
Nella giornata di domenica 4 gennaio, gli attivisti delle associazioni ambientaliste casertane hanno manifestato contro l’abbattimento di 750 lecci della Reggia di Caserta. Numerose le associazioni presenti all’interno del complesso vanvitelliano, oltre anche a consiglieri regionali (il neoeletto Raffaele Aveta del M5S), deputati (Francesco Emilio Borrelli di AVS) ed altri esponenti politici. A presiedere il raduno è stato l’agronomo Matteo Palmisani, delegato LIPU Caserta, che noi di Informare avevamo già intervistato per il numero di gennaio del Magazine (prossimamente in uscita anche sul web). In quella intervista ci aveva già accennato come il parere delle associazioni discordasse con quello della direzione Reggia (direttore Tiziana Maffei).

Abbiamo sentito nuovamente l’agronomo Palmisani che ci ha fatto il punto sulla giornata: «Nonostante le condizioni meteo e le problematiche per fare i biglietti, eravamo più di 50 persone. La rete di associazioni c’era (Roller, UISP, Pax Christi, Legambiente, Italia Nostra, Acqua Pulita etc.) e anche i rappresentanti politici hanno risposto». La mattinata si è svolta così: «L’appuntamento era alle 10 fuori all’ingresso principale della Reggia, abbiamo fatto i biglietti e siamo entrati nel Parco. Una volta dentro abbiamo fatto una foto e siamo intervenuti facendo delle dichiarazioni. Poi ci siamo addentrati nel parco e ci siamo recati presso i filari di lecci e ho esposto un po’ la questione: per le associazioni solo 100 lecci circa su 750 possono essere abbattuti, mentre i restanti possono essere curati e lasciati in pace».
Dopotutto l’attenzione da parte della direzione, secondo le associazioni, è arrivata solo ultimamente: «Il direttore Tiziana Maffei si è sempre vantato di averli sistemati. In realtà in una precedente conferenza già mi fece vedere questa fotografia che mostrava gli alberi defogliati, quindi noi chiedevamo che venissero curati. Ma, in realtà, venivano solo potati, tant’è che ora i filari sono completamente squilibrati. È stata l’incuria che ha portato a far ammalare molte di queste piante». Per le associazioni la soluzione starebbe nel curare questi alberi piuttosto che abbatterli. A seguito di dichiarazioni del direttore che parlava la sostituzione dei lecci invece dell’abbattimento, Palmisani dice: «Ci stanno alberi di 150 anni che non puoi sostituire con alberelli di 3 metri, che sono gli unici a disposizione nei vivai».
Ricapitoliamo un po’ la questione dall’inizio. Nella precedente intervista, oltre a raccontarci la cura del verde casertano da parte della LIPU, Palmisani ci aveva già ricostruito la situazione: «Nel 2023 la rete di associazioni fu allertata dall’idea che la direzione Reggia volesse abbattere 750 lecci della via dell’acqua. Quindi noi chiedemmo al direttore Tiziana Maffei di poter accedere, ci acconsentì a fare questi sopralluoghi e noi contammo uno ad uno tutti i lecci. Il nostro parere riscontrava un massimo di 100 lecci che erano in gravi condizioni, compresi quelli secchi».
Il parere associativo risulta essere discorde con quello dei tecnici ingaggiati dalla direzione Reggia: «Noi esponemmo le nostre relazioni e ci confrontammo anche con i docenti che il direttore aveva ingaggiato, con i quali non ci trovavamo assolutamente d’accordo né sul numero dei lecci né sulle prospettive. Perché secondo noi i lecci non solo si possono curare, ma – cosa che non è mai stata fatta fino ad adesso – possono essere anche sostituiti pochissimo alla volta dove esistono dei vuoti come abbiamo fatto noi a Piazza Vanvitelli con il mastice agricolo».
Dello stesso parere è il consorzio universitario Benecon, che ha rilevato che solo il 6,9% dei lecci presenta gravi problemi fitosanitari, mentre oltre il 90% sarebbe in buona o ottima salute.
Al contempo, da parte del direttore della Reggia di Caserta Tiziana Maffei, ci sarebbe la necessità di dover usufruire di fondi PNRR vincolati a tempi ristretti. Ultimamente avrebbe anche dichiarato che “non si tratta di abbattimento dei lecci, ma di sostituzione . È una differenza sostanziale , che purtroppo viene ignorata o travisata perché più facilmente strumentalizzabile”.
Sul piano istituzionale ci sono stati timide opposizioni. La Soprintendenza di Caserta e Benevento ha riconosciuto il progetto, ma ha avvertito che l’abbattimento massiccio comporterebbe una significativa “perdita dei valori storici e paesaggistici”, raccomandando una sostituzione graduale e diluita nel tempo. Il Comitato tecnico-scientifico del Ministero della Cultura ha espresso un parere favorevole di principio, ma ha insistito sull’impatto ambientale dell’operazione, suggerendo un cronoprogramma più lungo, almeno 18 mesi.
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