
Alla nostra redazione sono pervenute foto dove si vedono le vasche della Reggia di Caserta con un colorito verdastro. Le foto sono risalenti al 31 maggio, 5 giugno e 2 luglio 2025. Le fontane e le vasche che costituiscono questo straordinario complesso monumentale mostravano da settimane un allarmante colorito verdastro, mentre il flusso idrico dall’Acquedotto Carolino risulta drasticamente ridotto. Per comprendere a fondo le conseguenze di questo fenomeno, abbiamo intervistato la professoressa Anna Di Cosmo, docente di Zoologia ed Etologia presso il Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli ed esperta di ecosistemi acquatici.
La situazione è particolarmente evidente alla Fontana di Diana e Atteone, punto più alto del sistema idrico, dove l’acqua appare quasi completamente assente. La stessa Fontana di Eolo presenta queste problematiche: «La colorazione verdastra che si osserva altro non è che una sorta di pellicola verde che ricopre la superficie dell’acqua, fenomeno che normalmente indica una crescita eccessiva di microalghe. Questa proliferazione è favorita da tre fattori concomitanti: un eccesso di nutrienti nell’acqua, (azoto e fosforo) la stagnazione dovuta alla mancanza di ricircolo idrico, e l’intensa esposizione alla luce solare» dice Di Cosmo. Nelle vasche sono presenti specie di pesci – come carpe, persico e trote – e probabilmente anche invertebrati. C’è da dire che ad oggi il numero di pesci è diminuito particolarmente. Sta di fatto che, senza un adeguato ricambio d’acqua ossigenata e filtrata che possa diluire questi nutrienti, si creano condizioni ideali per la proliferazione delle microalghe.
Inoltre, l’area è fortemente esposta al sole, e le microalghe, essendo organismi fotosintetici, trovano in questa illuminazione abbondante un ulteriore stimolo alla crescita: «Le microalghe sequestrano l’ossigeno disciolto nell’acqua, creando condizioni di ipossia che mettono a grave rischio la sopravvivenza dei pesci e degli invertebrati». La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che alcune alghe azzurre, in particolare i cianobatteri, possono produrre tossine dannose per la fauna ittica. Per valutare appieno la gravità della situazione, sarebbe necessario identificare con precisione le specie algali presenti.

Per quanto riguarda le soluzioni, la professoressa propone un approccio articolato: «Servirebbero analisi approfondite per valutare i parametri chimico-fisici dell’acqua: ossigeno disciolto, pH, concentrazione di nutrienti. Parallelamente, sarebbe importante condurre un monitoraggio biologico, verificando lo stato della biodiversità originaria e l’eventuale presenza di specie invasive o patogeni». Sul piano operativo, la docente suggerisce una pulizia meccanica delle vasche per rimuovere le alghe in eccesso, eventuali sistemi di ossigenazione artificiale, l’introduzione di piante acquatiche con capacità filtranti. Tuttavia, senza un ripristino del normale flusso idrico dall’Acquedotto Carolino, qualsiasi intervento rischierebbe di essere solo temporaneo.
Oltre alla scarsità di precipitazioni durante l’inverno 2024-2025, che ha ridotto l’apporto idrico alle sorgenti, sembrano concorrere problemi tecnici a un bacino di regimentazione a monte, probabili perdite e prelievi abusivi lungo il percorso dell’acquedotto e lavori infrastrutturali in corso. Soprattutto i lavori di intervento straordinario, per i quali sono stati stanziati 5 milioni dal PNRR nel 2023 e che hanno consentito di avere il primo rilievo tecnico dell’Acquedotto Carolino, nei prossimi mesi garantiranno il restauro, a partire dalle sorgenti alla base del Monte Taburno fino al Torrione della cascata nella vasca di Diana ed Atteone di tutte le parti strutturali inerenti al funzionamento dell’Acquedotto, compresi i 67 torrioni e tutti i ponti in superficie, di cui conosciamo i 3 principali: Ponte Carlo III a Moiano (BN), Ponte di Durazzano (BN) e gli scenografici Ponti di Valle, simbolo dell’Acquedotto di Vanvitelli a Valle di Maddaloni (CE), a cui si aggiungono altri dieci piccoli ponti canale ad un arco man mano che il condotto si dirama lungo i diversi trafori dei monti.
La Reggia di Caserta ha inoltre fatto intervenire i Carabinieri Forestali. Sembrerebbe che il flusso d’acqua è stato parzialmente ripristinato: la cascata è tornata a scorrere, anche se con portata molto ridotta e acqua torbida.
Per garantire la qualità dell’acqua e tutelare l’ecosistema, è stato coinvolto il Dipartimento di Agraria (DIA), che sta effettuando analisi chimiche. La Direzione della Reggia ha promesso un monitoraggio costante e aggiornamenti in tempo reale per cittadini e visitatori. Resta da capire se questo sarà solo un intervento tampone o l’inizio di una nuova stagione di tutela e trasparenza.
Al momento della stesura di questo articolo, le foto qui in basso ci fanno capire che è stato istallato un tubo che dovrebbe aumentare la portata dell’acqua. Inoltre, possiamo notare come l’erba dei prati si presenti ingiallita dal caldo.

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