
A Marcianise lo stemma cittadino porta inciso un verbo latino: Progreditur. “Avanza”. È una parola che nasce nell’Ottocento, quando il titolo di città andava conquistato, e che ancora oggi sembra un monito più che uno slogan.
Su quel motto si innesta il nuovo libro di Alessandro Tartaglione, che sceglie di raccontare storie, persone, frammenti di memoria per capire come una comunità riesca a costruire la propria identità.
“Progreditur. Storie e persone dalla città che avanza” non ha l’impianto di un saggio accademico né la leggerezza di una cronaca locale: sta in una terra di mezzo, dove archivi e testimonianze si intrecciano con ricordi personali e racconti raccolti sul campo.
Alcuni nomi sono già noti al pubblico marcianisano, come Antonio Mandarino, pittore naif, o Vittorio Moriello, scultore che da qui è arrivato fino ai musei di Sperlonga. Altri, invece, vengono riportati alla luce per la prima volta, come nel caso di Onofrio Buccini, di cui Tartaglione ha ricostruito una parte della vicenda grazie a documenti rintracciati alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Il testo si muove tra biografie e aneddoti.
C’è una gita scolastica del 1870, che da semplice cronaca diventa specchio di un’epoca. C’è l’eucalipto centenario piantato al centro della città, che diventa simbolo naturale e sociale, legato alla memoria olfattiva di chi ne ha respirato il profumo. Sono tasselli che restituiscono una narrazione collettiva, dove la storia non è mai neutra, ma si mescola con la vita quotidiana.
Il titolo stesso richiama l’idea di movimento. Non solo perché “progreditur” invita a guardare avanti, ma perché lo stesso nome di Marcianise, etimologicamente, richiama il verbo latino “marciare”. Una città che non resta ferma, almeno nell’immaginario, e che ha bisogno di rileggersi attraverso i suoi cittadini per continuare a camminare.
La copertina, opera di Luciano Restivo, contribuisce a fissare questa visione: non un’immagine celebrativa, ma un disegno che suggerisce la città come terreno da arare, da rimettere in circolo, più che da contemplare. Il libro arriva dopo altri due lavori dell’autore dedicati a Marcianise, I Love Marcianise Maitant e Marcianisano Doc.
Insieme formano una sorta di trilogia, ma non danno l’impressione di chiudere un discorso. Piuttosto, aprono la strada a nuove ricerche, perché la memoria di un luogo non si esaurisce mai in un solo volume. Progreditur si legge allora come un esercizio di riconoscimento. Non c’è la retorica del “siamo stati grandi” né la nostalgia sterile di ciò che non c’è più. C’è, piuttosto, l’idea che una città sia fatta di dettagli, di storie minute, di simboli che resistono. E che per immaginare il futuro serva prima guardare indietro, senza enfasi, con la sobrietà di chi sa che il progresso non è una corsa, ma un cammino lento, condiviso.
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