
Sul muro della chiesa del Gesù Divin Maestro di Quarto, c’è un murale che prende vita. Un potente richiamo visivo, che rappresenta un monito per l’intera comunità nazionale e internazionale, ricordando che Cristo sta sempre dalla parte degli oppressi e mai degli oppressori. Ed è proprio sulla base di questo principio cardine che il celeberrimo street artist Ciro Cerullo, in arte Jorit, ha deciso di realizzare la sua ultima opera: un Gesù coronato di spine, la cui testa è avvolta all’interno del tipico corpicapo palestinese che incornicia il suo volto: la kefiah. Ma non è tutto: nell’iride sinistra si intravede la Guernica, l’opera ormai divenuta un simbolo contro la guerra firmata dal genio indiscusso della pittura Pablo Picasso.
Il murale, che si erge lungo una superficie pari a circa otto metri, porta il titolo evocativo di “Il figlio dell’uomo“. Così come sono evocative anche le due strisce rosse sulle guance di Gesù, simbolo distintivo della tribù umana di Jorit, che contribuiscono a conferire un forte senso di identità e appartenenza: un richiamo all’identità per chi lotta per la giustizia.
Non è certo un caso che l’artista abbia deciso di realizzare questo dipinto proprio a Quarto, nella cittadina flegrea in cui è cresciuto. E a promuovere l’iniziativa è stato il parroco Genny Guardascione, da tempo attivo nel sociale e particolarmente dedito al supporto dei bambini in difficoltà. Del resto, l’opera nasce proprio dal desiderio di non distogliere mai lo sguardo dalla violenza e dalle morti che continuano a insaguinare il terreno della striscia di Gaza.
“È importante parlare ancora di genocidio e guerra in Palestina, proprio ora che se ne parla meno”, ha spiegato Jorit, ricordando come “la tregua non c’è mai stata. I bambini continuano a morire. Con questa opera parlo anche al mondo cattolico, da non cattolico, perché credo che questo conflitto abbia travalicato la questione politica e religiosa”.
Del resto, risulta essere particolarmente interessante il modo in cui l’artista abbia scelto di rappresentare questa verità, dipingendo un Cristo che sembra parlare il linguaggio della sofferenza e della speranza, ispirandosi ad una celebre frase della relatrice ONU Francesca Albanese: “Dobbiamo decidere da che parte della storia stare: dalla parte dei diritti umani o dalla parte del silenzio che diventa complicità“. Parole che sottolineano la necessità di una presa di posizione internazionale concreta di fronte al massacro di un popolo. Si tratta di un concetto ricalcato anche da un’altra frase alla quale lo street artist si è rifatto per la realizzazione di questa opera: a proposito di Guernica, Jorit ha postato la celebre frase: “Avete fatto voi questo orrore, maestro?“, chiese l’ufficiale nazista, alla quale Picasso rispose “No, l’avete fatto voi“.
L’opera simboleggia senza dubbio il culmine di un percorso ben più ampio. Don Genny, infatti, affiancato dalla collaborazione di diverse associazioni, ha organizzato nei mesi scorsi incontri ed eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione palestinese. Ed è proprio sulla scia di queste iniziative che si inseriscono le parole di Jorit, il quale non si limita affatto a “politicizzare” la figura di Gesù. Anzi, restituisce Cristo al suo luogo naturale, che non è il trono, ma la terra. Gesù non è mai stato neutrale né distante; si è fatto povero tra i poveri, emarginato tra gli emarginati, corpo tra i corpi sofferenti.
Gesù è nato a Betlemme, esattamente in quella terra. Non è solo un dettaglio geografico, ma un’importante chiave di lettura teologica. Affermare “Gesù palestinese” non significa ridurlo a un simbolo, ma riconoscere che Cristo è sempre presente dove l’umanità viene negata. È palestinese oggi come fu ebreo perseguitato ieri, come è africano nel Mediterraneo, come è bambino sotto le bombe, come è donna violata, come è migrante respinto. In una società segnata da conformismi, opportunismi e silenzi cauti, questo murale si erge dunque come una fede civile. Un’opera simbolica che non richiede consenso, ma stimola la riflessione. Non impone affatto una lettura politica, ma solleva una domanda spirituale: da che parte ci poniamo quando osserviamo Cristo?
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