
Edmondo Cirielli è il candidato della coalizione di centrodestra per le elezioni regionali in Campania. 61 anni, è deputato nazionale ininterrottamente dal 2001, ricoprendo incarichi di rilievo come presidente della Commissione Difesa e questore della Camera; dall’ottobre 2022 è Viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nel governo Meloni.
Il suo percorso inizia con la frequenza della Scuola Militare Nunziatella di Napoli, per poi diventare ufficiale dei Carabinieri, arma in cui ha raggiunto il grado onorifico di Generale di Brigata in ausiliaria. La sua carriera politica è cominciata negli anni ’90 con Alleanza Nazionale, con cui fu eletto consigliere regionale in Campania. È stato Presidente della Provincia di Salerno dal 2009 al 2012. Nel 2012 è stato tra i fondatori di Fratelli d’Italia, di cui è membro dell’Ufficio di Presidenza e, da gennaio 2018, Coordinatore della Direzione Nazionale di Fratelli d’Italia. Oltre ai tre partiti nazionali che costituiscono il nucleo principale della coalizione, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, il candidato può contare sul supporto di Noi Moderati. A queste si aggiungono forze di area centrista come Unione di Centro (UDC) e Democrazia Cristiana con Rotondi, oltre a una lista civica personale, Cirielli Presidente, e la lista Pensionati e Consumatori, che rappresenta le istanze di categorie specifiche.
Lo abbiamo incontrato all’interno di una masseria nell’area di Capua, circondati da una distesa di verde. Abbiamo posizionato due sedie difronte alla camera e il Viceministro non si è sottratto alle domande, nonostante le numerose persone in sua attesa. Il tono d’opposizione è netto e molta della retorica si concentra sull’evidenziare le inefficienze della gestione regionale di centrosinistra, con numeri e dati incontrovertibili. Anche in questo caso, manca il ricorso a punti programmatici precisi, sintomo di un’intenzione irruenta di cambiare rotta, senza entrare nel dettaglio di proposte su come attuare il cambiamento.


«La Campania è una grande regione, la seconda regione d’Italia per dotazione di fondi nazionali. Il governo ha stanziato tantissimi miliardi di euro in questi tre anni. È una regione che ha un grande passato, senza voler scomodare la Magna Grecia, vale la pena ricordare gli appellativi di Campania Felix o i primi nuclei industriali del Regno dei Borboni. Anche nel dopoguerra la regione ha avuto un ruolo importante nello sviluppo economico, particolarmente nel boom economico. Negli ultimi dieci anni, invece, c’è stato un fortissimo declino: ben 300mila giovani sono emigrati; la sanità è ormai ultima in Italia; abbiamo i dati peggiori come occupazione, da quella femminile alla giovanile, così come migliaia di famiglie a rischio povertà. E non lo dice Cirielli che è candidato del centrodestra, bensì Eurostat, cioè l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea. Il nostro scopo è far rialzare la Campania, perché i fondi ci sono».
«Immaginate i fondi europei di sviluppo regionale, quelli che servirebbero alle infrastrutture, che negli anni di governo della Regione Campania attuale sono stati impegnati solo per il 14%, di cui solo il 4% sono stati spesi. In un anno bisogna fare un lavoro straordinario. Per quanto riguarda il Fondo Sociale Europeo in una delle regioni che, come abbiamo detto, ha più problemi di povertà e di disoccupazione, solo il 30% è stato impegnato e solo il 16% rendicontato: è stato un disastro totale. Noi siamo convinti che con i fondi messi a disposizione, anche dall’accordo di coesione dal governo Meloni, sia per l’America’s Cup, per gli interventi sulla Terra dei Fuochi, per il bradisismo, per il decreto sicurezza, per la ZES unica che ha rimesso in moto l’economia del Sud e in particolare della Campania, la regione può fare la differenza. La Campania può tornare grande, ha i soldi, ma bisogna saperli spendere. Bisogna avere voglia di creare trasparenza e meritocrazia. Bisogna avere coraggio e un progetto di sviluppo che in questi dieci anni è mancato. Sento promesse per i prossimi anni da parte di chi ha governato fino ad ora. Le stesse persone dovrebbero dirci che cosa hanno fatto. Certamente, chi è causa del problema non può risolverlo».
«Il candidato presidente del centrosinistra ha visitato un centro di immigrati a Castel Volturno. Io cercherò di organizzare una visita alla stazione dei Carabinieri e a quelle delle forze d’ordine, perché credo che in questo momento dobbiamo far sentire la vicinanza a chi rischia la vita e la propria incolumità fisica per difendere la nostra sicurezza, per difendere la nostra libertà. Certo, gli immigrati che sono qui legalmente e che lavorano dando un contributo devono essere trattati con la massima dignità, ma se si favorisce l’immigrazione clandestina e ci sono tantissimi disperati, non riesci neanche ad aiutare e a trattare bene quelli che hanno tutti i diritti perché lavorano; parlo di quelli che fanno il loro dovere, cercano di integrarsi e danno anche un contributo allo sviluppo economico. Si tratta di un tema da affrontare con intelligenza, ma anche con molto pragmatismo negli interessi dei cittadini italiani, che devono avere un vantaggio dall’immigrazione. E, aggiungo, negli interessi degli stessi immigrati regolari, che non devono finire in un calderone dove non si distingue chi delinque e chi si comporta bene».
«Precisamente circa 300mila giovani nei dieci anni targati PD-Cinque Stelle hanno lasciato la Campania. Io non sono contrario al fatto che i giovani facciano esperienza all’estero. Attualmente sono Viceministro degli Esteri, quindi ho visto quanti giovani studiano e lavorano fuori dai confini nazionali. L’importante è che ci sia la possibilità del ritorno. L’ho detto anche precedenza: in Campania solo il 30% dei fondi è stato impegnato. L’idea è creare borse di lavoro per chi ritorna, per chi vuole mettere a disposizione della sua terra l’esperienza maturata lavorando all’estero, dando un contributo fondamentale alla rinascita della propria terra».
«Il governo nazionale ha puntato molto sull’agricoltura, ma anche sul commercio estero. Le regioni possono fare di più, hanno grandi potenzialità e tanti fondi a disposizione stanziati dall’Unione europea e dal governo nazionale. Da questo punto di vista, insieme alle singole categorie, ci metteremo al lavoro perché non possiamo immaginare da soli, in maniera autoreferenziale, con la cultura collettivista e dirigista tipica di certe sinistre, di dire quello che si deve fare. Dobbiamo farlo insieme al comparto agricolo, del turismo, al comparto della produzione di alta qualità, della moda e dell’agroalimentare».
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