
Arriva il reddito alimentare, una novità green che strizza l’occhio non solo alla lotta contro lo spreco alimentare ma anche contro la povertà. Il sito Ansa ci mostra purtroppo come in Italia lo spreco alimentare sia nuovamente in crescita: “a casa si passa da 75 grammi di cibo buttato ogni giorno a testa nel 2023, a quasi 81 grammi nel 2024, in pratica oltre mezzo chilo (566,3 grammi). Si tratta dell’8,05% di spreco in più rispetto a un anno fa, per un costo l’anno a famiglia di 290 euro e di 126 euro procapite”.
E di fronte questi dati, per combattere questi fenomeni, interviene la nuova legge sul reddito alimentare, vediamo insieme di cosa si tratta.
Il reddito alimentare nasce come forma di sussidio non finanziario nata per contrastare lo spreco alimentare e soprattutto per creare una nuova fonte di reddito attraverso la distribuzione di risorse alimentari. Ed oggi tutto ciò sta per diventare realtà. Confermato nella Manovra del 2023 tramite l’emendamento presentato dal deputato PD Marco Furfaro, si parte con la sperimentazione di questa pratica grazie al via libera del Ministero del Lavoro.
Il Fondo per la sperimentazione del reddito alimentare ha messo infatti a disposizione una dotazione di 1,5 milioni di euro per l’anno 2023 e di ben 2 milioni di euro per il 2024. A questi, vengono aggiunti quelli provenienti dal Piano Nazionale “Inclusione e lotta alla povertà” 2021-2027 ed una parte dei fondi di coesione europei (FSE+) per la coesione economica e sociale.
Un’iniziativa che coinvolge insomma diverse realtà europee, nazionali e soprattutto locali ma, dunque, com’è che funziona questo reddito?
La prima fase di attuazione della misura prevede una fase sperimentale di tre anni che coinvolgerà i Comuni di Genova, Palermo, Firenze e Napoli, i quali dovranno presentare al Ministero del Lavoro i progetti per accedere al fondo.
Ad usufruirne saranno i soggetti che versano in condizione di povertà assoluta, ovvero coloro i quali non hanno possibilità di accesso ai beni essenziali individuati da un’attività di monitoraggio che coinvolgerà le singole realtà territoriali, servizi sociali ed organizzazioni del terzo settore operative sul territorio.
Una volta stilato l’elenco, si provvederà alla distribuzione di prodotti alimentari non venduti, prossimi alla scadenza o la cui confezione si è rovinata rendendo il prodotto non vendibile in negozio. Gli stessi operatori del settore alimentare potranno scegliere di donare agli enti precedentemente indicati i propri prodotti alimentari ottenendo delle agevolazioni fiscali.
Il tutto sarà monitorato da un gruppo di lavoro. Al vertice Paolo Onelli, capo della Direzione generale lotta alla povertà e programmazione sociale del Ministero del Lavoro. Ancora, un rappresentante per i ministeri coinvolti (del Lavoro, dell’Agricoltura e dell’Ambiente) e ben due rappresentanti dell’Associazione nazionale comuni italiani e delle organizzazioni locali parte del Fead. Ad essere rappresentate saranno anche le associazioni di categoria Federdistribuzione, Confcommercio e Federazione italiana pubblici esercizi.
Inoltre, per gestire al meglio questa distribuzione, si intende investire anche nello sviluppo di un’applicazione informatica per rendere il servizio più facilmente fruibile agli utenti e agevolare il tracciamento dei prodotti donati valutando anche il sistema di consegna a domicilio.
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