
Solo qualche giorno fa speravamo in un cambiamento dopo la notizia del cessate il fuoco approvato dall’ONU e della rimozione di tutte le barriere all’ingresso di aiuti ed operatori umanitari a Gaza. Purtroppo bisogna tenere a mente che il governo di Netanyahu non ha mai rispettato alcun “vincolo” o si è mai preoccupato di qualche pressione. Questa volta però il governo israeliano non ha nessuna “giustifica”. Nella notte fra il 1 ed il 2 aprile, un raid israeliano ha colpito un convoglio della ONG World Central Kitchen uccidendo sette operatori umanitari che trasportavano aiuti per Gaza.
L’esercito israeliano ha commentato: “Pensavamo che in auto ci fosse un terrorista armato”. Ma lo spostamento era stato approvato dall’IDF”. Infatti le forze di difesa israeliane avevano dato il permesso al convoglio di entrare, quindi cos’è successo? Secondo il fondatore della WCK, Jose Andres, questo non è solo uno sfortunato errore o un “tragico caso” come lo definisce Netanyahu. “Si tratta di un attacco diretto a veicoli i cui movimenti erano noti all’IDF. Il cibo non è un’arma di guerra” sottolinea Jose Andres.
Intanto questo è l’ennesimo caso in cui nella striscia di Gaza i civili hanno difficoltà ad avere accesso agli aiuti umanitari. Le risoluzioni dell’ONU evidentemente non bastano ed Israele ed il suo governo se ne lavano le mani. Intanto la comunità internazionale è totalmente indignata e cerca risposte definitive a questa guerra.
La World Central Kitchen è una ONG americana che si occupa di fornire pasti in situazioni di crisi umanitarie ed al momento Gaza sta letteralmente morendo di fame. La notizia della morte degli operatori della WCK è solo l’ennesimo fallimento che si aggiunge ad una lunga lista di atroci ingiustizie che stiamo osservando in questi mesi. A seguito di questo evento, la WCK ha immediatamente interrotto le sue azioni nella zona di Gaza.
Adrienne Watson, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha scritto sui social media: “Abbiamo il cuore spezzato e profondamente turbati dall’attacco che ha ucciso gli operatori umanitari di World Central Kitchen a Gaza. Gli operatori umanitari devono essere protetti mentre forniscono aiuti che sono disperatamente necessari, e invitiamo Israele a indagare rapidamente su quanto accaduto”.
Intanto Biden si dice “indignato” ma questa indignazione rimarrà solo uno stato d’animo o porterà finalmente gli Stati Uniti ad una rottura con Israele? Biden in pubblico ha limitato le sue risposte ed ha organizzato per ieri un incontro con Netanyahu. E nonostante Joe Biden continui a sottolineare che il governo israeliano non abbia fatto abbastanza per proteggere gli operatori umanitari, non vi è alcun cambiamento all’atto pratico. Secondo le Nazioni Unite sono almeno 196 gli operatori umanitari che hanno perso la vita dal 7 ottobre.
Intanto la comunità internazionale vuole chiarezza su quanto accaduto agli operatori umanitari. Il primo ministro britannico, Rishi Sunak, ha reso omaggio a tre dei volontari del Regno Unito uccisi a Gaza dall’attacco di Israele. John Chapman, James Henderson e James Kirby, di 57, 33 e 47 anni, “erano cittadini inglesi coraggiosi che stavano rischiando la vita per portare aiuto alle persone bisognose a Gaza”.
Intanto il premier polacco Donald Tusk e la Polonia si aspettano una “spiegazione completa” da Israele. Inoltre pretendono un risarcimento completo dei familiari del cooperatore della WCK. Il suo nome era Damian Sobòl, 35 anni, ed era stato anche in Ucraina. Definito da molti “una luce in questa tragedia”.
L’Australia non è stata da meno. Il ministro australiano, Anthony Albanese, ha trasmesso in una chiamata a Benjamin Netanyahu tutto l’indignazione per l’uccisione degli operatori umanitari e dell’autista. L’australiana a perdere la vita è Lalzawmi Frankcom, 43 anni, detta Zomi. Una persona definita come “sempre sorridente”.
Alla lista si aggiungono anche Jacob Flickinger , 33 anni, ex marine canadese volontario a Gaza dall’inizio marzo ed infine Saifeddin Issam Ayad Abutaha, 25 anni, interprete ed autista palestinese della ONG.
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