
Raffaella De Falco, in arte Raffica, è una giovane artista originaria di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli. La sua carriera musicale, che ha avuto inizio sin dall’adolescenza con una passione per il canto, ha attraversato diverse fasi di crescita e sperimentazione. Dopo aver studiato con numerosi maestri e inciso il suo primo brano inedito, Raffica si è fatta notare in vari concorsi musicali. Nel 2019 ha fatto il suo ingresso all’Accademia Spettacolo Italia, e l’anno successivo ha avuto l’opportunità di aprire il concerto di Tony Esposito e della sua band al Wine Art Jazz Fest.
Il 2021 è stato un anno cruciale per lei, con la pubblicazione di tre inediti che l’hanno portata a ottenere visibilità a livello nazionale, tra cui il singolo “Pos/To/Me”, con cui si è guadagnata un posto al Deejay On Stage di Riccione. La sua carriera ha continuato a decollare, culminando nel 2022 con la partecipazione a numerosi eventi prestigiosi: dalla semifinale al premio Fabrizio De André, alla pubblicazione del suo primo EP Fenomeni Paranormali, fino alla vittoria del premio per la miglior performance al Musicultura. Lo stesso anno, Raffica ha portato il suo tour Fenomeni Paranormali in tutta Italia, concludendo l’anno con un’esibizione di grande prestigio al concerto di Rkomi a Piazza del Plebiscito di Napoli, per l’evento di Capodanno.
Nel 2023, Raffica ha rilasciato il singolo “Per sempre estate”, esibendosi al Napoli Pizza Village per la prima volta. Il 2024 segna una nuova tappa importante della sua carriera: dopo aver cambiato nome d’arte, diventando semplicemente Raffica, annuncia l’uscita del suo nuovo disco, PANICO, prevista per il febbraio 2025. Una nuova era sta per iniziare per questa artista che ha saputo reinventarsi e crescere a ogni passo e noi di Magazine Informare abbiamo voluto saperne di più.

«Per me, PANICO è una parola che racchiude l’essenza di ciò che ho vissuto negli ultimi anni e che, in qualche modo, vivo ancora oggi. È un termine che ha una duplice accezione: può essere positivo, come quando a Napoli si dice “abbiamo fatto il panico” per qualcosa di straordinario, ma anche negativo, come il panico che tutti conosciamo e che, purtroppo, non sono stata esente dal provare. È quindi una parola che mescola luce e oscurità, e per questo mi rappresenta molto. Il filo conduttore che lega i brani è il fatto che sono stati scritti nello stesso periodo, con una forte voglia di raccontare. Un brano che sento particolarmente è “Cara vita “, che ho scelto di pubblicare nel mese del mio trentesimo compleanno. È un pezzo che mi rappresenta davvero, il mio modo di vedere la vita, e spesso lo ascolto anche nei momenti difficili per ricaricarmi».

«Assolutamente sì, ho sentito un’evoluzione. Scrivere queste canzoni è stato un modo per esorcizzare momenti significativi, per fermare nel tempo emozioni forti, ma anche per darmi la forza di superarli. La musica diventa per me una sorta di “fotografia” che può rimanere eterna, un mezzo per dare potenza a me stessa. È come partecipare a una seduta di terapia, dove mi trovo a razionalizzare sensazioni e visioni che, a volte, nemmeno sapevo fossero mie. In questo senso, il disco rappresenta una crescita, e mi sento più evoluta rispetto a prima».
«Penso che fare networking sia una parte importante del gioco, ma non è l’aspetto fondamentale della carriera di un artista. La cosa più importante è fare musica, perché è quella che ci definisce davvero. Il networking può aiutare, certo, ma non è la parte che mi preoccupa di più. Io cerco sempre di essere fedele a me stessa e di sperimentare, anche se questo significa andare controcorrente. Allo stesso tempo, non sarò mai uguale a me stessa ed alle mie precedenti versioni, perché l’evoluzione fa parte del mio percorso. Non sono ancora arrivata al grande salto, ma mi diverto nel frattempo, e questo è il mio obiettivo principale».

«La chiave è rimanere autentici. Il mondo della musica oggi è estremamente competitivo, e l’unico modo per non cadere nella banalità è rimanere fedeli alla propria visione. Non bisogna cercare di piacere a tutti, ma fare musica che rispecchi chi siamo davvero. Non ho risposte definitive su come affrontare tutto ciò, ma cerco sempre di essere me stessa, di sperimentare, e di non farmi mai influenzare troppo dalle dinamiche veloci e dalle mode del momento».
«Questo è un aspetto che mi colpisce molto. L’Italia è definita la culla dell’arte, ma al contempo è uno dei paesi in cui l’arte viene meno rispettata. Personalmente, faccio battaglie quotidiane per sensibilizzare le persone alla cultura, invitandole ad ascoltare musica dal vivo piuttosto che seguire solo numeri virtuali su piattaforme come Spotify. L’arte, in tutte le sue forme, dovrebbe essere vissuta e toccata con mano, non ridotta a qualcosa di digitale o superficiale. È frustrante vedere che i cantanti vengono “scoperti” solo durante eventi come Sanremo, e il resto dell’anno sono praticamente invisibili. In questo cortocircuito, cerco di fare la mia parte, svegliando le coscienze, anche se so che c’è ancora moltissimo da fare».

«Il cambio da Rama a Raffica è arrivato in modo spontaneo. “Rama” era un acronimo dei miei tre nomi, ma sentivo che era arrivato il momento di dare più importanza al mio primo nome, Raffaella, a cui sono molto legata. Un amico, per gioco, mi ha suggerito il nome Raffica mentre camminavamo, e subito mi ha colpito. Mi ha detto che era dinamico, veloce, e che mi rappresentava. Il termine Raffica si adatta alla mia personalità, sempre in movimento, a volte anche troppo veloce. Inoltre, è un nome chiaro, senza possibilità di fraintendimento. Mi piace molto e credo che, come spesso accade, le cose ci arrivano quando siamo pronti. Per quanto riguarda il futuro, non so esattamente cosa mi aspetti, ma mi lascio andare al viaggio. La musica è un flusso continuo, e mi piace improvvisare e divertirmi lungo la strada».
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