
Emergono i risultati sull’esperimento della settimana corta, anche detta 4DayWeek, ossia la riduzione della settimana lavorativa a 4 giorni. Numeri importanti i quali dipingono un quadro positivo di questa iniziativa sia per aziende che per dipendenti. Analizziamo i risultati in questo approfondimento.
Partiamo con ordine: a partire dal 2022 inizia a nascere l’esigenza di ridurre la settimana lavorativa da 6 a 4 giorni. Diverse aziende di diversi stati iniziano ad adottarla, chi come esperimento e chi, come il Belgio, inizia a trattare il tema a livello normativo. Le ragioni per cui si inizia ad adottare tale sperimentazione sono molteplici: partendo dalla volontà di dare un equilibrio alla vita privata dei dipendenti, l’esigenza di migliorare le condizioni lavorative fino alla ragione, sicuramente più importante, legata alla salute mentale dei dipendenti e quindi ridurre lo stress ed i burnout. In merito a quest’ultima tematica, i dati sono agghiacianti: secondo uno studio condotto da Gallup, su 7500 lavoratori il 23% di essi ha avvertito sintomi da burnout ogni volta che sono a lavoro, con un altro 44% che le avverte con elevata frequenza. Ancora, il 63% dei lavoratori che soffrono di burnout sono più propensi ad assentarsi dal lavoro.
E così nel 2022 tra le diverse aziende del mondo che adottano la settimana corta vi sono bene 61 aziende del Regno Unito. Di esse ben 56 continueranno con l’esperimento, mentre ben 18 aziende l’hanno adottata in modo definitivo, non più come esperimento. Un autentico successo per il 92% delle aziende, stress ridotto del 39% mentre il 71% aveva livelli di burnout nettamente ridotti. In questo modo, le aziende sono riuscite a raggiungere gli obiettivi prefissati dall’esperimento, riuscendo a far raggiungere ai dipendenti quell’equilibrio necessario tra lavoro e vita privata. Nessun’azienda ha registrato un calo della produttività, questo perché ridurre i giorni lavorativi non significa né lavorare né produrre meno. Ridurre la settimana lavorativa, al contrario, può incrementare la concentrazione e l’efficienza lavorativa. Non solo, perché la settimana corta potrebbe essere vista come un modo per distribuire il lavoro disponibile tra più persone, riducendo il tasso di disoccupazione e riducendo le disuguaglianze economiche.
L’Italia, in tal senso, è ancora indietro, essendo poche le aziende ad adottare la settimana corta. Pioniere è stata IntesaSanPaolo la quale afferma che i dipendenti «settimana corta di 4 giorni da 9 ore lavorative a parità di retribuzione, su base volontaria e compatibilmente con le esigenze tecniche, organizzative e produttive della Banca, senza obbligo di giorno fisso». A seguire, Lavazza, Lamborghini che prevede la riduzione della settimana lavorativa a 33 ore e mezzo dopo un accordo con i sindacati e, concludendo, Luxottica. Grandi aziende che portano avanti una grande iniziativa. In Italia, tuttavia, si registra ancora l’assenza di un’iniziativa legislativa circa la riduzione della settimana lavorativa. Il leader dei 5 Stelle, Giuseppe Conte presentò nel 2023 una proposta di legge. Proposta alla quale, tuttavia, non è stata data un seguito.
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