
A seguito del crescente malcontento nell’opinione pubblica italiana sul tema della guerra fra Israele e Hamas, che ha visto un’escalation dalla burrascosa nella settimana di Sanremo tra dichiarazioni degli artisti e contropropaganda della Rai, si smuove anche il parlamento. Viene approvata una mozione del PD a seguito della telefonata tra Schlein e Meloni che tende a bilanciare la linea di politica estera del governo, spingendolo verso una posizione più critica verso la risposta di Israele agli attacchi del 7 ottobre, giudicata come sproporzionata.
Il timido cambio di rotta non è notizia dell’ultim’ora, è già da qualche settimana che i governi occidentali – non solo quello italiano – hanno cambiato atteggiamento nei confronti della gestione della guerra a Gaza da parte del governo di Netanyahu. Sulla scia del progressivo cambio di rotta nelle dichiarazioni del governo statunitense – Biden compreso – anche Antonio Tajani aveva dichiarato a Radio 1 che «a questo punto la reazione di Israele è sproporzionata, ci sono troppe vittime che non hanno nulla a che fare con Hamas».
Le mozioni sono atti di indirizzo politico solo formalmente vincolanti, l’approvazione di questi nella giornata di lunedì non modifica necessariamente l’atteggiamento del governo nei confronti di Israele. Esse non sono però uno strumento completamente inutile, hanno bensì il rilevante scopo di fornire una collocazione politica dei vari partiti, che hanno la possibilità di chiarire le proprie posizioni con un atto formale ed esaustivo.
Il fatto rilevante è che la mozione più netta sulla guerra a Gaza porta la firma del PD, e impegna il governo ad adoperarsi per arrivare al “cessate il fuoco umanitario a Gaza”. La mozione passa grazie all’astensione del centrodestra, ottenuto con la famosa telefonata tra la Presidente Meloni ed Elly Schlein da cui è scaturito il compromesso secondo il quale la posizione del governo viene rimodulata in senso meno filo-israeliano, ma viene confermata la condanna per i fatti del 7 ottobre.
La telefonata Meloni-Schlein torna comoda a tutti. Da un lato il governo prende ufficialmente una posizione meno schierata verso Israele, ricorrendo però all’astensione ed evitando dunque di votare direttamente la mozione. Schlein e il PD ne guadagnano invece in termini di immagine, dando un segnale di unità sul tema e avvicinandosi a quell’elettorato di sinistra molto critico nei confronti di Israele, prendendosi di fatto tutti i meriti della presa di posizione più vicina alla popolazione palestinese dallo scoppio della guerra.
Il vero sconfitto di questa mediazione è Giuseppe Conte, che spinge da mesi sull’indignazione dell’elettorato pro-palestina e che si è visto scavalcare sul tema della politica estera dal PD, adeguandosi a figura di secondo piano. I riflettori in questa partita non sono per lui. Sono per Schlein.
Sarà forse frutto di una strategia di Meloni, che prima lancia la sfida del dibattito televisivo alla segretaria del PD, elevandola di fatto a leader dell’opposizione, e che con la telefonata di questa settimana le fornisce un assist non indifferente con l’intento di colpire il Movimento 5 Stelle?
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...