
Anche quest’anno, il Sole 24 Ore presenta la sua indagine su quali siano le città dove si vive meglio in Italia, un’indagine che va avanti dal 1990 ed analizza i livelli di benessere nei vari territori e la qualità di vita. Ad aggiudicarsi il primo posto sul podio quest’anno è la città di Bergamo, seguita al secondo e terzo posto, da Trento e Bolzano. Rispetto allo scorso anno sono molte le città che hanno perso posizioni e molte quelle che ne hanno guadagnate: ad esempio Milano che perde 4 posti e scende al 12esimo, o anche Siena che invece ne guadagna 15 e sale al 15esimo posto.
Ma chi sono le prime 10 città che per tenore di vita hanno guadagnato i primi posti? A vincere quest’anno è il Nord Est dell’Italia: il Trentino Alto Adige ed il Veneto sono le regioni più presenti, ma anche la Lombardia con Monza-Brianza al quarto posto e Cremona al quinto. Udine che l’anno scorso era in cima alla classifica, scende al sesto, mantenendo però una posizione fra i primi 10 e scende di posizione anche Bologna, che però mantiene un ottimo nono posto.
A trascinare Bergamo al primo posto ci sono vari miglioramenti non scontati. Ad esempio bisogna tener conto che questa città lombarda è prima anche per sportività secondo i parametri che valutano le strutture sportive, i tesseramenti, gli eventi, i risultati degli atleti e gli investimenti. Inoltre, rispetto al 2023, il tasso di natalità è cresciuto del 3% e l’indice di sicurezza e giustizia è notevolmente migliorato. In più, ottiene il primo posto per emigrazione ospedaliera, cioè come città in cui più persone non residenti vanno a curarsi ed il terzo posto nella categoria ambiente e servizi.
Per il capoluogo lombardo, Milano, quest’anno scende di quattro posizioni, ma come mai? Solo nel 2023, la città di Milano ha registrato più denunce in relazione al numero di abitanti ed i delitti commessi nello stesso anno sono aumentati del 4,9%. Un altro punto critico riguarda sicuramente la grande differenza tra la fascia di reddito netto più alta e quella più bassa che aumenta sempre di più.
Sull’indagine della qualità della vita in Italia del Sole 24 Ore, ciò che sorprende di più è che nelle prime cinquanta posizioni c’è soltanto una città del Sud e delle Isole. Stiamo parlando di Cagliari, che si posiziona al 44esimo posto, ma per il resto le regioni del Sud si ritrovano sempre ad occupare la parte più bassa della classifica. Maglia nera per Reggio Calabria che perde 6 posizioni e scende all’ultimo posto della classifica, superata solo da Napoli e Crotone, rispettivamente al 106esimo e 105esimo posto. A chiudere la classifica delle peggiori dal 98esimo al 104esimo posto troviamo in ordine: Caltanissetta, Foggia, Palermo, Caserta, Cosenza, Vibo Valentia e Siracusa.
La Calabria è quella che presenta una situazione più disastrosa con 4 città fra le ultime in classifica. Bisogna però considerare che nel 2024 al Sud c’è stata una crescita economica non solo superiore agli scorsi anni, ma anche a quella del Nord e del Centro: la situazione è dunque generalmente in miglioramento rispetto allo scorso anno. Mentre in molte grandi città, il tenore di vita si è invece abbassato: come dicevamo Milano, per i costi e le disuguaglianze, Roma per gli stessi motivi della città lombarda ed infine Firenze, a causa dell’aumento della criminalità.
Come dicevamo l’indagine analizza il benessere e la qualità della vita nelle città italiane e questo lo fa attraverso 90 indicatori divisi in sei categorie: ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi; demografia, società e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero. Infatti sulla condizione della classifica incidono diversi fattori quali la bassa aspettativa di vita, il numero delle imprese in fallimento, il divario nella parità salariale tra uomini e donne, i livelli di criminalità e la disoccupazione. Ad oggi molti degli indicatori sono rimasti uguali rispetto alle precedenti edizioni, ma ne sono stati anche introdotti 27 nuovi. Tra questi i rischi di frane e alluvioni, le mensilità di stipendio necessarie per acquistare casa, gli omicidi. Il rinnovo annuale degli indicatori serve appunto a raccontare meglio una società seguendone la sua evoluzione e la sua necessità di cambiamento.
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