
Negli ultimi anni Capri ha visto cambiare il volto delle sue vie. Dell’isola autentica, che un tempo viveva di uno stile proprio, resta sempre meno: i grandi marchi hanno preso il sopravvento e gli spazi per le botteghe locali si sono ridotti. Eppure, c’è chi ha deciso di restare. Tra le numerose boutique internazionali resistono ancora realtà dove la moda conserva un respiro artigianale: come Laboratorio Capri.
Michele Esposito ha aperto il suo atelier proprio dove un tempo i suoi genitori gestivano una sartoria popolare sull’isola. «Mio padre aveva una sartoria a Capri, piuttosto conosciuta», racconta. «Io lavoravo in un’azienda inglese nel settore moda, ma già allora si avvertiva una crisi del gusto: tutto si somigliava ovunque. La globalizzazione ha massificato la moda, e questo ha portato a un calo delle vendite. Per reagire ci chiedevano spesso capsule collection: piccole linee inedite dedicate a mercati specifici, come New York o Londra». Quando la sartoria di famiglia chiuse, Esposito sentì che quello era il momento propizio per creare qualcosa di suo. «Era da tempo che pensavo a un progetto mio, e la coincidenza di quel momento con i cambia-menti nel mio settore mi ha spinto a fare il salto. Così ho pensato: perché non farlo a Capri, in modo autentico, e raccontare l’isola attraverso la moda?». Così nasce Laboratorio Capri, un rifugio per chi cerca qualcosa di unico.

«Capri è cambiata molto rispetto all’isola che era negli anni ‘50 e ‘60 e anche la clientela è cambiata molto», spiega Esposito. «La moda evolve con la società. L’isola non è stata risparmiata da questo processo: ha perso una parte della sua identità». È un destino comune a molte località turistiche: quando il turismo cresce, i luoghi finiscono per adattarsi e perdono parte della loro identità originaria. Le botteghe storiche cedono spazio a boutique di lusso, i negozi seguono i gusti di una clientela internazionale, e ciò che un tempo era un luogo unico si uniforma a molti altri. Capri, in questo senso, non fa ecce-zione. Proprio per questo Esposito crede che «essere piccoli sia un vantaggio. Produciamo solo qui, a Capri, e questo ci dà un senso di esclusività e di identità. I nostri capi parlano il linguaggio dell’isola, non quello delle passerelle internazionali. Ogni pezzo ha un’anima». Il cuore del progetto è la manifattura artigianale: «Ogni capo è tagliato singolarmente. A volte modifichiamo le misure in base alla fisicità del cliente, altre volte cambiamo dettagli o tessuti. Alla gente piace poter personalizzare, soprattutto oggi che tutto è industrializzato». Ogni stagione nasce da uno studio attento: «La fase creativa parte sempre dalle stampe. Possono nascere da un film, una mostra, un’immagine. Poi sviluppiamo la modellistica, adattandola alle tendenze attuali. Il punto di partenza è spesso il passato, ciò che per noi è stato iconico, ma sempre rielaborato con equilibrio»
Laboratorio Capri rimane così una piccola eccezione, un atelier indipendente che custodisce un legame autentico con il luogo. Eppure, l’isola si è trasformata profondamente. Boutique che potrebbero trovarsi in qualunque città hanno sostituito molte botteghe locali, rendendo più difficile per i piccoli atelier sopravvivere. Il rischio è la perdita di quella specificità che ha reso celebre Capri, la sua capacità di dettare la moda. Ma tra vetrine scintillanti e mode globali, ci sono ancora molti che, con ago e filo, provano a restituire all’isola la sua voce: un ricordo del passato per preservare il futuro.
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