
Il Registro dei tumori è un archivio sistematico e continuo che raccoglie informazioni su tutti i nuovi casi di tumore diagnosticati in un determinato territorio. I registri sono essenziali per comprendere l’andamento delle neoplasie nella popolazione, valutare l’efficacia delle politiche sanitarie e orientare la ricerca scientifica. La loro attività contribuisce significativamente alla prevenzione, diagnosi e trattamento dei tumori, migliorando la salute pubblica a livello locale e nazionale.
Il governatore campano, Vincenzo De Luca, aveva promesso che il registro tumori della regione sarebbe stato pubblicato e aggiornato di continuo. Ma, dopo ben dieci anni di mandato, così non è stato. Dopo diverse sollecitazioni, durante una conferenza stampa di novembre 2024, De Luca aveva dichiarato: ”Per quanto riguarda il registro tumori abbiamo deciso di riprendere. C’è stata qualche battuta d’arresto: non tutte le strutture hanno seguito in maniera puntuale il caricamento dei dati. In queste ore avremo una riunione con tutti per rilanciare anche questa tematica. […] Il registro tumori è uno strumento davvero importante per controllare l’evoluzione del fenomeno su tutto il territorio regionale. Anche da questo punto di vista, in tempi brevissimi, avremo un risultato di eccellenza”.
Nelle province di Napoli e Caserta si registra un aumento costante delle malattie cronico-degenerative. Il legame con lo smaltimento illegale dei rifiuti nella “Terra dei Fuochi” continua a non trovare un’adeguata risposta politica. Inoltre, va sottolineato che la Campania, pur essendo la regione con la popolazione più giovane d’Italia, riceva meno fondi pro capite dal Fondo Sanitario Nazionale. Studi recenti indicano come l’inquinamento sta influenzando la fertilità, portando la regione verso tassi di natalità tra i più bassi del Paese.
I campani necessitano di un registro tumori aggiornato sia per capire meglio la situazione ambientale di cui sono vittime, sia perché hanno bisogno di un’adeguata prevenzione. Mentre da una parte De Luca celebra i suoi risultati, indubbiamente reali, sui conti pubblici, affermando di aver ridotto di due miliardi i debiti ereditati e sottolineando che tutte le Asl regionali sono oggi in attivo o in equilibrio, dall’altra parte c’è da tenere in conto che emergono criticità sistemiche sempre più evidenti in ambito sanitario. In Campania ci sono ottimi medici specializzati nei tumori, capaci di usare cure moderne e molto efficaci. Manca però un sistema di prevenzione ben organizzato, e questo rende tutto meno efficace. I Dipartimenti che si occupano di prevenire le malattie hanno pochi lavoratori e poche risorse, rendendo difficile raccogliere e aggiornare i dati su quante persone si ammalano. A ciò si va a sommare la maldistribuzione delle stesse risorse: per esempio, alcune delle cure oncologiche più avanzate sono concentrate ad Avellino, mentre le province di Napoli e Caserta registrano la maggiore incidenza di tumore al polmone. In questo modo, le risorse rischiano di non andare dove servono davvero. Un altro nodo complesso ed importante è rappresentato dai costi delle terapie oncologiche. La Campania spesso anticipa le altre regioni nell’acquisto di farmaci, ma la trasparenza sulle cifre resta limitata. I cittadini non conoscono né il dettaglio né l’efficacia comparata di tali investimenti. Inoltre, le terapie oggi riescono a cronicizzare molte malattie gravi, ma questo genera costi esponenziali e duraturi. I pazienti restano in cura per anni, a vantaggio di case farmaceutiche.
Un sistema sanitario che eccelle nella cura, ma fallisce nella prevenzione, si espone a uno squilibrio crescente. La qualità clinica, in assenza di dati e controllo ambientale, rischia di diventare insostenibile. Un paradosso lucido e pericoloso, in cui l’efficienza genera collasso.
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