
La battaglia interna tra il Pd nazionale e quello campano, che da dieci anni governa la regione con Vincenzo De Luca, sembra essere finita. In vista delle elezioni regionali, che dovrebbero tenersi tra il prossimo autunno e la primavera del 2026, gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da continui battibecchi, scaramucce e attacchi colmi di veleno tra la segretaria Elly Schlein e colui che l’opinione pubblica ha nel tempo soprannominato “lo sceriffo”.
Al centro della contesa il tanto agognato terzo mandato, per il quale il governatore, sfruttando il precedente di Luca Zaia in Veneto, lo scorso 5 novembre ha fatto approvare dal Consiglio regionale una proposta di legge in merito. Tuttavia, a distanza di quasi un anno e dopo la “mazzata” ricevuta dalla Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale una legge regionale che voleva sfruttare un cavillo per aggirare il divieto imposto dalla legge quadro nazionale n. 165 del 2004 alla terza elezione consecutiva, De Luca ha dovuto tirare i remi in barca rispetto al sogno del potere infinito, ma non l’ha fatto a costo zero.
Venerdì mattina gli inserti locali dei principali quotidiani nazionali hanno aperto con la seguente notizia: “De Luca-Schlein – Verso l’accordo per Fico candidato” (Corriere del Mezzogiorno); “Regione, De Luca ‘sdogana’ Fico ‘modello Napoli’ in Campania” (La Repubblica Napoli). Mercoledì sera, scrivono i giornali, c’è stato un incontro a Roma tra i due esponenti probabilmente più forti e in voga del Partito Democratico, durante il quale tanti sono stati gli argomenti affrontati: in primis, quello di correre insieme e non separati verso la conquista delle prossime elezioni, con l’intento di battere ancora una volta la destra in Campania;
in secondo luogo, la scelta del candidato più congeniale allo schieramento progressista (ma De Luca avrebbe accettato che non sarà sua l’ultima parola sul nome) e la richiesta da parte dell’attuale governatore di continuare progetti e programmi intrapresi fino ad oggi, soprattutto per quanto riguarda settori come la sanità. Se fino a poche settimane De Luca aveva bollato come “stupidaggini” le dichiarazioni sull’inceneritore di Acerra da parte di Roberto Fico, oggi non sembrano esserci veti sull’ex presidente della Camera dei Deputati come candidato per il centrosinistra, al momento nome piazzato in pole position. A patto, però, di alcune garanzie, tra cui l’ottenimento di un ruolo politico prestigioso per il figlio Piero all’interno della segreteria dem.
È questo il punto che dovrebbe lasciare basiti: la scorciatoia ed i ricatti posti sul tavolo per l’erede del presidente. Per i grandi quotidiani italiani si tratta di un elemento che questa mattina è passato tranquillamente in sordina, addirittura inserito nel catenaccio dei pezzi, senza un’analisi o un commento critico. Noi vogliamo invece metterlo in evidenza. Il compromesso su Piero De Luca, membro della Camera dei Deputati in quota Pd, è un fatto preoccupante e destabilizzante per tutti coloro che hanno intrapreso la sua stessa carriera politica, ma che magari non hanno “l’aggancio di prestigio” ai piani alti.
È un fatto che sconforta, che tira un pugno alla sola meritocrazia e che non può non influire sulla fiducia nei confronti della classe dirigente odierna. Oggi, purtroppo, le cose vanno così, ma è compito e lavoro di un giornalista renderle note e aprire una finestra di analisi sulla questione. Anche se non tutti lo fanno.
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