
Il 2025 segna un altro record. L’anno appena trascorso si chiude con un bilancio di uno sciopero al giorno in Italia. L’insoddisfazione generale in vari settori chiave del nostro Paese fa ben pensare che le proteste sindacali continueranno impetuose anche nel 2026.
Nei dodici mesi del 2025 sono stati proclamati 1482 scioperi, di cui 946 sono stati annullati o differiti prima della loro attuazione. Pertanto, sono state 536 le agitazioni sindacali effettive. Dietro questi numeri record vi è in realtà una strategia della tensione negoziale, per la quale i sindacati sono pronti a minacciare il blocco dei servizi per ottenere un tavolo di confronto. Tra i settori interessati dagli scioperi, quello più rocambolesco è il settore dei trasporti, che conta 626 scioperi proclamati, con gravi ripercussioni sulla mobilità dei cittadini. Subito dopo, la classifica dei settori più agitati vede le reti e comunicazioni con 183 scioperi, l’igiene ambientale con 160, seguiti dagli enti locali e dai servizi strumentali, entrambi a quota 156. Settori fondamentali come sanità, giustizia ed istruzione non sono stati risparmiati, delineando un quadro di malessere generalizzato che colpisce ogni parte dello Stato.
Inoltre nel 2025 si contano 8 scioperi generali, proclamati per motivi economici e di politica estera. Ricordiamo: lo sciopero dell’8 marzo per la Giornata Internazionale della Donna; quello del 1° maggio per la Festa dei lavoratori e l’importante giornata dell’11 aprile, dedicata alla sicurezza per chiedere zero morti sul lavoro, a cui si è unito il movimento Fridays for Future con lo sciopero globale per il clima. Il conflitto in Medio Oriente è stato il motivo degli scioperi del 20 giugno e del 22 settembre. Il 3 ottobre ha visto l’unione dei lavoratori per la solidarietà internazionale, in seguito all’aggressione subita dalla Global Sumud Flotilla e per Gaza. Segue lo sciopero dei sindacati di base del 28 novembre contro la manovra economica e infine la mobilitazione indetta dalla CGIL del 12 dicembre 2025 contro la Legge di Bilancio.
Il conflitto tra Governo e sindacati continuerà nel 2026. Già a gennaio la Commissione di Garanzia per lo sciopero prevede delle agitazioni con il settore trasporti in testa: il 9 gennaio interesserà il comparto aereo, a cui seguirà il trasporto ferroviario; mentre il 13 gennaio è stato proclamato uno sciopero generale dei taxi.
Il settore dei trasporti è quindi il campo di battaglia principale. Bloccare la mobilità significa rendere visibile il conflitto: senza lavoro il Paese si ferma. Nella storia repubblicana, l’Italia ha conosciuto varie stagioni di sciopero. Tuttavia pare che negli ultimi anni l’eccezione sia diventata la regola.
Il campanello di allarme di un sistema che non regge più. Da un lato vi sono lavoratori che chiedono condizioni dignitose e dall’altra il Governo che delegittima la scelta di scioperare solo per avere “week-end lunghi”. E invece lo sciopero è ancora oggi necessario: apre gli occhi sulla realtà del Paese, cieco di fronte alle difficoltà dei lavoratori.
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