
Un mezzo fallimento, o quasi. Dipende dalla chiave di lettura che si vuole dare al circa 30% ottenuto dai cinque quesiti referendari per cui tutti gli italiani sono stati chiamati alle urne domenica 8 e lunedì 9 giugno. Un risultato in parte atteso, che era nell’aria da mesi, su cui ha influito sicuramente la scarsa “mediatizzazione” delle questioni da parte del sistema informativo italiano, a partire dalle emittenti televisive, che in Italia costituiscono ancora il principale mezzo per seguire e ascoltare l’ordine e le notizie del giorno. È l’informazione televisiva, in primis, a non aver centrato il suo obiettivo, servizio e dovere nei confronti degli utenti, quello di dare il giusto spazio e la giusta voce ai contenuti del referendum, che invece hanno trovato più margine di discussione su social network come Instagram o TikTok. Tuttavia, alle spalle dei mezzi di informazione si nasconde, non troppo velatamente, il colpevole numero uno di questo disastro annunciato: i partiti politici.
Non poteva esserci termine più azzeccato: disastro. I cittadini italiani hanno avuto l’opportunità di avere voce in capitolo su misure importanti inerenti il lavoro, la sua sicurezza e la cittadinanza. Solo parte di essi l’ha colta, ma ciò non è bastato per raggiungere il quorum necessario, fissato al 50% più uno dei votanti. Meno di un terzo della popolazione ha votato, in quella che è stata principalmente una vera e propria battaglia tra destra e sinistra, tra maggioranza e opposizione di governo. E questo è stato ancora più evidente quando, pochi minuti dopo la chiusura dei seggi, ai microfoni del Tg1, il capo di Forza Italia Antonio Tajani ha dichiarato che “è stata una sconfitta della sinistra e dell’opposizione che voleva tentare l’assalto al governo utilizzando il grimaldello del referendum. Il governo si è rafforzato, l’opposizione si è indebolita”. Anche il partito della premier Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, ha seguito la stessa linea, pubblicando sui social una foto con tutti i leader dei partiti di opposizione, con la scritta “Avete perso”. Ecco, nei mesi che hanno preceduto il voto, agli italiani è stato indottrinato proprio questo messaggio: votare sì avrebbe significato schierarsi con la sinistra; votare no, anzi, non votare avrebbe significato prendere le parti della destra.
È stato questo l’errore più grande commesso da chi ha votato seguendo esclusivamente le preferenze politiche: lo schierarsi con i partiti, e non ragionare sui temi. Tralasciando la grave campagna elettorale fatta dal governo e basata sull’astensionismo, una strategia scelta in passato anche dalla sinistra (basti pensare al referendum sulle trivelle del 2016), oggi purtroppo lo strumento del referendum abrogativo funge da arma per accaparrarsi voti e infliggere una battuta d’arresto all’avversario politico. Oggi i referendum vengono sempre più percepiti “di sinistra” o “di destra”, non del o per il popolo. Il nostro scopo deve essere quello di non farci condizionare dai partiti, ma soltanto dalle tematiche sul piatto.
In un periodo storico segnato dall’ombra della politica sui quesiti referendari sul tavolo, per cui i partiti tendono a strutturare le proprie campagne informative sull’astensionismo, pare necessaria una modifica dello strumento, quantomeno sul quorum da raggiungere, per fare in modo che il referendum non si trasformi esclusivamente in uno spreco di denaro e in mera propaganda elettorale. Ha ancora senso mantenere invariato un istituto che può essere disinnescato così facilmente? D’altronde, se si ha un’ottima fetta di elettorato, così come ce l’ha l’attuale governo in carica, basta invitare gli elettori fedeli, quelli che votano a occhi chiusi ciò che indicano i propri leader di riferimento, all’astensionismo per centrare l’obiettivo di rendere nulla la consultazione. Sta a noi non farci soggiogare, indipendentemente dal possibile ritocco sul quorum.
Leggi anche L’8 e 9 giugno vince l’astenuto: perché il referendum fallirà
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...