
Il Rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente, presentato a Roma, fotografa l’ennesima Italia a due (anzi, forse anche a tre o quattro) velocità sul fronte del trasporto pubblico. Un’Italia dove, al di là delle roboanti promesse di grandi opere, la quotidianità dei pendolari è fatta di disagi, ritardi e servizi insufficienti. Una situazione, peraltro, che non stupisce chiunque abbia avuto la sventura di affidarsi ai nostri trasporti pubblici.
I numeri, come sempre, sono impietosi. I finanziamenti, già insufficienti, continuano a calare: da 6,2 miliardi di euro nel 2009 a 5,2 miliardi nel 2024. Un taglio che, se si considera l’inflazione, diventa una vera e propria emorragia. E l’aumento previsto per il 2025? 120 milioni di euro per il Fondo Nazionale Trasporti. Praticamente, una goccia nell’oceano o, per restare in tema, una fermata in più su una linea già congestionata.
Il divario tra Nord e Sud, poi, è una ferita che sanguina da decenni. Una piaga che, a quanto pare, nessuno ha la reale volontà di curare. Prendiamo la Sicilia: 5 milioni di abitanti, 469 corse giornaliere di treni regionali. La Lombardia, con il doppio degli abitanti, ne ha 2.200. Un confronto che non ha bisogno di ulteriori commenti, se non forse un sospiro di rassegnazione. E il rapporto treni-km per superficie? 428 in Sicilia, oltre 1.400 in Lombardia. Un abisso, un vero e proprio divario infrastrutturale che condanna intere regioni a un isolamento di fatto.
E veniamo alle “maglie nere”, le linee ferroviarie che si distinguono per inefficienza e disservizi. Ci sono le “solite note” (ex Circumvesuviane, Roma Nord-Viterbo, Milano-Mortara-Alessandria, Catania-Caltagirone-Gela), ma anche nuove entrate in questa triste classifica: Ferrovie del Sud Est, Sistema Ferroviario Metropolitano di Torino, Avellino-Benevento, Torino-Cuneo-Ventimiglia-Nizza, Ferrovie della Calabria, Firenze-Pisa e Vicenza-Schio. Un elenco che sembra non finire mai, come i disagi dei pendolari.
E qui, permettetemi una digressione sulla Campania, una regione che, pur non comparendo tra le peggiori tout court nel rapporto, presenta criticità che definire preoccupanti è un eufemismo. Una situazione che, per chi conosce la realtà campana, non desta certo sorpresa. Le corse giornaliere, 882, sono ben al di sotto della Lombardia (un dato che, di per sé, dice molto). Ma il vero problema è la vetustà del parco rotabile: l’età media dei treni è di 19,6 anni, con punte di oltre 24 anni per la flotta EAV (l’ex Circumvesuviana, Sepsa e MetroCampania NordEst). E poi c’è la questione dell’elettrificazione, con la linea Salerno-Avellino-Benevento, finanziata con milioni di euro, ancora in alto mare. Un’incompiuta che penalizza Avellino, una città di fatto isolata dal resto della regione. Avellino, appunto: un caso emblematico. La stazione inutilizzata, i collegamenti su gomma insufficienti. Una vera e propria “terra di nessuno” dal punto di vista dei trasporti. Ma non dimentichiamo le croniche difficoltà della Circumvesuviana, un vero e proprio calvario per migliaia di pendolari. Un esempio lampante di come la mancanza di investimenti e di una gestione efficiente possano trasformare un servizio pubblico in un incubo quotidiano.
Legambiente lancia l’allarme e propone delle soluzioni: aumento delle corse, elettrificazione e raddoppio delle linee, potenziamento del trasporto rapido di massa, promozione della mobilità sostenibile. Proposte sacrosante, che però rischiano di restare lettera morta se non accompagnate da investimenti concreti e da una vera volontà politica.
Qualche buona notizia, per fortuna, c’è: l’apertura della M4 a Milano, della linea 6 a Napoli e di un prolungamento della metro di Catania. (Ma si tratta di eccezioni che confermano la regola). E poi ci sono le “buone pratiche”, come l’abbonamento unico in Valle d’Aosta e il sistema di trasporto metropolitano integrato in Emilia-Romagna. Esempi virtuosi che dovrebbero essere presi a modello, invece di restare isolati.
Pendolaria 2025 ci consegna l’immagine di un’Italia che continua a viaggiare a velocità diverse, con il Sud a rischio isolamento e con il Nord che, pur non essendo allo stesso livello di criticità, non brilla certo per efficienza. Un quadro desolante che, purtroppo, non ci sorprende affatto. Serve un cambio di rotta radicale, un investimento massiccio sul trasporto pubblico, per garantire ai cittadini un servizio degno di un Paese civile.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...