
Cambiamenti climatici, crisi ambientali, scarsità materie prime. Sono solo alcuni dei problemi che affliggono il nostro tempo, e nonostante ciò la circolarità nell’economia mondiale sta diminuendo. In cinque anni siamo passati dal 9,1% al 7,2%. Il Pianeta ricicla e riusa di meno.
Pur perdendo posizioni, l’Italia rimane il Paese più circolare d’Europa. Nella classifica complessiva della circolarità delle cinque principali economie dell’Unione Europea la Spagna sta tenendo un ritmo di cambiamento più veloce dell’Italia.
Questo quanto emerge dalla quinta edizione del Rapporto nazionale sull’economia circolare “I consumi al bivio della circolarità”. Realizzato dal Circular Economy Network in collaborazione con ENEA e con il patrocinio della Commissione Europea, del MASE e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, presentato il 16 maggio 2023, a Roma.
Il rapporto raccoglie i dati più aggiornati sull’andamento dei principali indicatori di circolarità dell’economia italiana comparandoli con quelli delle più grandi economie europee (Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna). La classifica complessiva è basata su sette indicatori:
Come per la precedente, a guidare la classifica è l’Italia, che totalizza 20 punti. Seguono Spagna e Francia, mentre decisamente staccata la Germania (12 punti) e ancora più la Polonia con 9 punti. Tuttavia, considerando l’andamento degli ultimi anni, l’Italia migliora meno della Polonia, che parte da livelli molto bassi di circolarità, e della Spagna che sta correndo più velocemente, mentre tiene lo stesso passo della Francia e va un po’ più veloce della Germania.
Nel corso del 2022 le politiche per l’economia circolare hanno avuto una importante evoluzione, sia a livello europeo che nazionale. Il difficile contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina ha reso ancora più evidente la necessità per l’Europa e per l’Italia di accelerare la transizione verso l’economia circolare, per ragioni non solo di carattere ambientale ed economico, ma anche geopolitico. Il rapporto sottolinea come l’economia globale, basata ancora in gran parte su un modello lineare, bruci oltre cento miliardi di tonnellate di materiali l‘anno. La transizione all’economia circolare contribuirebbe a migliorare le condizioni del Pianeta. L’estrazione di materiale vergine potrebbe diminuire di oltre un terzo (-34%) e le emissioni di gas serra potrebbero essere ridotte contenendo l’aumento della temperatura globale entro i 2°C.
Una più elevata circolarità costituirebbe anche strumento per combattere l’inflazione legata al costo delle materie prime critiche sempre più fondamentali per la transizione energetica e la cui domanda è in costante aumento. Per un Paese come l’Italia, storicamente povero di materie prime, sarebbe fondamentale lo sviluppo di filiere circolari sfruttando le cosiddette “miniere urbane”. Il Belpaese importa oltre il 99% delle materie prime critiche, mostrando una dipendenza dall’estero ancora più drammatica di quella europea. Cobalto, litio, fosforo e bauxite/alluminio sono solo quattro delle materie prime particolarmente strategiche per il tessuto industriale italiano.
Piccola curiosità. Si nota che la pubblicazione del rapporto CEN-ENEA sia avvenuta il giorno 16 Maggio, ventiquattro ore dopo la giornata dell’Overshoot day ovvero il giorno in cui l’Italia è entrata in debito con le risorse del Pianeta. L’indice calcolato dal Global Footprint Network organizzazione internazionale che si occupa di contabilità ambientale. Una coincidenza che sottolinea quanto sia sempre più necessario un passaggio ad un sistema economico circolare.
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