
Uno spettro si aggira per l’Italia, è lo spettro dell’astensionismo. In uno scenario politico italiano storicamente instabile e volatile nelle sue percentuali, l’unica costante degli ultimi anni sembra essere quella dell’elettorato che sceglie di non recarsi alle urne. Il numero degli astensionisti aumenta difatti in modo esponenziale in ogni tipologia di elezioni. Un primo esempio è ovviamente quello delle elezioni politiche, emblematico a modo suo per inquadrare la portata del fenomeno in continua crescita: alla visione del dato di affluenza alle ultime elezioni politiche del 2022, tutti gridarono alla vergogna. Riguardare quel dato oggi, nel 2025, vuol dire però leggere una percentuale del 64%, praticamente un’utopia se consideriamo i dati di affluenza che si susseguono nelle ultime elezioni locali. Prendiamo, per l’appunto, il caso delle elezioni regionali degli scorsi mesi.
In principio ci furono le Marche, che il 28 e il 29 settembre hanno visto un calo di 9,74 punti percentuale rispetto a 5 anni fa, attestandosi ad un’affluenza del 50%. Una regione letteralmente spaccata in due, tra chi ancora trova una valida ragione per andare a votare e chi si rifiuta di farlo.
È stato poi il turno della Calabria, che incredibilmente ha subìto un calo di un solo punto percentuale rispetto alle passate elezioni. Un buon risultato rispetto alla tendenza disastrosa, direte voi. Peccato che il motivo risiede nel fatto che già 4 anni fa il dato era stato disastroso: 44% di affluenza nel 2021, sceso al 43% lo scorso mese.
Completa il trittico di elezioni svoltesi in 3 settimane consecutive la Toscana. Qui il tornado dell’astensionismo ha travolto in pieno l’elettorato della regione, che ha presentato uno dei risultati più disastrosi di sempre. 62% di affluenza nel 2020, 47% nel 2025. Un calo del 15%, dato a dir poco agghiaccianti.
Le cause del fenomeno sono varie e non è di certo questa la sede per affrontarle, ma la disillusione generale del popolo verso la politica è un fattore che riassume abbastanza esaustivamente la questione. Ora la domanda è una sola: la Campania sarà l’ennesima vittima dello spettro dell’astensionismo?
L’ultimo dato utile che ci offre la Campania sulle elezioni regionali non ci aiuta molto in una eventuale previsione dell’affluenza alle prossime, poiché il dato è “falsato”. Nel 2020 le elezioni hanno visto un’affluenza del 55%, addirittura in aumento di 3 punti rispetto a quelle del 2015. Com’è possibile un unicum del genere? La Campania non sfuggiva di certo al trend dell’astensionismo, dato che nel 2015 c’era stato un calo dell’11% di affluenza rispetto a 5 anni prima.
Come si spiega, quindi, quel colpo di reni improvviso? La risposta è duplice. Innanzitutto, in quello specifico periodo, in piena emergenza Covid, De Luca godeva di un appeal che pochi personaggi politici, per non dire nessuno, possono vantare di avere nella Terza Repubblica. Il presidente uscente era nella fase in cui le dirette Facebook di aggiornamento sullo stato della pandemia facevano il giro del paese, acquisendo molto consenso col suo deciso pugno duro su chi non rispettava le norme di prevenzione e di sicurezza.
Ma il fattore più decisivo fu sicuramente il pesante election day che si presentò in quell’occasione. Le regionali del 2020 coincisero infatti col referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari e con le elezioni amministrative in ben 85 comuni campani. Alla luce di tutto questo, è davvero difficile scommettere su quale sarà il risultato cui ci troveremo dinanzi il 24 di questo mese. Non è da escludere un pesante flop sull’affluenza, soprattutto considerando le coalizioni formatesi.
La statistica ci dice, infatti, che l’astensionismo colpisce molto più la sinistra, e colpisce molto di più nei casi di “ammucchiate”. Come visto in Toscana, i bacini tradizionali dei partiti vengono meno quando questi formano coalizioni eterogenee, come nel caso campano. Discorso che vale particolarmente per il Movimento 5 Stelle. Certo, qui il discorso potrebbe essere diverso, avendo a capo della coalizione proprio un esponente dei pentastellati. Tante premesse, alcune discordanti, che creano, dunque, una scommessa al buio.
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