
Quinn è diventata la prima atleta trans e non binaria ad aver vinto una medaglia d’oro dopo aver battuto la Svezia con la sua squadra durante il torneo femminile dei Giochi della XXXII Olimpiade, mettendo alla luce la comunità non binaria che è sempre stata quasi invisibile.
Quinn è nata nel 1995 a Toronto, in Canada. Ha iniziato a giocare a calcio tra il 2013 e il 2017 nel periodo universitario. Nel 2018 divenne giocatore nella posizione più elevata del NWSL (National Woman’s Soccer League) e divenne calciatrice del Washington Spirit. Dopo una sola stagione si trasferì in Francia accordandosi per giocare col Paris FC nella seconda stagione. Nel settembre 2020 Quinn ha dichiarato di essere transgender e non binario. Infatti, nel parlato inglese utilizza i pronomi di genere neutro. Il 23 giugno 2021 venne convocata nella rosa nazionale che avrebbe partecipato al torneo mondiale.
Con il termine non binario si intende la non conformità con il binarismo di genere con la quale gli esseri umani vengono divisi in maschi e femmine. Le identità non binarie possono rientrare sotto il termine ombrello (ovvero un termine che racchiude altri gruppi) “trans”, visto che si identificano in un sesso diverso da quello assegnato alla nascita. Il termine non binario a sua volta racchiude altre identità che sono al di fuori del binarismo di genere. Le identità non binarie sono ricche e complesse coinvolgendo un misto di femminilità e mascolinità o trovasi totalmente al di fuori di questo paradigma.
Dal debutto a livello internazionale, nel 2014 è diventata una figura molto importante per il mondiale. Non solo perché ha conquistato il titolo mondiale con la sua squadra, ma anche per vedere rappresentata la propria identità di genere, visto che la presenza di persone trans al interno del mondo sportivo è tutt’oggi oggetto di polemica e di critica. La più grande contestazione avviene nel caso delle donne trans, in quanto, essendo nate biologicamente uomini, esse hanno una forza superiore comparate alle donne. Tuttavia, ciò è stato smentito perché molti di questi “vantaggi” vengono determinati dal livello di testosterone.
Non sono, però, solo le persone trans a subire discriminazioni. Il calcio, così come molti sport, ha i tifosi più maschilisti e omofobi. Infatti, moltissimi calciatori temono di esporre la propria omosessualità in quanto facili preda di pregiudizi. Tant’è vero che sono solo 7 i calciatori ad aver fatto coming out nel mondo calcistico, uno dei quali in seguito all’ondata di odio ricevuta si tolse la vita. Situazioni analoghe le troviamo anche nel mondo del esercito. Sono ben note, infatti, le dichiarazioni di soldati obbligati a nascondersi. Purtroppo l’identità sessuale e di genere in questi ambienti macisti viene ancora vista come un tabù.
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