
L’annunciata sostituzione dei lecci secolari della Reggia di Caserta continua a generare un acceso confronto tra istituzioni, tecnici e cittadini. Il progetto della direzione del complesso vanvitelliano, guidata da Tiziana Maffei, prevede la sostituzione di 750 alberi che compongono i due filari centrali del parco.
Secondo la direzione, la maggior parte degli esemplari sarebbe irrimediabilmente compromessa da patologie, instabilità strutturale o condizioni di degrado tali da richiedere un intervento radicale. La disponibilità dei fondi del PNRR, vincolati a tempi ristretti, spingerebbe inoltre a un’azione rapida per non perdere la finestra di finanziamento dedicata alla rigenerazione dei giardini storici.
Una lettura profondamente diversa emerge però dalle perizie indipendenti, che contestano apertamente le conclusioni tecniche su cui si basa il piano. Il consorzio universitario Benecon ha rilevato che solo il 6,9% dei lecci presenta gravi problemi fitosanitari, mentre oltre il 90% sarebbe in buona o ottima salute.
Una seconda indagine, condotta da agronomi e forestali di associazioni ambientaliste con autorizzazione della direzione del museo, ha confermato una percentuale di alberi seriamente compromessi non superiore al 10%. Anche l’agronomo Matteo Palmisani, presidente della LIPU di Caserta, dopo aver visionato un campione di piante, ha escluso condizioni di degrado estremo. Questi dati alimentano dubbi sulla proporzionalità dell’intervento e hanno spinto i comitati locali a definire negativamente, temendo la perdita dell’iconica prospettiva vanvitelliana.
Le critiche si estendono anche sul piano istituzionale. La Soprintendenza di Caserta e Benevento ha riconosciuto il progetto, ma ha avvertito che l’abbattimento massiccio comporterebbe una significativa “perdita dei valori storici e paesaggistici”, raccomandando una sostituzione graduale e diluita nel tempo. Il Comitato tecnico-scientifico del Ministero della Cultura ha espresso un parere favorevole di principio, ma ha insistito sull’impatto ambientale dell’operazione, suggerendo un cronoprogramma più lungo, almeno 18 mesi.
Preoccupazioni arrivano anche dal territorio politico: il deputato Lega Gianpiero Zinzi ha chiesto al Ministero della Cultura chiarimenti, sottolineando i rischi per l’immagine del sito e per la qualità dell’aria in una zona densamente abitata, vicina a scuole e all’ospedale.
In questo quadro, l’Ordine degli agronomi e forestali propone l’istituzione di un tavolo tecnico permanente per verifiche più approfondite e soluzioni condivise. Ma resta forte il timore che i tempi imposti dal PNRR possano prevalere sulle esigenze di tutela di un patrimonio storico e naturalistico unico.
La controversia, oggi più che mai, mette a confronto due priorità: da un lato la necessità di preservare sicurezza e funzionalità del parco, dall’altro la difesa dell’integrità storica e ambientale della Reggia.
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