
A poche settimane dal voto che segnerà il destino della Campania per i prossimi cinque anni, è necessario fare chiarezza sul sistema elettorale che vige nella regione e fornire ai cittadini tutti gli strumenti utili per non commettere errori. Alle elezioni (locali, regionali o nazionali che siano) accade spesso che gli scrutatori, ovvero i soggetti addetti allo scrutinio delle preferenze, si ritrovino a fare i conti con centinaia di schede elettorali nulle o mal compilate. Succede soprattutto perché gli spazi informativi volti a fare da guida sono pochi e non di facile accesso per alcune fasce della popolazione. Un esempio può essere il connubio social-network/anziani, o quello dell’informazione televisiva, a volte impreparata e insufficiente a fare da monito sulla questione. Il sistema elettorale campano non ha un nome specifico, ma la regione del Mezzogiorno usa un “proporzionale con premio di governabilità e voto disgiunto”.
Domenica 23 e lunedì 24 novembre i cittadini campani saranno chiamati ad eleggere il nuovo governatore e tutti i componenti del prossimo Consiglio regionale. In Campania, così come in altre regioni d’Italia, vale il voto disgiunto: oltre a votare un candidato presidente e una delle liste della sua coalizione, è possibile anche l’opzione B, cioè optare per una lista non necessariamente associata al candidato presidente che si sceglie. Dopo aver effettuato queste due scelte (presidente e lista/partito), si potranno selezionare al massimo due candidati consiglieri facenti parte della stessa lista, necessariamente un uomo e una donna. La soglia che una lista/partito deve raggiungere per accedere alla ripartizione dei seggi in Consiglio regionale è fissata al 2,5%, altrimenti sarà esclusa. La percentuale sarà data dalla somma dei voti che ogni gruppo con lo stesso simbolo avrà ottenuto in ogni singola provincia, quindi in tutta la regione. I seggi da assegnare sono 50, ripartiti seguendo un sistema proporzionale sulla base di liste circoscrizionali che corrispondono alle province di Napoli, Caserta, Salerno, Benevento e Avellino. Per quanto riguarda il riparto specifico dei seggi, essi si assegneranno prima in base ai voti delle singole coalizioni, garantendo il premio al vincitore (se lo schieramento del presidente eletto non arriva al 60% dei seggi, avrà comunque accesso a 30 seggi su 50); poi tra i gruppi di liste all’interno della coalizione e, infine, all’interno di ciascuna provincia, alle liste provinciali e i candidati con più preferenze.
Tra i pro del sistema elettorale della Campania c’è sicuramente il pluralismo: la soglia di sbarramento al 2,5% non è altissima, consentendo l’accesso a piccole forze politiche ma filtrando i simboli nati all’ultimo minuto. Da elencare, tra i punti positivi, anche la sicurezza per il secondo candidato presidente più votato di accedere in Consiglio regionale. Dall’altra parte, uno dei limiti principali potrebbe essere proprio il premio dato alla coalizione vincitrice, trasformando un ipotetico 40-45% di preferenze nel 60% dei seggi. Inoltre, come già detto, la soglia regionale di gruppo al 2,5% si misura sommando i voti in tutta la Campania. Questo significa che se un simbolo è forte solo in una provincia ma debole altrove, rischia l’esclusione nonostante buoni risultati locali. Altro limite è la tendenza a formare “coalizioni contenitore”: il premio garantito al vincitore spinge alleanze costruite più per convenienza elettorale che per coerenza politica.
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