
Un caro saluto a tutti i lettori. Questa settimana cominciamo a parlare di emozioni. A cosa servono le emozioni e come possiamo gestirle al meglio per non danneggiarci, per non danneggiare? Gli scenari di queste ultime settimane mi inducono a cominciare proprio dalla rabbia, un’emozione tanto temuta e spesso di difficile gestione. Ma vediamo perché e se è possibile avere una gestione diversa che sia più funzionale meno dannosa.
Le emozioni sono fondamentali perché attraverso le emozioni noi entriamo in contatto col mondo, con gli altri, con noi stessi. Le emozioni hanno tutte una forte componente corporea oltre che psicologica, ma proprio perché non sono sempre positive molte persone hanno difficoltà ad entrarci in contatto e a riconoscerle e dunque ad esprimerle. Spesso le neghiamo, le rimuoviamo, le sostituiamo con altre emozioni più accettabili, ma tutte queste strategie che troviamo non sono molto funzionali soprattutto se le prolunghiamo nel tempo. Il miglior modo di gestire le emozioni è imparare a riconoscerle e a viverle anche quando non sono proprio piacevoli, come la tristezza o la rabbia.
Normalmente la rabbia è considerata un’emozione negativa, ma in realtà la rabbia ha come tutte le emozioni, una sua funzione adattiva, ci aiuta, infatti, nell’autodeterminazione, ed è mossa dall’istinto di difendersi per sopravvivere nell’ambiente in cui ci si trova. Dunque, ha una funzione protettiva e di difesa, ma anche, ci orienta nell’ambiente per raggiungere i nostri obiettivi.
In accordo con quanto abbiamo detto se la rabbia non è diretta a soddisfare la sua pulsione primaria, fallisce il suo scopo. Se non la uso per proteggermi, per difendere il mio spazio, per raggiungere un obiettivo, ma piuttosto la nego, la reprimo, non la accetto dentro di me perché è sconveniente, allora sto creando la basi per un acting out, ovvero, questa energia potente, a lungo repressa prima o poi troverà modo di esprimersi ma lo farà nel peggior dei modi trasformandosi in comportamenti distruttivi e violenti.
Le esplosioni di rabbia ripetute però possono nascondere anche altre emozioni molto profonde ancora più difficili da accettare, come per esempio una profonda sofferenza interiore come la depressione, o senso di colpa e vergogna. Sembra paradossale ma sono talmente potenti queste emozioni che la persona le maschera dietro la rabbia.
La linea guida sarebbe dunque quella di non negare le emozioni di qualunque natura siano, accoglierle, dare loro, lo spazio sufficiente nel proprio mondo interno per essere pensate, elaborate, vissute e poi espresse, senza aver paura di ferire o di ferirsi. Se qualcuno ci facesse arrabbiare, la cosa più logica di questo mondo sarebbe quella di poter esprimere verbalmente questa rabbia anche con semplici parole come: “quando fai così mi ferisci”, oppure “certi tuoi comportamenti mi fanno arrabbiare” e imparare a negoziare i propri bisogni con quelli dell’altro attraverso la comprensione dei due mondi. Ma di questo parleremo poi nel prossimo articolo.
Buon inizio settimana a tutti
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