
Il Sud cambia passo, ma non senza contraddizioni. Da un lato, cresce ad un ritmo ben più sostenuto rispetto al resto del Paese, ma dall’altro perde pezzi: giovani, competenze, speranze. È questa la fotografia scattata dal Rapporto Svimez 2025 nell’ambito di una serie di studi condotti sull’economia e sulla società del Mezzogiorno, presentato lo scorso 21 gennaio presso la Domus Ars di Napoli, in via santa Chiara 10, alla presenza di numerosi volti noti del mondo istituzionale, delle imprese e della ricerca.
Secondo le stime contenute all’interno del rapporto, l’economia meridionale sta attraversando una fase di crescita superiore alla media nazionale: durante il 2025 si è registrato, in effetti, un incremento del Pil del Sud dello 0,7%, a fronte dello 0,5% del Centro-Nord. Un dato destinato ad aumentare addirittura a quota 0,9% nel corso del 2026. Una dinamica che non si era mai vista prima, e che riflette a pieno l’effetto propulsivo del Pnrr – acronimo di “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” – oltre che quello dei numerosi “investimenti pubblici che oggi hanno un riverbero significativo su tutto il Mezzogiorno”, come ha osservato Salvatore Micillo, coordinatore regionale M5S in Campania.
Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Dietro questi dati positivi, infatti, si cela un inquietante paradosso: se da una parte cresce l’occupazione, dall’altra il Sud continua a svuotarsi sempre di più dei suoi giovani migliori. Un fenomeno che restituisce una delle immagini più nette del rapporto: la “trappola del capitale umano”. Nonostante, infatti, tra il 2021 e il 2024 nel Mezzogiorno siano sorti circa 500mila nuovi posti di lavoro, nello stesso periodo sono stati circa 175mila i giovani meridionali ad aver lasciato la loro terra d’origine alla ricerca di nuove opportunità al Centro-Nord o all’estero.
A queste cifre, inoltre, si aggiungono anche gli oltre 40mila giovani laureati meridionali che ogni anno emigrano, generando una perdita stimata in quasi 8 miliardi di euro l’anno legata all’investimento pubblico perso proprio nella formazione di quei talenti. Una contraddizione che Micillo ha riassunto con un’immagine efficace, ripresa anche dallo stesso rapporto: “La vera sfida è far sì che le persone restino nei propri luoghi di nascita, che viaggino perchè vogliono viaggiare, senza che vengano ‘etichettati come migranti‘, per citare il grande Massimo Troisi”.
A tal proposito, ad avere voce in capitolo è stato anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il quale ha individuato una possibile chiave per far fronte ad una simile circostanza: combinare infrastrutture e poli ad alto valore aggiunto. “La Napoli-Bari e la Salerno-Reggio Calabria non sono solo opere di collegamento, ma la base per una grande macro-regione del Sud, capace di muoversi come sistema integrato”, ha dichiarato il primo cittadino.
Tuttavia, ha proseguito Manfredi, le infrastrutture fisiche non bastano da sole se non sono affiancate da quelle immateriali: “Per anni abbiamo formato laureati di alto livello che poi sono andati via. Oggi, in alcune aree del Sud, questa emigrazione rallenta grazie a investimenti nei settori digitali e nei servizi ad alto valore aggiunto”.
Ma non è tutto: resta infatti ancora aperta la questione del cosiddetto “lavoro povero”. Se l’occupazione del Mezzogiorno registra, infatti, una fase di grande crescita, rimane ancora segnata da evidenti criticità strutturali. I salari reali, tra il 2021 e il 2025, sono calati ovunque, rilevando una contrazione ben più marcata nel Mezzogiorno (-10,2%) rispetto al Centro-Nord (-8,2%), contribuendo alla crescita dei lavoratori poveri – oggi 2,4 milioni in Italia, metà dei quali è concentrata al Sud.
Il Rapporto SVIMEZ 2025 sembra parlare senza filtri: il Mezzogiorno è ormai molto di più di un semplice “fanalino di coda”: si configura come uno spazio dinamico e al contempo contraddittorio. La vera sfida, dunque, consisterà nel determinare un terreno fertile per un Sud in cui restare possa essere una risorsa. Ed è proprio su questo delicato equilibrio tra crescita economica e coesione sociale che continua a giocarsi la partita dell’intero Meridione.
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