
Domani sarà il grande giorno del PUC a Castel Volturno. Uno strumento regolatore che hanno la stragrande maggioranza dei comuni in Italia, ma che nella cittadina castellana non è mai stato approvato.
Ciò ha creato uno sviluppo a macchia di leopardo, lasciando spazio ad una gestione clientelare che ha minato il decollo del territorio. Di PUC se ne parla da tempo, ma qual è l’amministrazione che ha dato l’avvio all’iter che domani vedrà la sua conclusione? Si tratta dell’amministrazione di Dimitri Russo (centrosinistra), in carica dal 2014 al 2019.
Da lì l’iter amministrativo è stato portato avanti dalle amministrazioni successive: Luigi Petrella prima e Pasquale Marrandino poi. Proprio sull’enfasi posta dall’attuale sindaco sullo straordinario risultato di domani, è intervenuto ai nostri microfoni l’ex sindaco Dimitri Russo: “C’è bisogno di un’operazione verità“. Un’altra.
Facciamo chiarezza sul PUC. Cosa occorre precisare prima del consiglio comunale di domani?
“Chi ha realizzato il PUC è stata la mia amministrazione. Non mi interessa la paternità assoluta, ma è un dato di fatto. Ricordo che poco prima della campagna elettorale, l’allora consigliere Antonio Luise e l’ex sindaco Luigi Petrella fecero un post in cui parlavano dell’approvazione del PUC. Marrandino rispose al post allegando la mia delibera di Giunta, scrivendo che la paternità era dell’amministrazione Russo di centrosinistra. Effettivamente quello è stato il grande lavoro, il resto è solo una raccolta dei pareri e un iter amministrativo canonico”.
Per il consiglio comunale di domani c’è un grande entusiasmo. Lo condivide?
“È giusto che ci sia entusiasmo, ma occorre essere obbiettivi. C’è chi parla dell’approvazione del PUC come volano di sviluppo e motore di cambiamento, ma non è così nei fatti. Il PUC è un insieme di regole che saranno necessarie per i tecnici e gli uffici, ma un Piano urbanistico diventa un volano quando definisce delle strategie di sviluppo. Queste definizioni a Castel Volturno sono state già fatte, anche se in modo abusivo o in deroga con l’Accordo di programma, oppure situando gli impianti produttivi al di fuori del perimetro urbano”.
Partiamo dal principio allora. Come ha affrontato da sindaco il tema PUC?
“Quando divenni sindaco assegnai il progetto all’Università di Salerno per una cifra di 39mila euro, ben distante da quella prevista nell’epoca Nuzzo. L’Università ci garantiva trasparenza e segretezza, così abbiamo anche evitato le richieste mercimoniose di alcuni cittadini. Le poche scelte strategiche fatte. Una di queste è il cambio perequativo, ovvero in aree come quella di Destra Volturno, l’ente si impegna a dare un’autorizzazione e il privato in cambio ti realizza opere di interesse pubblico. Per queste nuove edificazioni parliamo di 700/800 vani, in linea con quanto previsto dal Piano provinciale al quale il comune doveva attenersi. All’interno del PUC abbiamo realizzato anche progetti di fattibilità per futuri investimenti, come il mercato del pesce previsto nel centro storico. Lo stesso vale anche per il sistema integrato dei laghetti, per spronare l’ente e i cittadini a sviluppare percorsi virtuosi in quelle aree. Al netto di ciò parliamo sempre di un PUC essenziale“.
Da quel momento in poi che lavoro è stato fatto dall’ente comunale?
“Tutte queste scelte si sono fermate con l’adozione del PUC in Giunta comunale nel 2019, da quel momento in poi è proseguito solo l’iter amministrativo fatto di pareri. Non c’è stata alcuna scelta politica, semplicemente degli atti dovuti. A Luigi Petrella e a Pasquale Marrandino riconosco il fatto di non aver gettato il PUC nel dimenticatoio, facendo perdere ulteriori dieci anni al territorio. Un po’ come fece l’ex sindaco Antonio Scalzone che con due righe bocciò il PUC in esame. Bisogna dire che una bocciatura del genere, sia da parte di Petrella che di Marrandino, avrebbe comportato l’ira dei giudici della Corte dei Conti, che avrebbero avuto diverse perplessità sulla bocciatura di un Piano così essenziale”.
Come valuta il PUC?
“Occorreva fare solo una fotografia di ciò che era esistente, dandogli un minimo di regole. Non si tratta di un PUC espansivo che ci permette di fare un passo avanti e cambiare le cose. È un PUC demenziale, a zero impatto edificatorio e questo emerge dalla previsione dei nuovi vani. Dubito che questo PUC possa cambiare il volto a Castel Volturno, ma qualora fosse così bisogna fare una statua all’arch. Veronica Izzo, ovvero la progettista che ha lavorato direttamente al progetto. Il professor Roberto Gerundo si è occupato del coordinamento, ma il grande lavoro è stato realizzato dall’arch. Izzo”.
Lei a dire il vero si è occupato di un altro PUC durante la passata amministrazione Russo. Quale fu la sua azione?
“All’epoca del sindaco Francesco Nuzzo era stato affidato il progetto del PUC ad un tecnico per un valore di 200mila euro e prevedeva 21mila vani aggiuntivi. Ricordo bene che iniziammo una battaglia, insieme a Tommaso Morlando, perché quel documento divenne oggetto di mercimonio tra i vari soggetti che volevano vedersi riconoscere dei “plus” sui terreni di loro proprietà. Io e Tommaso controbattevamo con una semplice domanda: ma se a Castel Volturno ci sono 20mila vani di seconde case vuoti o occupati abusivamente, come fai a prevedere la costruzione di altri 21mila? E infatti venne bocciato per questo motivo”.
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