
In vista delle prossime elezioni regionali in Campania, che si terranno domenica 23 e lunedì 24 novembre, abbiamo ospitato in redazione Marco Esposito, giornalista e candidato indipendente, nella circoscrizione di Napoli, all’interno della lista Alleanza Verdi-Sinistra, a sostegno di Roberto Fico. Esposito ha alle spalle anni di esperienza sul tema del federalismo fiscale e sulle differenze tra Nord e Sud per quanto riguarda diritti e servizi garantiti ai cittadini, di cui il giornalista parla a fondo nel libro “Zero al Sud – La storia incredibile (e vera) dell’attuazione perversa del federalismo fiscale“, pubblicato nel 2018.
«Perché da giornalista ho raccontato le cose che non andavano, ma la politica mi ha seguito poco. Credo che serva una politica più diretta, quindi ho maturato questa scelta».
«Punto molto sull’energia. La Campania aveva delle società che producevano elettricità, tra cui la Volturno e la SME, Società Meridionale Elettrica, ma le ha perse, diventando oggi terreno di conquista da parte di società appartenenti a comuni del nord, come Milano, Brescia, Bologna, Torino e così via. È successo perché c’è stata la liberalizzazione. Tuttavia, possiamo ancora recuperare la nostra capacità di produrre e distribuire energia con la Volturno, una società che si occupa di trasporto, ma che è stata autorizzata a fare energia, che rientra al 100% nella Regione Campania. Questo significa emettere delle bollette che paghi al tuo territorio, probabilmente anche più economiche, perché con la produzione di energia pulita il margine di guadagno è tale che consente di risparmiare o di non far arricchire il comune di Milano o quello di Brescia».
«C’è una cosa da difendere, ovvero quella degli asili nido, una grande vittoria. Dal 2027 ci saranno i soldi per finanziare 143mila nuovi posti di asili nido, di cui 32.431 in Campania. Confido che nessun governo abbia il coraggio di togliere il miliardo e 100 milioni di euro destinato alla misura. Va fatto molto altro: per esempio, a scuola c’è ancora la regola che se non hai la mensa scolastica, questa non ti tocca; sugli assistenti sociali c’è ancora la regola che, se ti sei arrangiato finora, ti continui ad arrangiare. Bisogna quindi continuare quella battaglia che, grazie a Zero al Sud, in parte è stata vinta».
«L’autonomia differenziata è nata come progetto più di dieci anni fa. Nel tempo si è trasformata in una differenziazione dei servizi e dei salari per attrarre più giovani dal Sud. È un progetto sbagliatissimo, che però il governo, subito dopo il voto del 23 e 24 novembre, vuole portare a dama con preaccordi da firmare con il Veneto, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria. Si tratta di intervenire in materie fondamentali, dalla protezione civile alla sanità, fino alla previdenza integrativa. È un progetto da fermare, con un Sud che spieghi a tutti che non possiamo frantumarci, non possiamo frantumare i servizi, perché andremmo tutti a sbattere rapidamente».
«Molto di più. De Luca ha capito un po’ la trappola nella sanità e si è battuto con qualche risultato, modesto, ma comunque ogni risultato va rispettato per migliorare il riparto del fondo sanitario. Ma, per esempio, sull’assistenza sociale, dove poteva fare ricorso, non ha fatto nulla, quindi serve molto più impegno. Altra cosa importante: le regioni del Sud devono fare rete fra di loro. Non si può andare alla conferenza Stato-Regioni di Roma e non sapere nemmeno cosa pensano Puglia, Sicilia e Calabria. Così facendo vieni sconfitto».
«Le potenzialità si stanno evidenziando molto di più. Ritengo che sia merito della disintermediazione dell’informazione: quando Napoli era raccontata dai grandi soggetti informativi, i quali parlavano di una Napoli bellissima, dove però bisognava stare attenti, prevaleva il messaggio negativo; da quando invece le persone documentano visite e soggiorni nel capoluogo attraverso i nuovi strumenti digitali come i social network, il messaggio che passa è positivo. Ecco, la città ha avuto una crescita molto forte da quel punto di vista, tanto che adesso ci preoccupiamo giustamente dell’overtourism. Quando ero ragazzo, i turisti si vedevano solo in partenza per le isole di Capri e Ischia».
«Il Comune di Roma ha un unico sistema di trasporti, in cui la rete metropolitana e quella degli autobus è pensata da un unico soggetto. Noi, invece, abbiamo ancora una barriera, per cui la metropolitana fa un giretto soltanto all’interno del singolo comune, piccolissimo rispetto all’insieme della città metropolitana, e i collegamenti tra i vari comuni esterni alla città sono scadenti, soprattutto se parliamo di orari. Tutto questo costringe quindi a prendere l’automobile. Il progetto è dare alla città metropolitana, intesa in senso ampio, un’unica regia di trasporti».
«Cosa fare ce l’ha detto con chiarezza l’Europa, con una sentenza che bisogna semplicemente ottemperare, prima di tutto sulla trasparenza. Il governo, nelle sue varie articolazioni nazionale e locale, non ha fatto capire ai cittadini fino in fondo quale fosse il rischio. Non abbiamo ancora sufficiente trasparenza sui registri tumori, una cosa che va assolutamente fatta; poi ci sono le bonifiche da fare, e non possiamo far finta che sia un problema di nessuno. È una cosa che riguarda tutto il Paese e va affrontata collettivamente».
«Percepiamo lo scoraggiamento, però non ci sono liste bloccate. Ci saranno tantissimi candidati che non piacciono, ma in totale sono mille candidati nella Regione Campania e ciascun territorio avrà sicuramente delle persone di qualità da andare a scegliere. Il messaggio però è questo: stiamo entrando in una fase nuova dell’Italia in cui la crisi demografica, che finora abbiamo considerato un problema lontano, sta diventando drammatica. Al Nord sono convinti che i giovani del Sud siano ancora tantissimi, ma non è così. Ce li verranno a rubare uno alla volta, andranno in scuole dove percepiranno una borsa di studio. Ecco, se l’Italia entra in questa fase di rubamazzetto, cioè per esempio andare a prendere gli infermieri dalla Calabria per tenere aperti gli ospedali delle Marche o dell’Emilia-Romagna, falliremo tutti, perché i servizi già sono precari. Abbiamo bisogno invece di regioni che facciano squadra insieme al governo e dicano: “Ok, dato che questi sono i problemi usciamone fuori insieme”. Se andiamo a svuotare le aree interne o il Mezzogiorno, la crisi dell’intero Paese verrà acuita».
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