diversa dalla nostra, perché credo che adesso Pitta, ora che sta per andare via, si sente proprio a casa. Quindi sì, un anno è stato breve, perché c’è stata una discrezione da parte sua, un’eleganza nel camminare sempre in punta di piedi, metaforicamente nella nostra casa, per cui vederla oggi aprire il frigorifero con disinvoltura oppure sedere sul divano come vuole, e soprattutto sorridere sempre, sempre, significa che adesso lei è proprio contenta di stare qua, quindi ripeto, è stata un’esperienza breve per quanto mi riguarda».
«Ce ne sono stati tanti di momenti emozionanti, però due forse in particolare, un po’ di più. Quando siamo stati via per qualche giorno in occasione del mio compleanno e lei è rimasta con uno dei nostri figli, mi scriveva tanto e mi diceva che le mancavo, questo è stato molto emozionante. Le abbiamo preso un pensierino e siamo rientrati: l’ho trovata accanto alle scale che ci stava aspettando con un regalo per me; erano degli orecchini tailandesi bellissimi, che evidentemente la mamma le aveva inviato. Questa attenzione alla mia persona, ma anche alla persona di Giovanni è stata incredibile. E poi un altro momento emozionante è stato proprio qualche giorno fa, quando parlando della sua partenza prevista agli inizi di luglio, lei mi ha detto “io piangerò“, è stato bello sentire questo».
«Io direi ad una madre, ad un padre, ad una famiglia, ad un fratello, a una sorella ospitante, che i dubbi sono normali, ma che vanno superati. Questa è un’esperienza che in una vita così assurda come la nostra, fatta solo di appuntamenti imprescindibili con spazi sempre più ridotti di umanità, di bellezza, di inaspettato, può essere tutto questo comodamente a casa propria. Noi amiamo viaggiare e sappiamo anche quanto sia impegnativo farlo sia economicamente sia mentalmente perché ti metti alla prova, fare un’esperienza di ospitalità con Intercultura non significa stravolgere la propria vita, ma al contrario arricchirla restando comodamente a casa propria. È un’esperienza che apre la mente, il cuore, e ti fa guardare il mondo con occhi diversi. Inoltre Intercultura è sempre presente per qualsiasi cosa, dall’ordinario allo straordinario; non ci possono essere i dubbi nell’aprirsi al mondo, all’altro, tutto quello che accade fa parte della vita, ma non può accadere niente di strano se non la bellezza dell’inaspettato, della gioia di vedere una persona così diversa che ci onora della sua presenza. nella nostra famiglia e nel nostro paese. Noi, oggi, sentiamo di avere una figlia in più… a 9.000 km da qui».
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