
Alla Reggia di Caserta è stata inaugurata una nuova panchina rossa a forma di camelia, un’installazione che non è solo un omaggio estetico, ma un monito civile su una tematica cruciale come la violenza di genere.
La cerimonia di inaugurazione, tenutasi ieri in collaborazione con la cooperativa sociale EVA e la Fondazione “Una Nessuna Centomila”, ha scelto una data densa di significato storico: il 13 maggio. Questo giorno celebra il legame tra la Reggia e la camelia, introdotta nel 1784 grazie a Maria Carolina d’Asburgo-Lorena; il ceppo originario della Rubra simplex è presente ancora oggi il Giardino Inglese.
L’opera stessa è un capolavoro di artigianato, nata da un’idea della Reggia e forgiata dalle mani del fabbro Giuseppe Mallardo. L’installazione si inserisce nella campagna nazionale #panchinerosse promossa dal Ministero della Cultura, che prevede il posizionamento di queste opere d’arte nei musei come strumenti di sensibilizzazione permanente e percorsi di cittadinanza attiva.
Il dibattito ha messo in luce il profondo significato dell’installazione e ha visto la partecipazione di numerose autorità e personalità: oltre alla prefetta di Caserta Lucia Volpe e alla direttrice della Reggia Tiziana Maffei, sono intervenute la sociologa Lella Palladino (fondatrice di EVA e vice presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila) e Alfonsina Russo (capo del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC). Presenti all’evento anche le attrici Cristina Donadio e Giovanna Sannino, da tempo impegnate attivamente nella sensibilizzazione contro la violenza di genere.
La prefetta Lucia Volpe ha spiegato come la panchina rappresenti un invito a godere della bellezza circostante, ma si pone al contempo come un monito alla cura intesa come “contraltare della trascuratezza”. Riprendendo le parole di Papa Leone durante la sua recente visita a Pompei, ha ribadito l’importanza dell’attenzione per gli spazi urbani, per le periferie e per l’ambiente, traguardi a cui tutti i cittadini devono tendere. Anche la direttrice Tiziana Maffei è intervenuta per sottolineare che la Panchina della Camelia nasce come luogo di pausa e consapevolezza, pensata per essere un simbolo di libertà e di non violenza, e un invito a vivere lo spazio pubblico all’insegna della cura e dell’incontro.
Inoltre, la panchina accoglie i visitatori dinanzi al futuro “Giardino della Camelia”. Questo spazio, di prossima apertura, ospiterà un bistrot e una tisaneria pensati proprio per l‘inserimento lavorativo di donne che stanno faticosamente uscendo da situazioni di abuso.
L’iniziativa casertana risponde a un contesto nazionale che le statistiche continuano a confermare allarmante: la violenza di genere nel nostro paese è un fenomeno strutturale radicato in una cultura patriarcale difficile da scardinare. Le statistiche del 2025 dicono che sono state 97 le donne vittime di omicidio volontario, di cui ben 62 uccise per mano del partner o dell’ex partner. Mentre dall’inizio di quest’anno, i monitoraggi indipendenti segnalano già 19 femminicidi in Italia in questi soli cinque mesi.
Il dato regionale della Campania è particolarmente critico. Qui, l’incidenza della violenza domestica e dei femminicidi è tra le più alte del Paese, aggravata spesso da contesti di marginalità sociale o dalla difficoltà di accesso a percorsi di protezione efficaci. Non è solo una questione di sicurezza pubblica, ma di “isolamento economico”: molte donne non denunciano perché prive di indipendenza finanziaria. La Panchina della Camelia non vuole dunque essere un monumento statico, ma piuttosto un invito all’incontro e alla responsabilità collettiva, uno spazio di opportunità e di sensibilizzazione.
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